L’EUROPA TRADISCE SE STESSA | 10 Marzo 2016

L’idea inaccettabile di una «Turchia europea»

L’accordo UE sui migranti e l'inammissibile accelerazione dell’ingresso della Turchia. Come possono i governi accettare l’idea di un 29° paese membro che calpesta i diritti, ed è lontano anni luce dalle tradizioni e garanzie civili che fondano l’Europa?

di LUCA PIACENTINI

La debolezza delle Unione Europea di fronte alle pretese della Turchia dovrebbe preoccupare i cittadini. Basta la minaccia turca di lavarsene le mani sul problema dell'immigrazione, per stravolgere il volto politico, culturale, economico di un continente? 

Per avanzare pretese irricevibili, il premier turco approfitta della debolezza politica di Angela Merkel, costretta a mostrare i muscoli nella speranza di un risultato da offrire alla propria base elettorale che domenica sarà chiamata al voto in tre difficili Lander. Non si tratta tanto del raddoppio del denaro richiesto (da 3 a 6 miliardi di euro) per impegnarsi in modo efficace nel frenare o reindirizzare i flussi del profughi, obiettivi comunque controversi per come sono presentati nell’intesa Ue-Turchia, che suscitano pesanti dubbi di legittimità sul piano del diritto internazionale. Le richieste che andrebbero cassate tout court sono piuttosto legate all'accelerazione per l'ingresso nell'Unione Europea, come la riapertura dei negoziati congelati e l’eliminazione del visto ai cittadini turchi già a partire dalla prossima estate. 

E la repressione dei curdi? La libertà di informazione calpestata? Gli attacchi all’opposizione? Il muro innalzato da Ankara per bloccare i siriani che scappano dalla guerra? Dove è finita l'Europa delle minoranze? Dove sono a Bruxelles i paladini della democrazia pronti a combattere le discriminazioni? 

Il principale giornale di opposizione Zaman è stato commissariato per ordine della magistratura: sgomberato e trasformato in una sorta di organo di informazione statale. Rimossi i vertici, cambiata la linea editoriale. La testata è controllata da Fethullah Gulen, nemico politico numero uno del presidente Recep Tayyip Erdogan e ora accusato di terrorismo. 

L’attacco alla libertà di informazione che coinvolge Zaman non è un caso isolato. Sull’ultimo numero il settimanale tedesco Die Zeit riprende il caso del direttore di Cumhuriyet, Can Dundar, finito in manette insieme ad un collega per avere denunciato il presunto coinvolgimento di Ankara nel traffico di armi al confine siriano attraverso un’inchiesta pubblicata sul giornale di opposizione. 

Ovvio: il governo turco non ammette di avere violato la libertà di stampa. E formalmente le accuse nelle due vicende esulano dall’ambito giornalistico. I giornali locali riportano accuse di terrorismo a Gulen, spionaggio e propaganda terroristica a Dundar. Le due vicende hanno suscitato grande allarme tra i governi occidentali e gli osservatori internazionali. Ma non sembra che i richiami al rispetto delle libertà fondamentali abbiano impensierito Erdogan. 

Abbiamo scritto più volte quanto sia essenziale la libertà di informazione garantita ad una democrazia reale. Formalmente Istanbul è una Repubblica parlamentare, ma il sultano di Ankara la gestisce comprimendo troppo spesso e, pericolosamente, i diritti fondamentali. 

Come fanno notare alcuni analisti, probabilmente la stessa svolta autoritaria di Erdogan (dopo le iniziali riforme) segnala che ad Ankara dopotutto non interessa davvero entrare in Europa. Al presidente turco premerebbe piuttosto rimanere al potere il più a lungo possibile. Sarebbe questo il senso del braccio di ferro con l’UE. Ciò non toglie che l’idea stessa di una ‘Turchia europea’ vada rifiutata tout court. E che l’iter congelato dovrebbe essere definitivamente respinto insieme alle richieste collegate, riformulate sull’onda dell’emergenza profughi. 

In Turchia ci sono più di 90 milioni di abitanti, praticamente tutti musulmani. In una ‘Ue-turca’ a 29 membri, questi cittadini turchi dovrebbero essere rappresentati nella plenaria di Strasburgo e nelle altre istituzioni di Bruxelles. Quanto peserebbe Ankara secondo l'attuale sistema di voto? Che conseguenze avrebbe su tradizione, cultura e politica europea? L’impatto sarebbe enorme. Neppure sono immaginabili tutte le implicazioni. Come possono i nostri governanti accettare anche solo l’idea di stravolgere l’Unione Europea per accogliere un paese così lontano dalle garanzie istituzionali, civili, politiche e culturali che la fondano?


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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