SCONTRI DI PIAZZA | 28 Agosto 2017

L'immagine distorta del Belpaese

Piazza Indipendenza a Roma, i profughi resistono allo sgombero della polizia. La Boldrini e la sinistra s'indignano legittimando l'immagine di un paese senza regole

di ROBERTO BETTINELLI

Gli scontri di piazza Indipendenza a Roma hanno indubbiamente dato uno spettacolo poco edificante del Paese. Non dovrebbe mai accadere. Ma a maggior ragione non dovrebbe accadere in un periodo di vacanza minando il turismo, uno dei rari pilastri del nostro Pil.

L’estate del 2017 ha registrato afflussi record riportando l’Italia in cima alle classifiche continentali delle presenze superando la Francia e tallonando la Spagna. Ma è innegabile che i flussi dei visitatori, come dimostra il crollo di Turchia ed Egitto a causa del terrorismo, considerano la sicurezza una priorità.

La presidente della Camera Laura Boldrini, davanti alle immagini degli idranti e dei profughi eritrei che reagivano lanciando sassi e bottiglie contro gli agenti, ha dichiarato che «la violenza gratuita dà una pessima immagine» accusando la polizia e riferendosi ai danni sul versante della credibilità internazionale. Ha anche aggiunto che «è giusto sgomberare gli edifici occupati ma in un’ottica di condivisione».

Si tratta di giudizi che necessitano una riflessione. Se il centinaio di stranieri accampati in una delle piazze centrali della capitale avesse seguito gli agenti negli spazi assegnati dal comune, certamente, non ci sarebbe stata nessuna scena di guerriglia urbana. Ma i profughi, invece di obbedire, hanno opposto resistenza sfidando le forze dell’ordine che avevano un compito assolutamente ragionevole: liberare la piazza da un assembramento illegale e pericoloso. Il continuo utilizzo di bombole di gas, viste anche le alte temperature estive, poteva scatenare facilmente roghi e incendi.  

Se è vero che i drammatici filmati dello di sgombero non contribuiscono ad eleggere Roma come una città sicura dove svolgere le proprie vacanze in tutta serenità, è altrettanto vero che non si possono lasciare spuntare come funghi i campi profughi. Tanto più nella città che ha il compito di rappresentare l’Italia nel mondo in un periodo di massima visibilità. Il capo della polizia Gabrielli ha spiegato che esiste un piano predisposto nel 2016 per dare accoglienza agli stranieri. Del piano di emergenza abitativa tutti hanno un ricordo ben chiaro ma nessuno sembra in grado di riferire a che punto è, come sta procedendo e soprattutto per quale motivo i profughi erano tranquillamente accampati in piazza Indipendenza.

La vicenda si sta tascinando nel peggiore dei modi: uno sterile rimbalzare di responsabilità fra una giunta Raggi sempre più in difficoltà ed il governo Gentiloni che, a fronte delle critiche imperversanti nel campo della sinistra per l'eccesso di durezza della polizia, ha deciso di sospendere gli sgomberi.

Quanto al consiglio della Boldrini di agire unicamente in presenza della condizione che consenta di realizzare l’ossimoro di sgombero e condivisione, francamente, l’obbiettivo sembra irraggiungibile ai più. Se si arriva a mobilitare le forze dell'ordine è proprio perché gli occupanti se ne fregano della legge e intendono rimanere abusivamente dove sono inventando diritti inesistenti. E fra questi ce n’è uno molto in voga.

«Vogliamo solo una casa» hanno detto i profughi di piazza Indipendenza. Una richiesta che fa emergere l'immagine più diffusa del Belpaese e che ha trovato conferma nei fatti di piazza Indipendenza: un luogo dove l’accoglienza è garantita a tutti, dove chiunque può permettersi il lusso di rifiutare una sistemazione che non ritiene adeguata e può accamparsi impunemente negli spazi pubblici mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini. Dove chiunque può opporre resistenza alla polizia sentendosi legittimato ad ottenere in cambio un’abitazione. 

Un’immagine decisamente invitante, viene da dire alla Boldrini, degna della nazione che lotta per assicurarsi la quota maggioritaria del turismo mondiale. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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