PENSIERO UNICO | 20 Luglio 2016

L'immobilità di fronte all'uso distorto della giustizia

Una delle pecche del governo Renzi è quella di non aver posto mano in alcun modo a una necessaria e urgente riforma della giustizia. Continua in Italia il meccanismo distorto dei processi opachi, portati avanti col supporto dei giornali

di GIUSEPPE ZOLA

Uno dei motivi per i quali, con molta probabilità, voterò NO al referendum costituzionale, che si terrà in ottobre o novembre (a seconda degli umori del duo Renzi-Boschi), è che la proposta del governo non contiene alcuna riforma della giustizia, anche se questa costituisce uno dei punti più delicati dell’attuale vita democratica del nostro Paese.

La lunghezza delle procedure sia civili che penali, l’uso spregiudicato degli arresti, molti dei quali vengono emessi verso persone che alla fine vengono assolte, la strumentalizzazione di intercettazioni che spesso non hanno nulla a che fare con il merito vero delle indagini, la tempistica spesso sospetta dell’apertura di certi processi, l’alleanza evidente tra settori ben precisi di magistrati e certi potenti “giornaloni”, questi ed altri fattori dovrebbero indurre un governo serio ed autorevole a porre la massima attenzione su questa tematica: invece, Renzi & C. non hanno avuto il coraggio di proporre una riforma che ridisegnasse la vera (e limitata) funzione della magistratura.

La cosa è tanto più grave in quanto sarebbe urgente porre fine ad costume moralistico, secondo il quale le procedure della giustizia non finiscono neppure con le sentenze: chi è marchiato, anche se viene assolto, rimane marchiato per tutta la vita. Ciò fa venire il sospetto che il vero scopo di certi processi non sia quello di fare giustizia, ma di tagliare le ali a certe persone, per scopi spesso opachi.

Un esempio di quanto sto dicendo è oramai non più recente, ma continua ad impressionarmi per le sue insolite modalità. Ricordiamo tutti i lunghissimi anni durante i quali Andreotti venne sottoposto ad un processo senza fine. Dopo che la sua carriera venne interrotta, egli venne assolto. Malgrado questo, l’ex PM Caselli, nei suoi giri per l’Italia, ebbe più volte ad affermare che, in realtà, Andreotti doveva comunque considerarsi colpevole, perché una parte delle sentenza di assoluzione era basata su una intervenuta prescrizione. Nessuna autorità della giustizia e della politica ha mai avuto il coraggio di richiamare Caselli all’ordine.

Un altro esempio è molto recente e viene trattato con molta discrezione dai giornaloni. Una sedicente inchiesta dell’Espresso aveva accusato la virologa Ilaria Capua, che era anche parlamentare per Scelta Civica, di far parte di una associazione a delinquere tesa al traffico di virus: naturalmente, venne aperta una procedura penale, con titoli cubitali su tutti i giornali. In queste settimane, dopo una procedura durata 10 anni, la Capua (che nel frattempo è emigrata all’estero, date le sue alte competenze scientifiche) è stata dichiarata estranea ai fatti. Malgrado questo, l’Espresso continua, in pratica, a trattarla come se fosse colpevole, senza riferire degli atti che l’hanno ritenuta innocente. Il processo, cioè, continua di fatto e qualcuno cerca di mantenere il marchio della colpevolezza su di una persona innocente. Perché e per quale scopo? Mistero.

Tutto ciò dimostra che anche le riforme costituzionali devono tenere conto di quanto sta avvenendo nel Paese, tutelando maggiormente gli innocenti sia durante i processi che dopo e perseguendo tutti coloro che fanno un uso distorto della giustizia.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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