L’INTERROGAZIONE | 16 Giugno 2017

L’imperativo? «Difendere l’industria come l’ambiente»

L’affondo dell’eurodeputato Salini (FI) a Strasburgo: «Per il modello di sviluppo europeo l’uomo è protagonista e vale più di un fungo: l’obiettivo di difendere l’industria deve diventare vincolante come quello ambientale»

di REDAZIONE

Bacchetta l’Europa che usa due pesi e due misure l’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini. Che giovedì 15 giugno è intervenuto nella seduta plenaria di Strasburgo con un’interrogazione parlamentare a risposta orale rivolta alla Commissione UE, il cui succo, in estrema sintesi, è se negli ultimi anni l’Europa abbia nicchiato o difeso effettivamente il grande patrimonio dell’industria manifatturiera continentale. 

Due gli elementi dell’argomentazione dell’eurodeputato azzurro, ripresa anche dall’agenzia Ansa in un lancio diffuso nel pomeriggio: da un lato il riferimento all’ambiente, agli sforzi legittimi per tutelare quel patrimonio che è il nostro pianeta; dall’altro la necessità di non trascurare, anzi valorizzare il più possibile, il contributo dell’industria all’economia europea. 

Oggetto formale del documento, «la creazione di un'ambiziosa strategia industriale per l'UE come priorità strategica per la crescita, l'occupazione e l'innovazione in Europa». 

«All'inizio del suo attuale mandato - si legge nell’interrogazione - la Commissione ha sottolineato la necessità di mantenere e rafforzare una base industriale forte e ad alte prestazioni per il mercato interno dell'UE e di riportare la quota dell'industria rispetto al PIL dell'UE (attualmente il 16 %) al 20 % entro il 2020». 

«Su tale base - prosegue l’interpellanza - la Commissione si è impegnata ad affrontare le preoccupazioni del settore e ad integrare sistematicamente la competitività industriale in tutte le sue principali iniziative politiche. La necessità di una chiara strategia dell'UE a sostegno della modernizzazione e della trasformazione dell'industria è stata pertanto sottolineata a diversi livelli politici e istituzionali».

Ecco le domande all’«esecutivo» UE, rappresentato in plenaria dal commissario al mercato interno e industria El?bieta Bie?kowska: «Può la Commissione delineare quali risultati concreti sono stati raggiunti tramite l'integrazione della competitività industriale nella politica dell'UE?», o ancora: «Alla luce del declino del ruolo dell'industria nell'economia globale, da un lato, e delle sfide critiche cui deve far fronte l'Europa, dall'altro, come intende reagire la Commissione? Quali azioni intraprenderà per affrontare i fattori che si ripercuotono sulla competitività globale dell'industria europea?».

Nel suo intervento per illustrare l'interrogazione in quanto membro del gruppo parlamentate del PPE, Salini ha toccato il nervo scoperto dell’attuale dibattito attorno al ruolo dell’industria. Che, se viene difesa a parole, non sembra trovare invece interlocutori pronti a sbilanciarsi davvero, vincolandosi ad obiettivi puntuali come avviene nella tutela dell’ambiente. 

«Contro il declino - sintetizza su Facebook l’europarlamentare di Forza Italia - l’allora commissario Antonio Tajani sostenne con lungimiranza l’obiettivo del 20% del Pil dall’industria. Ma l’UE si è mostrata inefficiente: nel 2017 siamo solo al 15% - chiosa Salini - evidentemente i propositi sono rimasti solo teorici». 

«Siamo onesti, se gli obiettivi europei sono vincolanti nella tutela dell’ambiente, devono esserlo anche nella difesa dell’industria, altrimenti significa che la prima indebolisce la seconda. Ma per il nostro modello di sviluppo europeo l’uomo è protagonista e vale più di un fungo: gli obiettivi industriali devono diventare vincolanti come quelli ambientali. Solo così l’UE farà un atto di grande sincerità culturale». 


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