FONDI INTERPROFESSIONALI | 14 Ottobre 2016

L'importanza di una cultura della formazione

A che punto è la cultura della formazione in Italia? Secondo Rossella Spada, direttore generale del Fondo interprofessionale Formazienda, l'ultima indagine Isfol segnala elementi positivi

di REDAZIONE

Elemento essenziale per la crescita e lo sviluppo delle imprese, la formazione continua in Italia stenta ancora a diventare elemento centrale nel dibattito pubblico, e nelle azioni di investimento delle singole imprese. L'indagine statistica sugli «Investimenti intangibili e in capitale umano», realizzata dal gruppo di ricerca Isfol «Studi, analisi e indagini sui sistemi di domanda e offerta di formazione» ha però messo in rilievo un dato diverso rispetto agli anni precedenti, che secondo Rossella Spada, direttore generale del Fondo Formazienda, può essere interpretato come elemento sicuramente positivo.

«Per quanto riguarda la cultura della formazione in Italia», commenta Rossella Spada, «l’indagine indica un arresto del trend negativo dell’investimento formativo nelle imprese, con un avvio di ripresa rispetto agli anni precedenti, ma con previsioni di assunzione concentrate su figure a basso livello di qualificazione e un rischio di disequilibrio tra domanda e offerta di competenze, ovvero di sovra-educazione e di sottoinquadramento dei soggetti più qualificati. L’insufficiente propensione all’investimento formativo è peraltro riconducibile a caratteristiche strutturali del sistema produttivo italiano, quali la frammentazione e la questione dimensionale». Ed è proprio su questo punto che si inserisce l'attività del Fondo Formazienda: «La nostra mission è proprio questa: diffondere la cultura della formazione in ambito aziendale. Il Fondo non solo finanzia percorsi formativi finalizzati a rendere le imprese più competitive e gli addetti più appetibili in un mercato del lavoro sempre più globale, ma si impegna anche affinché ogni impresa possa candidare progetti ad hoc, finalizzati a soddisfare i singoli fabbisogni formativi».

Per quanto riguarda invece la situazione negli altri paesi europei, «una stima della relazione tra la formazione e i tassi di crescita dell’economia mostra che i paesi europei, nei quali la forza lavoro occupata è stata maggiormente coinvolta dalle imprese in attività di formazione, hanno subito una riduzione del Pil meno pronunciata rispetto ai paesi in cui le imprese sono state meno attive in tale direzione. Questo significa che la bassa propensione delle imprese a formare i propri addetti può considerarsi uno dei fattori che hanno contribuito al rallentamento dell’economia italiana negli ultimi anni. Un aumento della formazione potrebbe quindi contrastare gli effetti recessivi causati dalla caduta della domanda aggregata che di norma caratterizzano le situazioni di crisi economica».  


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