DESIGN ITALIANO | 02 Gennaio 2015

L’impresa di successo? «Dalla vita in famiglia»

Pelletteria e arredo, il design Pinetti conquista il mercato del lusso. Dalle scatole per la pasta agli showroom delle case di moda: «Avevamo sempre ospiti e volevamo fare ordine in cucina. Tutto è nato quasi per gioco dalle esigenze della famiglia»

di LUCA PIACENTINI

Tra i clienti vantano case di moda e hotel di lusso; i prodotti sono esposti nei migliori show-room del mondo, dalla 5th Avenue di New York agli Arrod’s di Londra; per idee e design si sono aggiudicati importanti premi internazionali. E tutto, alla Pinetti di Brusaporto, azienda bergamasca che rappresenta il meglio dell’artigianato made in Italy, è iniziato quasi per gioco. Anzi, dalle esigenze pratiche di una famiglia abituata a condividere con gli altri e a pensare in grande. 

«Avevamo spesso amici a pranzo e cena, anche quindici persone alla volta», ricorda Ezia Borlotti, che nel 1983 ha fondato l’azienda con il marito Alberto Pinetti. Lui architetto affermato, lei impiegata in uno studio di architettura. «Il primo prodotto erano scatole per la pasta, costruite mettere ordine in cucina - racconta - Eravamo una giovane coppia. Ospitavamo tantissima gente. Acquistavo confezioni di spaghetti da cinque kg, ma una volta aperti non sapevo dove metterli. Continuavano a cadere. Così abbiamo realizzato queste scatole. Gli amici le hanno viste e hanno iniziato a chiedercele». 

Qualcosa si era messo in moto. Dalla famiglia all’impresa il passo è stato breve. «Abbiamo sempre mantenuto il tratto artigianale dell'inizio: vogliamo che il prodotto sia curato nei minimi dettagli, il rapporto con i clienti è da persona a persona. E loro se ne accorgono. Ci dicono: voi siete diversi».

Prima gli oggetti in legno per la casa, poi l’avventura nel settore della pelletteria, con album fotografici, quaderni, agende e borse vendute in tutto il mondo. 

Oggi continuano a creare e sperimentare, danno vita a linee inedite e nuovi oggetti, spinti dalle richieste di firme prestigiose dell’alta moda che si affidano alla loro esperienza, e alla capacità di mantenere la qualità ai massimi livelli. «Costa fatica ma siamo soddisfatti - dice Ezia Borlotti - In azienda sono entrati anche due dei nostri tre figli, Lorenzo e Andrea. Uno segue la parte commerciale - spiega - l’altro la produzione. E con loro puntiamo ad ulteriori sviluppi». 

«La lavorazione avviene tutta internamente con artigiani qualificati. Cerchiamo di essere creativi, facendo proposte anche attraverso giovani designer che ci contattano e portano nuove idee».

Negli ultimi anni il fatturato è arrivato a toccare i 2,2 milioni di euro. La Pinetti ha tredici dipendenti, che salgono a 17 nei periodi dell’anno di attività più intensa. «Esportiamo l’85% del prodotto in Europa, Stati Uniti, Russia, Cina, Africa. Arriviamo un po’ in tutto il mondo. Abbiamo clienti perfino nelle Antille». Un prodotto di nicchia difficile da reperire altrove: «Una casa francese - racconta l'imprenditrice - ci ha chiesto una lavorazione specifica partendo da alcuni disegni degli anni Trenta. Ci hanno contattato in fiera dicendo che in Francia non avevano trovato artigiani che sapessero fare ciò che avevano in mente».

«Sono molti anni che serviamo griffe prestigiose, italiane e internazionali. Selezionano i nostri prodotti e ci chiedono di mettere il loro logo. Questo da un lato ci fa piacere perché significa che il nostro lavoro è apprezzato, dall’altro ci stimola ad essere sempre più creativi. Così tentiamo nuove soluzioni, facciamo ricerca come non faremmo per la nostra produzione standard».

Se il profilo dell’impresa è quello di un’aziensa sana e di successo, che lascia intravedere un futuro in crescita, il contesto, come purtroppo spesso in Italia, non è favorevole. «L’ostacolo principale - ammette la titolare - è la burocrazia, la vera palla al piede per chi oggi fa impresa». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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