TERRORE SUL TRENO | 25 Agosto 2015

L'incredibile storia della carneficina evitata

Il coraggio dei soldati americani e il cambio fortuito di posti che li ha portati nel vagone del marocchino armato di kalashnikov. L'incredibile storia del treno Amsterdam-Parigi. E l'allarme lanciato dal premier belga sul trattato di Schengen

di LUCA PIACENTINI

«Eroi», «con il vostro coraggio avete evitato una strage». «Il mondo intero ammira il vostro eroismo. Sia un esempio capace di ispirare tutti noi. Di fronte al male rappresentato dal terrorismo, c'è un bene, e voi lo incarnate. Avete messo a repentaglio le vostre vite per difendere la libertà». Così nella cerimonia all’Eliseo di lunedì 24 agosto il presidente François Hollande si è rivolto ai cinque passeggeri che venerdì scorso hanno sventato l’attentato sul treno Thalys Amsterdam-Parigi, bloccando il 26enne marocchino Ayoub El-Khazzani. Gli «eroi» sono tre amici di infanzia americani, Spencer Stone, Alek Skarlatos, militari in borghese, Anthony Sadler, studente, il britannico Chris Norman e un francese che ha chiesto l’anonimato.

La gratitudine espressa nei loro confronti durante la consegna della Legione d’Onore, nella sua rituale solennità, è risultata altisonante e forse un po’ affettata. Ma racchiude una verità evidente, sintetizzata nell’intervista rilasciata dal ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve poco dopo l’accaduto: «Senza di loro avremmo rischiato una terribile tragedia». 

CITTADINI PIÙ FORTI DELLO STATO
«Loro» sono i cittadini, chi parla rappresenta lo «Stato». Sul treno l'intervento dei passeggeri ha preceduto quello delle istituzioni. Il coraggio, la prontezza, certamente la preparazione tecnica e tattica dei due soldati americani, hanno fatto la differenza. Non sono stati i vigilanti di bordo a bloccare il sospetto, né tantomeno gli apparati pubblici. Che anzi, ancora una volta, hanno messo il luce tutti i limiti dello Stato nell’esercitare una delle funzioni fondanti, alla base di quello che i giusnaturalisti chiamano «contratto sociale»: il monopolio della violenza a beneficio di chi rispetta le regole e a danno di chi le viola. Oltre a rispecchiare i confini angusti del raggio d'azione efficace dello Stato, quanto accaduto è anche il riflesso condizionato della difficoltà fisiologica che le società occidentali vivono nel fronteggiare fenomeni violenti, riconducibili o assimilabili al terrorismo: il costo della libertà, pagato con la moneta della minore sicurezza. Un prezzo tanto più alto se il passaggio all'azione non avviene da parte di gruppi organizzati, ma in modo quasi imprevedibile per iniziativa di singoli individui, apparentemente isolati, proprio come accaduto il 21 agosto in Francia.

L'IDENTIKIT DEL MAROCCHINO
Il profilo del marocchino non è chiaro. Non risulta essere mai stato in carcere. Dei primi elementi che emergono dall'inchiesta, pochi e frammentari, avrebbe vissuto in Spagna, le autorità iberiche l'avevano segnalato come fondamentalista islamico ai servizi francesi. È stato arrestato ad Arras, cittadina a nord della Francia nella quale è stato dirottato il convoglio in seguito all'attacco. In queste ore è sotto custodia, a disposizione dei magistrati antiterrorismo francesi. Il maghrebino nega qualunque contatto con il terrorismo, e si sarebbe limitato a dire che voleva estorcere denaro ai passeggeri.

IL WI-FI E IL CAMBIO DI POSTI
Aldilà dei motivi, di fatto è stato bloccato con un mitragliatore in pugno da Spencer Stone, corpulento militare dell'aeronautica americana, che gli è piombato addosso come un mastino e lo ha immobilizzato, prendendosi anche numerose coltellate, con l'aiuto di Skarlatos, che appartiene alla guardia nazionale statunitense, allo studente universitario Anthony Sadler, al cittadino britannico e al francese. Oltre che per il coraggio dei passeggeri, il marocchino è stato fermato con il concorso di circostanze incredibili, come racconta il Washington Post: un casuale cambio di posti a sedere ha infatti portato il terzetto nel vagone del marocchino. «Abbiamo deciso di alzarci perché il wi-fi non funzionava bene in questa carrozza», ha raccontato Sadler. I tre non hanno trovato i loro posti in prima classe, così si sono sistemati in un altro vagone. Ad un certo punto però, per cercare una connessione a Internet più stabile hanno deciso di spostarsi. E hanno scongiurato quella che poteva essere una vera e propria mattanza. Tra le persone rimaste ferite c'è anche l'attore regista Jean Hughues Anglade, che ha riporato lesioni ad una mano nel rompere il vetro per dare l'allarme. 

SICUREZZA: «RIVEDERE SCHENGEN»
L’incursione del marocchino, che alla stazione di Bruxelles è riuscito a salire sul convoglio armato fino ai denti, con un kalashikov, una pistola, nove caricatori e un coltello, riapre il dibattito sull'opportunità di rivedere le regole di Schengen. Francia, Belgio e Olanda, i tre paesi attraversati dal treno dell’attacco fallito, come molti Stati europei hanno siglato il trattato che consente la libera circolazione delle persone ma che, in una fase delicata come questa, segnata dall'emergenza terrorismo e da fenomeni migratorio di proporzioni epocali, in molti si chiedono se non vada rimodulato. L'ideale sarebbe che le autorità controllassero in modo sistematico le identità dei passeggeri e i loro bagagli come avviene negli aeroporti e come già accade per l'Eurostar diretto a Londra, che però non appartiene all'area Schengen. A proporre il tema con forza è stato il premier del Belgio Charles Michel, che ha chiesto ai paesi vicini di porre come priorità nell'agenda europea un «adattamento» del trattato.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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