CAOS PROFUGHI | 27 Luglio 2015

L'invasione, Renzi e la 'guerra civile' delle istituzioni

Renzi incapace di gestire l’emergenza profughi. Regioni contro governo, prefetti contro ministero dell’Interno, sindaci contro prefetti. Intanto i cittadini devono pagare i costi di ghetti che non integrano un bel nulla e portano solo degrado e povertà

di ROBERTO BETTINELLI

Sulla partita dei profughi il premier Matteo Renzi sta dando il peggio di sé. In assenza di una leadership autorevole che sappia individuare le finalità e gli strumenti per affrontare l’emergenza, ripartendo i compiti fra le istituzioni e assegnando risorse adeguate, stiamo assistendo al ‘tutti contro tutti’ dei poteri dello Stato. 

Regioni contro governo centrale, prefetti contro ministero dell’Interno, sindaci contro prefetti. Ormai è scoppiata una sorta di 'guerra civile' fra le istituzioni. A farne le spese sono gli italiani che si trovano a ricoprire il ruolo dei pagatori di ultima istanza delle inefficienze della pubblica amministrazione. 

A differenza di quanto ama raccontare il premier, abituato a descrivere le sue visite a Bruxelles come incursioni di successo, l’Europa si è sfilata. E l'ha fatto impunemente accollandosi 'solo' 32mila rifugiati. Un numero decisamente inferiore rispetto a quello auspicato dal governo italiano. Paesi come l’Ungheria e Austria hanno rifiutato seccamente; nazioni ‘cattolicissime’ come Spagna e Polonia hanno detto di scordarsi le cifre stabilite dalla Commissione Juncker; la Francia ha optato per il doppio canale, conciliante a Bruxelles ma inflessibile alle frontiere come dimostra il blocco dei migranti a Ventimiglia; la Germania, una volta tanto, è stata di parola. Ma è solo perché deve farsi perdonare l’austerity che ha imposto nuovamente ai partner del Sud Europa a seguito della crisi greca. 

L’Europa è una delle sedi nelle quali è possibile misurare la capacità, o meglio l’incapacità, di affermazione della leadership di Matteo Renzi. Gli altri due sono il partito e il governo. In entrambi, al pari di ciò che avviene a Bruxelles, non è possibile non registrare il fallimento. Il Pd sta letteralmente implodendo sotto i colpi dei sempre più numerosi atti di insubordinazione contro la segreteria. Sul fronte istituzionale la situazione non sembra essere molto diversa.

La compattezza dello Stato è andata a farsi benedire come si evince dagli scontri provocati dall'arrivo degli immigrati nelle città italiane. A volte si tratta di gruppi estremisti, ma spesso la protesta è incarnata dai residenti che non ne vogliono sapere di pagare in prima persona i costi altissimi dei ghetti che pesano ben oltre i 35 euro stanziati quotidianamente per ogni rifugiato. I casi di guerriglia scoppiati a Roma e Treviso sono clamorosi, ma il malcontento serpeggia in tutto il Paese. Da Nord a Sud. 

Claudio Palomba, presidente del Sinpref, il sindacato dei prefetti, non le ha mandate a dire né ad Alfano né a Renzi. «Siamo diventati i capri espiatori della politica» così ha definito i colleghi. Gli arrivi dei rifugiati sono stabiliti con «preavvisi strettissimi. Bisogna identificarli, visitarli, curarli, trovare loro una sistemazione, il governo deve riflettere su questi aspetti». 

Non era mai successo che fossero i garanti dell’ordine pubblico a impegnare in un braccio di ferro lo Stato centrale. A Treviso il prefetto Maria Augusta Marrosu ha dovuto lasciare l’incarico dopo la rivolta dei residenti. Davanti all’esplosione della violenza, la funzionaria ha deciso di trasferire gli immigrati in un altro luogo. Invece di essere ricompensata per aver riportato l’ordine, è stata rimossa. 

Gli immigrati sono ospitati in strutture, alberghi o appartamenti autogestiti. Il risultato è il degrado dei quartieri e l’impoverimento dei cittadini che hanno investito i loro risparmi nell’acquisto di case e negozi. Prima dell’emergenza l’Italia spendeva un miliardo di euro per l’accoglienza e solo il 70% era rimborsato dall’Unione Europea. Ora la cifra è destinata ad esplodere ma allo stato attuale non c’è alcuna certezza in merito ai costi. 

La decisione del premier Renzi di invertire l’attuale rapporto di forza fra i Comuni e le prefetture, dando più potere e autonomia ai sindaci, rappresenta tutto tranne che una soluzione. L’idea è addirittura quella di ritoccare il patto di stabilità allentando la morsa finanziaria sulle amministrazioni che potrebbero essere indotte in questo modo ad accogliere gli immigrati. Una beffa per i tantissimi primi cittadini che da anni invocano inutilmente una maggiore flessibilità nei conti per provvedere ai servizi e agli investimenti. 

Il target dei sindaci non è casuale. Il segretario del Pd pensa di far valere la rete di solidarietà partitica, ossia il potere di condizionamento che può esercitare verso gli amministratori che appartengono al suo stesso partito. Un piano che però diventa ogni giorno più difficile a causa della pressione dei cittadini. Ignazio Marino ha spiegato che «Roma e la Regione Lazio sono ai primissimi posti per numero di persone accolte e richiedenti asilo, secondi solo alla Regione Sicilia». Il neo sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, un moderato che subito dopo l'insediamento ha fatto importanti aperture al Pd renziano, è stato a dir poco lapidario: «Tutta l’Africa in Italia non ci può stare: è una questione matematica». Il collega torinese Fassino ha illustrato una situazione drammatica: «L’arrivo dei profughi è competenza dello Stato, che deve smistarli agli hub per le procedure di certificazione, anagrafiche e sanitarie. Ma gli hub non ci sono e i richiedenti asilo vengono mandati ai Comuni. A complicare le cose c’è pure il problema del doppio canale: 20.000 sono stati organizzati dallo Sprar gli altri dalle Prefetture che hanno sì e no il tempo di avvertire i sindaci». 

Da questa breve carrellata emerge con chiarezza che gli stessi primi cittadini sono tutto tranne che disponibili a seguire passivamente le indicazioni del presidente del Consiglio. Ma Renzi dovrebbe capire che i suoi veri interlocutori sono i cittadini che gli stanno ripetendo in tutti modi che ammassare immigrati senza arte né parte in scuole, palestre, edifici religiosi significa autorizzare la nascita di ‘ghetti di Stato’ che sono indegni di un Paese civile. 

In Francia Hollande, che si professa socialista più di quanto non faccia il nostro premier, ha schierato i gendarmi contro gli stranieri che chiedono di passare la frontiera. In Italia il governo ha schierato poliziotti e carabinieri contro gli italiani che chiedono agli immigrati di andarsene. C’è una bella differenza. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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