STRAGE DI BERLINO | 20 Dicembre 2016

L'Islam e l'Europa che vuole soccombere

I terroristi islamici colpiscono il ventre molle dell’Europa: la Germania di Angela Merkel che ha spalancato le porte a milioni di migranti con il risultato di creare democrazie più stanche e più deboli

di ROBERTO BETTINELLI

L’attentato a Berlino con un camion impazzito che si lancia sulla folla e, secondo un copione già visto sulla Promenade des Anglais a Nizza, travolge e uccide tutte le persone che si trovano sulla sua strada è la prova che il terrorismo islamico, nonostante le pesanti sconfitte subite in Africa e Medio Oriente, è tutt’altro che in ginocchio.

Un gesto plateale che non può nascondere come i sicari dell’Isis infiltrati sul suolo europeo stiano vivendo una fase di oggettiva difficoltà. Prova ne è che non sembrano in grado di muoversi secondo logiche di attacco convenzionali e già testate con successo in passato, utilizzando armi da fuoco e fabbricando ordigni. Ma questo non scoraggia i terroristi, disposti a mettere fine alla loro vita partecipando ai commando suicidi, e soprattutto non disinnesca il pericolo rappresentato da milioni di migranti che, accolti dentro le frontiere dell’Unione, seguitano a vivere in condizioni disperate nonostante i generosi aiuti dei governi europei.

E’ evidente che, in una situazione del tutto simile ad una polveriera, ognuno di loro potrebbe rivelarsi un omicida pronto a massacrare cristiani, europei, occidentali urlando Allah Akbar.

Ognuno di loro che sia stato, premessa inevitabile, indottrinato da qualche Imam improvvisato nei territori di origine e nelle moschee delle città europee.

Il nodo del terrore è questo: la compresenza di una religione che concepisce l’altro da sé come nemico da estirpare e la frustrazione di chi ha raggiunto l’Europa animato da grandi e false speranze di prosperità, scoprendo infine che la realtà è drammaticamente inferiore alle aspettative.

A Berlino sono morte 12 persone. Decine di feriti. Il sistema di controllo della polizia non ha funzionato e non ha saputo proteggere una zona sensibilecome è quella dove si svolgono i mercatini natalizi e che, non a caso, è stata scelta per compiere l’ennesimo assalto sanguinario.

Un’ingenuità, certamente, ma le responsabilità si possono addossare alle forze dell’ordine e ai sistemi di intelligence fino ad un certo punto. Il problema è talmente complicato che non può essere derubricato a questione di ordine pubblico.

La Merkel ha aperto le porte del continente a milioni di migranti. Moltissimi di questi, oggettivamente, non potranno mai essere assorbiti dai sistemi economici europei. Anzi, la stragrande maggioranza non può che ritrovarsi a condurre un'esistenza disperata e ai limiti della dignità. La reazione comune, davanti ad una delusione di queste proporzioni, è l’ostilità cieca verso un benessere che si può solo osservare ma non condividere. Affermare il contrario, come fanno i tanti progressisti pronti a colpevolizzare la non più prospera Europa, significa mentire in piena consavolezza.

La politica deve smetterla di farsi irretire da una concezione distorta dell’accoglienza, massimalista e profondamente ingiusta. Fare questo, eludendo l’obbligo della difesa della propria identità democratica e cristiana, non è possibile.

Davanti a fatti come la strage di Berlino dobbiamo riconoscere che l’Islam genera il terrore con una naturalezza sconosciuta alle altre religioni.

Ciò che dobbiamo ammettere, in sostanza, è la nostra superiorità moral, materiale e organizzativa nel definire le basi del vivere comunitario. E possiamo farlo proprio perché il nostro mondo garantisce più diritti e più benessere. Non è certamente il mondo perfetto che tutti vorremmo ma è decisamente meglio dei regimi islamici, compreso il Califfato che nei territori dove si è imposto non ha costruito nulla di giusto, duraturo, autenticamente ugualitario.

La ricetta, sulla carta e di fatto, è semplice: chiudere le frontiere e impedire nuovi arrivi, avviare rimpatri di massa per gli stranieri che non possono appellarsi allo status di rifugiati, bloccare l’apertura di nuove moschee e vigilare attentamente su quelle esistenti, intervenire duramente ai primi accenni di radicalizzazione.

Ma ciò che serve davvero è una politica dell'immigrazione che risponda all'istinto primigenio di sopravvivenza che l’Occidente e l’Europa sembrano aver perduto, limitandosi a esternalizzare bombardamenti in Siria senza rendersi conto che la vera criticità è tutta interna, prevalentemente orientata alla sfida educativa e culturale.

La Germania ha accolto in abbondanza. Un comportamento che non l’ha premiata. Come è accaduto alla Francia o al Belgio. La sedia della Merkel, proprio a causa dell’emergenza migranti, sta vacillando e non è un caso che la Cdu abbia perso le ultime cinque turnazioni elettorali e la cancelliera stia vanificando un consenso che sembrava inscalfibile visti i successi economici tedeschi e la primazia che Berlino ha saputo imporre a Bruxelles.

La cittadinanza, insegnano le evolute nazioni anglosassoni, non si regala ma si consegna a seguito di sacrifici, competenze, lealtà. Che i nuovi venuti devono necessariamente possedere. Prolungatamente e in dosi ben più massicce di chi, in quelle nazioni, nasce per diritto acquisito. E chi, a fronte di questo impegno, tenta di sfuggire alla regola si espone a sanzioni immediate e definitive. 

Gli europei, invece, hanno smesso di lottare, drogati da un umanitarismo che dimentica i propri figli naturali, accantona a residuo passatista e nostalgico la religione dei padri, il cristianesimo, che ha costruito le basi del liberalismo e della socialdemocrazia, affolla le carceri di stranieri che una volta smaltita l'entità di pene ridicole possono solo tornare a delinquere. 

Berlino non è né sarà l’ultimo attentato. Ma l’Europa deve inorridire davvero e fermare i massacri degli innocenti. E deve liberarsi definitivamente della stupida e intollerabile ipocrisia che individua solo nella mancanza di denaro la fucina degli attentati. Le reali e quotidiane condizioni di vita, se particolarmente inique, possono condizionare i gesti degli uomini. Ma ciò non è sufficiente per uccidere. Lo testimoniano i milioni di disoccupati italiani ed europei, spesso giovani e giovanissimi, che vivono nella completa assenza di prospettive, sospesi in una dimensione infernale che non permette di pianificare un futuro, abbandonati dai loro governi che predicano asuterità senza giustizia. 

Per trasformare un camion in uno strumento di morte, come insegna l’Isis, bisogna avere una motivazione che illusoriamente è ricondotta a dio e che si può vincere solo in virtù della forza ferrea dei principi. Che l’Europa e l’Occidente detengono in virtù della loro storia gloriosa e della loro superiorità culturale ma che, in modo colpevole, non esercitano per assicurare il primo, sacrosanto, legittimo dovere di un popolo. Combattere i nemici e difendere la propria libertà.
 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.