M5S - LEGA | 04 Febbraio 2019

L'Italia è ferma e il governo è diviso su tutto

Italia in recessione: già consumi, investimenti privati e pubblici. Lega e 5 Stelle litigano su tutto. Mentre Salvini vuole la Tav, Di Maio la boccia. Siamo gli unici nella UE a parteggiare per Maduro. Un dualismo che blocca il paese

di ROBERTO BETTINELLI

L’Italia si è fermata e i no ad oltranza dei 5 Stelle non aiutano. Per il secondo trimestre l’economia nazionale ha dovuto registrare l’assenza di una crescita dei Pil che ha fatto segnare un rosso tanto allarmante quanto prevedibile. Per gli esperti la situazione configura una recessione tecnica, preludio di quella reale che è destinata ad affermarsi drammaticamente nel prossimo futuro se non si inverte la tendenza negativa.

Il governo gialloverde, soprattutto a causa dell’atteggiamento della componente grillina, sembra del tutto inadeguato a fronteggiare una situazione che rischia di compromettere lo stato di salute della nostra economia. Prima di tutto, per avere una qualche chance di successo, dovrebbe esserci la consapevolezza che la difficoltà esiste e che richiede misure adeguate. Nulla di più lontano dalle dichiarazioni e dalle convinzioni dei governanti pentastellati che, a partire dal premier Conte e dal vice premier Di Maio, annunciano invece un'imminente stagione di crescita. Di Maio, in particolare, ha parlato addirittura di un nuovo ‘boom’ che dovrebbe investire il paese aumentando la ricchezza delle famiglie e delle imprese, risolvendo il problema della disoccupazione e del futuro incerto delle giovani generazioni. Insomma, un’età dell’oro nella quale crede anche il presidente del consiglio che ha ribadito come il 2019 sarà ‘un anno bellissimo’ per l’Italia.

I dati, per ora, dicono l’esatto contrario con i consumi al palo, gli investimenti privati in contrazione e quelli pubblici che di certo non possono essere rilanciati se al governo c’è una lobby dell’ambientalismo che dice no ai cantieri strategici come la Tav. Una decisione incomprensibile che può essere giustificata solo con il tentativo di arginare il calo dei consensi che sta attanagliando il Movimento 5 Stelle e con l’avvio della campagna per le elezioni europee. D’altronde la manovra economica, vista e rivista molteplici volte per la mancanza di coperture e per l’impostazione originaria che dilatava oltre ogni limite accettabile per Bruxelles il deficit e il debito pubblico, è tutta incentrata sul reddito di cittadinanza e sulla riforma pensionistica di quota 100.

Ma, come hanno già fatto notare all’unanimità i rappresentanti delle associazioni di categoria delle imprese, non si comprende come immettere denaro e assunzioni di massa nel circuito dei centri per impiego possa spingere le aziende ad assumere. Né si può credere con facilità che, sul fronte del turnover lavorativo, per ogni due pensionati si liberi un posto di lavoro. Si tratta, come è ovvio che sia, di previsioni e stime fin troppo ottimistiche.

Lega e 5 Stelle stanno litigando, è il caso di dirlo, su tutto. Dalle politiche migratorie al Venezuela di Guaidò e Maduro, dalla trivelle e dalla Tav fino alla riforma della giustizia. I due partiti hanno anime e storie diverse che sono collocabili nelle aree rivali della destra e della sinistra. La Lega è forte al nord, il M5S al sud. Salvini inoltre, a ragione, non ha reciso l’alleanza con Forza Italia e Fratelli d’Italia che viene riproposta ogni volta che la competizione riguarda le elezioni locali. Il compromesso è molto difficile da trovare e ormai è chiaro che l’abile escamotage del contratto di governo, come dimostra la vicenda del tribunale dei ministri di Catania che ha chiesto l’autorizzazione a procedere contro Salvini per il caso Diciotti, non può reggere davanti agli stimoli e alle novità che vengono dall’attualità.

L’impressione è che l’esecutivo sia diventato una sorta di camera di compensazione dove smussare gli spigoli e depotenziare le tensioni fra i due partiti di maggioranza. Ma il governo del cambiamento era nato sotto altri auspici. E con altri obbiettivi: far dimenticare le liti perenni e improduttive tra le fazioni politiche inaugurando la stagione del bene comune e di una visione condivisa del destino della nazione. In realtà questo orizzonte non si sta realizzando e il dualismo della Lega e dei 5 Stelle diventa ogni sempre più esasperato.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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