TERRORISMO | 28 Aprile 2016

L’offensiva dell’Isis. Ma dov'è la risposta occidentale?

Jihad, aspiranti combattenti arrestati in Italia. Mentre resta alta la guardia di reparti speciali e magistrati, come si muovono governi e istituzioni internazionali contro il terrorismo? Le ombre sul quadro politico-militare incerto e caotico

di LUCA PIACENTINI

I sei arresti condotti da polizia e carabinieri dimostrano che le punte di diamante delle forze dell'ordine italiane non abbassano la guardia di fronte alla minaccia del terrorismo jihadista. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite tra Lecco, Milano e Varese e vedono decine di uomini in azione in diverse province di Piemonte e Lombardia.   

Dalle indagini emerge la presenza sul suolo italiano di presunti aspiranti combattenti, che sarebbero stati pronti ad unirsi alla Jihad. L'inchiesta, coordinata dalla Procura nazionale antimafia e da quella distrettuale di Milano, è stata condotta sul campo da Ros dei carabinieri, Ucigos e Digos territoriali della polizia. Sul fronte interno, investigatori e magistrati stanno facendo la loro parte. 

ISIS, MINACCIA INTERNA ED ESTERNA 
Ma la minaccia dello Stato islamico è alimentata dall'esterno, dal Medioriente e dai messaggi di morte diffusi attraverso i canali web che incitano alla violenza e che spesso, purtroppo, attecchiscono sul suolo europeo facendo proseliti radicalizzati e tentati dal passare tra le fila degli estremisti. 

In politica internazionale quali azioni nuove sono state pensate dell'Unione Europea e dai governi alleati per il contrasto del terrorismo? Che cosa succede sul piano militare e su quello normativo? Siamo per natura ottimisti, ma lo scenario di fronte al quale ci troviamo è caotico e frammentato. 

UN QUADRO INTERNAZIONALE A TINTE FOSCHE
Il caos in Libia, la timidezza degli stati europei nell'investire nel settore difesa, gli allarmi dell'intelligence americana sui rischi di attentati e sulla presenza di gruppi terroristici dormienti sul continente, le disfunzioni nei sistemi di polizia di alcuni paesi, la lentezza con la quale circolano le informazioni tra i servizi di intelligence, le forti perplessità che rimangono sulle poche azioni politiche dell’europarlamento, come l'istituzione del codice di prenotazione con schedatura dei passeggeri sugli aerei: sono solo alcune delle ombre che oggettivamente impediscono di dire che siamo vicini ad una soluzione del problema. 

È prevedibile che la minaccia del terrorismo ci accompagnerà ancora lungo. Governi nazionali e istituzioni internazionali devono moltiplicare gli sforzi per proteggere i propri cittadini. 

IL DINAMISMO DEL CALIFFATO
Anche se dagli Stati Uniti arrivano notizie di un crollo nel ritmo di reclutamento di combattenti da parte dello Stato islamico, a causa della sottrazione di territori, dei bombardamenti ai pozzi petroliferi e per la conseguente carenza di liquidità, l'Isis rimane una forza letale e dinamica, impossibile da sottovalutare, come confermano il fatto che guadagni terreno in Siria, dove nei giorni scorsi ha annunciato la conquista di cinque villaggi nord di Aleppo, e i tentativi in Libia di mettere le mani sul petrolio, in particolare sui giacimenti a sud di Sirte e Misurata.

La situazione in Libia è tutt'altro che stabile. L'attuale governo di Fayez Al Serraj riconosciuto dalle Nazioni Unite deve ancora consolidarsi sul piano politico. Esclude ingerenze militari, ma è costretto a fare i conti con un quadro in continuo divenire. L'avanzata dello Stato islamico in Libia ha come oppositore sul campo il generale Khalifa Hafar, che è sostenuto dall'Arabia Saudita e dal governo egiziano di Al Sisi. 

RISCHIO ATTACCHI, ALLARMI DAGLI USA
Nessuno sa con certezza l'esatto potenziale offensivo dell'Isis sul suolo europeo. L’attività viene segnalata da oltre oceano. E riguarderebbe anche il nostro paese. Parlando con i giornalisti americani, il capo dell'intelligence di Washington James Clapper ha dichiarato che esisterebbero cellule in sonno di jihadisti in Italia, Inghilterra e Germania, che starebbero predisponendo attentati. Gli 007 italiani hanno però escluso allarmi specifici. È chiaro che un nostro intervento militare in Libia, di cui si vocifera da giorni, tra notizie di contingenti pronti a partire e smentite del governo che esclude un impegno bellico offensivo, potrebbe far aumentare il pericolo di attacchi contro obiettivi sul suolo italiano. Non è un segreto, inoltre, che la presenza del Papa a Roma spinge le nostre forze di sicurezza a tenere alto il livello di attenzione. 

Allarmi riguardano anche altri paesi europei. La stampa svedese parla di funzionari dI sicurezza iracheni che avrebbero informazioni su un gruppo di terroristi dell'Isis pronti a colpire Stoccolma. 

DIFESA: INVESTIMENTI CARENTI
In ogni caso l'impressione è che gli stati occidentali non stiano dando il massimo della guerra contro il terrorismo. Almeno è quanto sembra emergere dall'appello lanciato ad Hannover dal presidente Barack Obama affinché Francia, Regno Unito, Germania e Italia incrementino la spesa nel settore Difesa portandola a quel 2% del prodotto interno lordo auspicato anche dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg nell’ultimo dossier. 

VOLI, SCHEDATI I PASSEGGERI. I LIMITI DEL PROVVEDIMENTO
Come si sta muovendo l'Unione Europea? Quali i provvedimenti per aumentare la sicurezza? Bruxelles non brilla quanto a contributi decisivi. A metà aprile, dopo anni di incomprensioni e discussioni, il Parlamento Ue ha dato il via libera al PNR, il codice di prenotazione ai fini di prevenzione e repressione dei reati più gravi, a partire dal terrorismo, che porterà alla schedatura dei voli. 

I passeggeri saranno registrati - nomi, destinazioni, indirizzi e contatti - per la lotta al terrorismo. I critici della direttiva difendono i margini di manovra e gli aspetti facoltativi lasciati ai singoli Stati, che non saranno obbligati a raccogliere dati anche da soggetti economici turistici - cosa che a molti sembra una lacuna nella reale efficacia della norma - mentre il governo italiano plaude all'effettiva condivisione delle informazioni.

La direttiva si applica ai voti extra europei. I governi potranno valutare se applicarla anche all'interno dell’Unione. Il codice di prenotazione dovrà essere approvato formalmente dal Consiglio. Gli stati avranno due anni per recepirla in caso di pubblicazione sulla gazzetta europea. 

In ogni caso i 28 paesi membri raccoglieranno informazioni sensibili anche su cittadini di altri paesi. I database di potranno essere conservati fino a cinque anni. E' chiaro: andranno usati per perseguire il terrorismo. Ma non solo. Gli investigatori potranno infatti utilizzare le informazioni anche per contrastare reati di altro genere, punibili con almeno tre anni di reclusione. Potrebbero esserci abusi da parte delle forze di polizia? Difficile dirlo e impossibile escluderlo. 

IL NODO DEL BELGIO 
Il Belgio, duramente criticato a seguito degli attentati del 22 marzo scorso, sta cercando faticosamente di reagire. Il governo ha rivendicato il proprio attivismo sottolineando la raffica di segnalazioni di foreign fighters all'Europol e l'approvazione di una trentina di provvedimenti con l'obiettivo di migliorare la protezione del paese. Anche se restano molti nodi da sciogliere, come si evince dalle parole del ministro dell'Interno Jan Jambon in audizione davanti agli europarlamentari riguardo alla frammentazione del sistema di polizia. 

DOV’E’ L’OFFENSIVA OCCIDENTALE? 
Ma è sul piano militare che la lotta di annuncia ancora lunga e incerta. Fonti inglesi citate dalla stampa britannica rivelano che Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna sarebbero pronti a scagliare un attacco di terra contro l'Isis in Iraq e in Siria, impegnandosi con raid aerei e forze speciali mentre, sempre secondo le indiscrezioni, il grosso delle truppe, circa 70mila soldati, sarebbe composto invece da curdi e iracheni. Un’informazione in parziale sintonia con la promessa del presidente americano Obama nel recente incontro con gli alleati europei di portare da 50 a 250 il contingente militare impegnato sul campo con funzioni di addestramento.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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