IL FUTURO INCERTO DELL'UE | 19 Aprile 2016

L'ossessione di Berlino per un'Europa "tedesca"

Dal pressing su Bruxelles agli attacchi politici rivolti alla BCE di Mario Draghi. Il governo di Berlino e il partito della Merkel in bilico tra la difesa degli interessi nazionali e l'ossessione per un'Europa germanocentrica a tutti i costi

di LUCA PIACENTINI

Che a Bruxelles la Germania lavori per difendere anzitutto se stessa non è un segreto. Di più: sono anni che l'Unione Europea viene criticata perché sembra plasmata sulle esigenze di Berlino, dall'impostazione tecnocratica alla insistenza sull'austerità. La domanda che dobbiamo porci è non tanto se ci piaccia un'Europa "tedesca", quanto se l'Unione stessa abbia un futuro al traino esclusivo della Germania. 

Gli addetti ai lavori conoscono perfettamente la dedizione al lavoro dei burocrati tedeschi in Europa e la compattezza con la quale delegazioni e rappresentanti di Berlino si muovono nelle partite che contano, dalle nomine nei posti chiave al presidio dei Commissari che "fanno" le politiche UE.

La forza economica della Germania è certamente un fatto. Ed è normale che si riverberi sulla fragile costruzione europea.

Ma ci sono almeno tre episodi nelle vicende pubbliche recenti che dovrebbero preoccupare in modo particolare, in quanto evidenziano il rischio che l'Europa finisca preda di quella che a tratti sembra una vera e propria ossessione dei politici tedeschi per un'Europa sostanzialmente "germanica". Con il pericolo ulteriore che questa inclinazione a plasmare Bruxelles a propria immagine e somiglianza venga accentuata dalla debolezza politica interna della cancelliera Angela Merkel.

Gli episodi in questione sono quella che gli osservatori classificano come un'offensiva diplomatica sulle nuove regole bancarie di Basilea scritte per difendere il sistema dai titoli tossici, l'attacco del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble al capo di Eurotower Mario Draghi e le esternazioni di autorevoli esponenti dell'Unione cristiano democratica (il partito della Merkel) sull'auspicata futura guida tedesca della BCE.

Il ministro delle finanze Schauble ha attaccato Mario Draghi, accusandolo addirittura di essere in qualche modo responsabile della crescita di Afd, il partito anti-immigrati uscito vittorioso dalle elezioni regionali in Germania. Il portavoce del dicastero si è affrettato a smorzare i toni, parlando di riferimento ad una discussione legittima, ma lo stesso Schauble non ha nascosto il proprio fastidio per l'azzeramento dei tassi di interesse e per la politica monetaria voluta dal tecnico italiano. 

Alcuni esponenti della CDU, il partito cui appartiene la cancelliera, hanno dichiarato senza troppi giri di parole che il successore di Draghi, il cui mandato iniziato nel 2011 durerà otto anni come previsto e scadrà nel 2019, dovrebbe essere un tedesco, rimarcando che nell’ultimo periodo la BCE avrebbe perso credibilità.

Come spierga Il Sole24Ore, grazie ad una efficace offensiva diplomatica Berlino è riuscita a far innestare  la retromarcia al Comitato di Basilea sulle nuove regole che arginano il rischio derivati. L'istituto internazionale che disciplina il credito stava per estendere a tutte le banche a partire dal 2018 il medesimo sistema di calcolo. In questo modo, rileva il quotidiano economico-finanziario, Deutsche Bank che a bilancio ha oltre 30 miliardi di euro in derivati a rischio elevato, sarebbe stata penalizzata.

Difesa legittima degli interessi nazionali o fissazione per un'Europa germanocentrica? Esercizio di responsabilità di fronte al popolo tedesco o rifiuto di tutto ciò che non è “Made in Germany”? O, più prosaicamente, un inasprimento tattico dei toni in una facile ricerca di capri espiatori "europei" per coprire la debolezza interna di Merkel e CDU?

È’ un fatto che sia il ministro delle finanze tedesco sia i politici più critici con Draghi appartengano al partito della cancelliera. Ed è altrettanto oggettiva la difficoltà in cui si trova l'Unione cristiano democratica, che a marzo è stata sconfitta dalla destra euroscettica e populista nelle elezioni federali in due dei tre lander chiamati alle urne, Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. Nella crescita impetuosa del nuovo partito antieuro molti vedono una bocciatura delle politiche sull'immigrazione di Berlino. 

In ogni caso, nonostante l'ipoteca tedesca sull'Unione Europea resti fortissima, gli interrogativi sui pericoli di un’eccessiva influenza della Germania non devono essere retorici, posti quasi con rassegnazione. E’ necessario che rimangano aperti, e che i leader dei paesi membri si sforzino di dare risposte concrete, arginando con un rinnovato protagonismo le tentazioni accentratrici di Berlino. Solo così potranno scongiurare un lento declino delle istituzioni europee. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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