BRUXELLES BLINDATA | 23 Novembre 2015

L’Ue di fronte al terrorismo. Tra inefficienze e divisioni

La capitale dell’Europa è una fucina di ‘foreign fighters’: è caccia alla cellula jihadista nella Bruxelles semideserta. L’Ue innalza il livello di sicurezza alle frontiere, ma davanti al terrorismo si scopre debole e divisa

di LUCA PIACENTINI

Mentre la Bruxelles blindata teatro del blitz antiterrorismo è semideserta, le istituzioni Ue tornano a riunirsi nei vertici ritenuti essenziali. E si riscoprono deboli e divise. Nella capitale dell’Europa sotto minaccia jihadista è in corso un’operazione di polizia senza precedenti. Gli arresti si susseguono, le divise di esercito e forze dell’ordine ad ogni angolo di strada sono i segni più evidenti dello stato. I presunti avvistamenti del fuggitivo numero uno, Salah Abdeslam, si moltiplicano senza che il ‘fantasma’, così ormai è soprannominato nelle cronache, si materializzi. 

BRUXELLES E I FOREIGN FIGHTERS
Da un lato le forze di polizia del Belgio reagiscono con tutta l’energia di cui dispongono alle informative sulla presenza di pericolosi sospettati, dall’altro il vertice dei ministri dell’Interno-Ue evidenzia un dato inquietante riportato dall’Ansa: solo cinque paesi su 28 attualmente condividono in modo sistematico le informazioni sensibili sui cosiddetti ‘foreign fighters’, i combattenti stranieri che partono dall’Occidente, si addestrano in Medio Oriente e sono pronti a diventare operativi, seminando morte e devastazione, nelle capitali europee. Val la pena ricordare per inciso non solo che da Molenbeek, sobborgo della capitale belga a maggioranza musulmana, sarebbero giunti alcuni attentatori di Parigi, ma anche che proprio Bruxelles, la ‘capitale’ dell’Europa, secondo le stime degli analisti registrerebbe il tasso più elevato di ‘combattenti stranieri’. 

PIU’ CONTROLLI AI CONFINI UE
In ogni caso il mancato scambio di informazioni tra paesi suscita preoccupazione, rispetto alla quale il coordinatore antiterrorismo Gilles De Kerchove e il commissario per gli Affari interni Dimitris Avramopoulos sollecitano una rapida contromossa, una reale condivisione d’intelligence che non lasci lettera morta l’aumento dei controlli alle frontiere esterne dell’Ue. 

007: AGENZIA UNICA «IRREALIZZABILE»
Sciogliere il nodo non è facile. Kerchove lamenta appelli inascoltati dopo le uccisioni di Charlie Hebdo, e ricorda che un’agenzia unica di 007 è irrealizzabile, perché i servizi di sicurezza sono di competenza dei singoli stati, mentre «i Paesi più grandi non sono interessati». D’altronde Germania e Francia hanno stoppato l’uscita pubblica di Avramopoulos, che proponeva come «ideale» proprio la costituzione di un’agenzia integrata di servizi segreti. Non è l’unico punto di frizione. Da un lato la Francia vorrebbe infatti una revisione di Schengen per obbligare gli stati a controllare sistematicamente le frontiere Ue, dall’altro la Commissione teme che le modifiche al trattato accendano discussioni politiche difficilmente componibili. 

L’ANALISI DELL’ECONOMIST
Al di là dei percorsi più o meno realistici per la creazione dell’ennesimo organo europeo, la cosa da fare subito è condividere il più possibile le informazioni esistenti. E’ quanto sostiene anche l’Economist, che dedica la storia di copertina alla domanda su come contrattaccare dopo Parigi. L’analisi del settimanale britannico è a tutto campo, muove dalle modalità di contatto interne ai militanti dell’Isis, mette a fuoco le debolezze dell’area Schengen e arriva a prendere in esame anche l’operazione di terra, con truppe occidentali sul terreno. 

LE COMUNICAZIONI ELETTRONICHE
Sul capitolo informazioni, le opzioni immediate sul tavolo sono chiare. E occorre agire. «Do it». Punto. «I terroristi comunicano on-line. Quando viaggiano lasciano una traccia», scrive l’Economist, che sottolinea la necessità di un accesso controllato a questi dati e comunicazioni elettroniche, in un quadro giuridico sotto il controllo della politica e della magistratura. Certo, chiarisce il settimanale, la compressione delle libertà, ad esempio legate allo stato di emergenza in in Francia, devono essere temporanee, perché dietro a perquisizioni routinarie prive di mandato il rischio è quello degli abusi. Resta il problema dei servizi di sicurezza dalle capacità non omogenee, mentre il trattato di Schengen riduce le possibilità di bloccare armi e terroristi in circolazione. 

ECCO I PROBLEMI DA RISOLVERE: «DO IT»
Le barriere da abbattere sono quelle «di polizia», suggerisce l’analisi. I problemi sono evidenti: la banca dati Ue relativa ai migranti non è sincronizzata con l’Europol, il Parlamento europeo «preoccupato per la privacy - scrive il settimanale - ha bloccato un piano per consentire alla polizia l’accesso ai nomi dei passeggeri sui voli», i paesi fanno controlli a campione ai confini ma «non quelli sistematici». Si tratta di interventi che aumentano la sicurezza senza violare i diritti fondamentali. Resta una sola cosa, appunto: «Do it», conclude l’Economist.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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