PENSIERO UNICO | 30 Dicembre 2016

L'ultima faziosità in casa Rai

La Rai sta diventando l’organo ufficiale degli aspetti più deleteri del “pensiero unico”. La trasmissione di Daria Bignardi dedicata alle unioni civili è il punto più faziosamente ideologico raggiunto dalla televisione di Stato

di GIUSEPPE ZOLA

Penso che oramai sia certo: la RAI sta diventando l’organo ufficiale degli aspetti più deleteri del “pensiero unico”. In questi giorni Daria Bignardi sta mandando in onda in prima serata sulla rete 3, per cinque giorni consecutivi, una serie di trasmissioni di “lancio” delle unioni civili, con il titolo “Stato civile. L’amore è uguale per tutti”. Nella storia della RAI, penso che non vi sia mai stata una trasmissione così faziosamente ideologica come questa.

Sono d’obbligo alcune osservazioni.

La prima riguarda il titolo della trasmissione, evidentemente capzioso e strumentale. Esso confonde appositamente i livelli dei problemi. Infatti, è frutto di malafede incrociare il problema di quello che chiamano “amore” con il problema istituzionale, che sta prima e dopo quello dell’amore. Si può essere d’accordo sul fatto che l’amore debba essere rispettato nelle sue diverse forme, ma questo non c’entra nulla col fatto che la nostra Costituzione riconosca, all’articolo 29, solo il matrimonio contratto tra un uomo ed una donna, che, in tal modo, danno vita alla famiglia. Si possono mettere in atto rapporti diversi da quelli della famiglia ex articolo 29, ma non per questo essi possono essere definiti come famiglia. L’eguaglianza, semmai, può essere rivendicata relativamente al livello personale, ma non si può pretendere di avere un riconoscimento pubblico come quello riservato dalla Costituzione alla famiglia. Libertà di rapporti personali (ed anche su questo non vi possono non essere dei limiti), ma non libertà di pretendere eguaglianza circa situazioni che sono diversissime.

In secondo luogo, non mi risulta che la RAI abbia mai dedicato alla famiglia costituzionale (e naturale, aggiungo io) cinque trasmissioni consecutive, per magnificarne le funzioni e le potenzialità. E ciò anche se ancora la Costituzione prevede e pretende che la Repubblica, di cui la RAI è organo pubblico operativo, aiuti in vario modo tale famiglia, affinché la stessa possa svolgere le sue fondamentali funzioni, in vista del tanto decantato bene comune. E’, anzi, in atto un attacco sistematico alla famiglia costituita da uomo, donna e figli, di cui anche la RAI è soggetto attivo.

Quanto sta accadendo sulla rete 3 della RAI costituisce la dimostrazione che oramai il vero potere è in mano ad una minoranza, il che è un vero e proprio attentato alla democrazia. Le stesse forze LGBT affermano di rappresentare il 3% della popolazione. Ebbene, questa minoranza sta determinando culturalmente ed ora anche politicamente e istituzionalmente la vita del nostro Paese. Il grande Chesterton affermava come fosse naturale che vi fossero eccezioni alle regole generali, ma paventava il pericolo che l’eccezione diventasse la regola.

Questo non è più solo un pericolo: è diventata una realtà. E quando l’eccezione diventa la regola, significa che i termini della democrazia si sono capovolti. Quello qui sollevato, allora, non è un problema moralistico (anzi), ma è, in fondo, un problema di democrazia, nei confronti del quale la politica mi sembra sconfortantemente disattenta. Tranne alcune valorose e coraggiose persone, le quali sfidano l’impopolarità pur di riaffermare le cose vere. Infatti, è oggi impopolare sfidare questo arrogante pensiero unico.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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