ARTE | 07 Ottobre 2014

L'ultimo classico

Mitoraj, lo scultore che ha sfidato lo squalo di Hirst e le boutade di Cattelan

di ROBERTO BETTINELLI

Non sono pochi gli articoli dei giornali che hanno dato notizia della scomparsa dello scultore Igor Mitoraj. Se l’artista polacco è stato ricordato con tanta insistenza, un motivo c’è. Anzi, ce n’è più di uno anche se la critica e il mercato internazionale dei collezionisti sembrano essersene dimenticati puntando tutto su artisti come l’inglese Damien Hirst o l’italiano Maurizio Cattelan, abilissimi nella provocazione concettuale ma disinteressati verso la ricerca formale e stilistica. 

Si può sempre affermare che il famosissimo squalo in formaldeide che Hirst ha realizzato all’inizio degli anni ’90 rappresenti la versione più attuale del classicismo. E forse lo è. Sospendere animali dentro teche esposte al grande pubblico può coincidere con l’ultimo, disperato tentativo di dare una forma alla realtà. Ma questo è un parossismo concettuale che non ha nulla a che vedere con la lezione più autentica del classico. Semmai, l’artista inglese, è un classicista. Come a dire un aspirante emulatore dell'arte classica. 

Igor Mitoraj ha avuto il coraggio di riproporre la scultura come forma espressiva individuando nella figura il tema prediletto e scegliendo come fonte d’ispirazione la tipologia eroica michelangiolesca. Un esempio che nei sostenitori oltranzisti dell’avanguardia ha sempre provocato sospetto e scetticismo. Michelangelo emerge spesso dalle pagine della critica più raffinata come un genio architettonico, innovativo quanto basta nel riscrivere la spazialità ma la sua scultura, l’arte in cui si è espresso al meglio, sembra aver smesso di esercitare il fascino di un tempo. Gli vengono rimproverati, a torto, l'eccesso di retorica, l'esasperato gonfiore stilistico e il facile titanismo. Tutti segni che secondo questi interpreti così avveduti anticipano niente di meno che il classicismo militarista delle dittature novecentesche. 

Igor Mitoraj ha recuperato dalla tradizione i volti, i centauri, gli eroi, gli angeli realizzati in marmo, ferro e bronzo, erigendo un nobile e indispensabile baluardo contro un’arte fatta di boutade sistematiche, bolle speculative e opere esternalizate. La sua fedeltà alla lezione classica è inscindibile dalla padronanza del mestiere ed è portatrice di una poetica che traduce nella forma la spiritualità dell’uomo. 

Mitoraj non si è limitato, come fanno tanti giganti del contemporaneo, a ideare le sue opere per affidarne l’esecuzione ad altri, ma ha custodito fino all'ultimo l’umile, straordinaria padronanza delle tecniche artistiche. Il suo profilo di artista da officina si staglia contro le derive di un sistema che a partire dalla seconda metà del ‘900 ha sposato sciaguratamente la causa della provocazione fine a sé stessa, barattando la sociologia con la ricerca formale e prosciugando l’arte di ogni residuo sacrale. 

Nato in Polonia e morto in un ospedale parigino a 70 anni, lo scultore ha vissuto per lungo tempo in Italia. All’inizio degli anni ’80 ha aperto uno studio a Pietrasanta, folgorato dalla bellezza del marmo di Carrara. Nel 2001 ha ottenuto la cittadinanza onoraria. Si ricordano le grandi mostre ad Agrigento, Firenze, Siena e soprattutto Roma con la spettacolare esposizione ai Mercati di Traiano e dove lo scultore si è ricongiunto con l’amato Michelangelo realizzando i portali in bronzo della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. 

E' stato anche pittore, confessando nelle sue tele il debito con lo stile italianissimo di ‘Novecento’ e con l’opera dei maestri che negli anni ’20 e ’30 hanno superato il nichilismo delle avanguardie distinguendosi nella battaglia per il ritorno dell’arte classica: Sironi, Campigli, Carrà. 

Nelle sue sculture Mitoraj ha raffigurato dettagli di volti e di corpi, busti fasciati e feriti, corazze che lasciano intravedere il petto di possenti centurioni, figure eroiche con le parti anatomiche che sembrano solcate da bende che stringono i muscoli tesi e nervosi, teste gigantesche che dominano il paesaggio naturale come nel Teatro del Silenzio a Lajatico, i siti archeologici della Valle dei Tempi ad Agrigento, le vedute urbane come l’Icaro nella piazza dei Miracoli a Pisa o il volto nella piazza del Mercato di Cracovia dove l’artista ha compiuto gli studi nell’Accademia di Belle Arti. 

Mitoraj è stato indicato come un campione del postmoderno, ma nei suoi lavori non c’è l’ironia dechirichiana, lo scarto colto e divertito, ma piuttosto la nostalgia di un passato che vive sospeso nel presente, mozzato nella sua integrità visiva, ma tangibile nei numerosi segnali della civiltà classica ospitati nelle città contemporanee. 

I suoi lavori, come i Prigioni di Michelangelo, sono sempre incompiuti. La forma tende alla perfezione senza esaurirla mai del tuto. Mitoraj, l’ultimo dei classici, racconta l’aspirazione dell’uomo all’infinito, la tensione verso l’altezza dello spirito e il rovinoso declino nel tormento dell’esistenza. Di fronte alla sua opera la star del classicimo Damien Hirst mette in scena una prova spettacolare di rivisitazione del linguaggio dell’arte ma pagando a caro prezzo la scomparsa della bellezza. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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