PENSIERO OCCIDENTALE | 05 Luglio 2016

L'unica strada per ricostruire l'Europa

Un giorno si discetta di Brexit, il giorno dopo si guarda con sgomento agli italiani sgozzati a Dacca. Ma non abbiamo strumenti per giudicare i fatti che accadono. Solo il ritorno a un pensiero forte e strutturato può permettere di ricostruire l'Europa

di ROSSANO SALINI

La potentissima macchina comunicativa globale pone di fronte ai nostri occhi, come equivalenti e tutti in un certo qual modo contemporanei, fatti diversi, distanti tra loro, di qualità e rilievo del tutto differenti. Se ci troviamo un giorno a riflettere sui danni o le oscure possibilità aperte dalla cosiddetta Brexit, come il più importante degli avvenimenti che mai potessero accadere nel nostro continente, a breve distanza siamo invece costretti a dimenticare tutto ascoltando il resoconto atroce dei nostri connazionali sgozzati nel golfo del Bengala perché incapaci di recitare brani del Corano. E la follia omicida del terrorismo islamico si stempera anch'essa, poche ore dopo, dileguandosi in materia da incipit ad alto tasso emotivo per la partita della nazionale di calcio fasciata a lutto.

Sembrano pagine di un romanzo postmoderno. E invece sono fatti, da comprendere e giudicare. Il che è esattamente ciò che non siamo in grado di fare. O, meglio, ciò che il nostro mondo non è disposto a fare. Che si tratti della scomposta e incomprensibile Brexit o della disumanità dei tagliagole maomettani, tutto è affidato all'istinto e alla reazione del momento, e l'atteggiamento con cui fatti di questo genere vengono approcciati (che si tratti del semplice compulsatore di internet o del fine commentatore di giornale non fa differenza) è quello del commento spot, senza metodo e struttura.

Il fatto che questi frammenti di mondo possano scorrere davanti ai nostri occhi come schegge impazzite è esattamente il frutto maturo di quella cultura della destrutturazione, dell'abbandono delle antiche categorie di pensiero viste come anguste e schematiche che ha ormai definitivamente trionfato in Occidente, Europa in primis. Siamo tutti stati educati a pensare che le verità antiche (filosofiche, religiose, ma anche quelle proprie del buon senso quotidiano) fossero il modo con cui un mondo violento e oscuro imponeva la propria fama di potere, e ci siamo liberati da tutto questo per approdare a un nuovo mondo fatto di incomprensibili lampi e schegge, in un turbinio di emozioni forti che svaniscono appena effettuato lo scrolling della schermata di smartphone o pc, per approdare all'emozione successiva.

Per dire le cose come stanno, e cioè che il referendum sulla Brexit è stato affrontato con la sventatezza di una scampagnata senza la minima idea di quali potessero essere le conseguenze (positive o negative che siano, quel che conta è che sono del tutto ignote), o ancora che la tragedia dei connazionali sgozzati mentre sono a cena in un ristorante non è un fatto isolato ma il capitolo di una guerra globale in cui lo sgozzato e non lo sgozzatore è la vittima, servono categorie di pensiero, servono strumenti per giudicare la realtà, serve un'educazione all'utilizzo strutturato della ragione. Tutte cose che il mondo occidentale ha colpevolmente abbandonato.

È inutile discettare e sprecare fiato sul dilagare dei populismi in Europa. Primo, perché si usa la parola populismo senza avere la più pallida idea di che cosa questo termine possa significare (e forse questo accade per il semplice fatto che un significato questa parola non ce l'ha); secondo, perché chi si straccia le vesti per quel fenomeno variegato, e denominato appunto populismo, ne è nella maggior parte dei casi la causa prima, e pertanto farebbe meglio a tacere.

L'Europa di oggi non è il continente in cui si consuma una guerra tra tecnocrati e populisti. È il continente che ha smarrito completamente la propria identità, fatta di una cultura che attraverso Gerusalemme, Atene e la Roma prima classica e poi cristiana è stata il fulcro di uno sviluppo dell'uomo che, pur tra mille errori e cattiverie, ha per diversi secoli positivamente plasmato a propria immagine il mondo che abitava, rendendolo un posto bello da vivere, e pertanto anche da difendere. Il tutto servendosi di un metodo, di un pensiero forte, capace di adeguarsi alla struttura della realtà, per coglierne il significato e interagire con essa.

Ora che la frivolezza dei pensatori contemporanei ci porta a ritenere che non ci sia nessuna verità, nessuna identità, nessuna religione, nessuna nazione, nessuna casa (una prospettiva che, se non fosse falsa, sarebbe tragica, e pur tuttavia viene enunciata con un sorriso leggero), è evidente che non siamo dotati di nessuno strumento per ritenere oggettivamente preferibile la via dell'unione e della convivenza pacifica degli stati europei piuttosto che quella della fuga e del rifugio istintivo nelle tante Brexit. Così come non siamo in grado di capire che cosa sia e come contrastare questa minaccia che ci può far morire di morte violenta in metro, in un aeroporto, per strada, in un ristorante.

L'uomo occidentale, europeo, ha solo una strada da seguire per rinsaldare i cocci di un mondo terribilmente sgretolato: tornare, secondo i solidi principi del realismo classico, a usare in modo sistematico la ragione per conoscere e giudicare la realtà prima di agire (a partire dalla famiglia, dalla scuola, dal mondo dell'informazione e della comunicazione), e a farlo con quel metodo e con quella struttura che l'ha reso grande e capace di grandi cose. Se le idee – e oggi lo vediamo chiaramente – fanno spesso un percorso bizzarro prima di scontrarsi contro la realtà, varrà la pena riprendere una preziosa lezione manzoniana: «Si potrebbe, tanto nelle piccole cose, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d'osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare». Ecco esattamente descritto quello che manca oggi, all'Europa e all'Occidente. 


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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