RENZI VS GRILLO | 27 Luglio 2017

La battaglia elettorale contro i vitalizi

Renzi e Grilo litigano per intestarsi il merito della legge che abolisce i vitalizi. Molti i veti e i ritardi, ma alla fine il provvedimento passa. La casta si ravvede? E' solo che la minaccia delle elezioni fa più paura

di ROBERTO BETTINELLI

Una bella sfida: Renzi e Grillo che sgomitano in parlamento per intestarsi la legge che abolisce i vitalizi degli ex deputati e senatori. Finisce pari e patta con i 5 Stelle e i dem che esultano congiuntamente: 348 voti a favore, 17 contrari e 28 astenuti. «Vittoria nostra» dichiara con tempismo Di Maio, «No, nostra» ribattono i renziani con il primo firmatario Richetti e il capogruppo Rosato.

Schermaglie a parte, lo schieramento è trasversale. Ai due contendenti si è aggiunta pure la Lega di Salvini. Forza Italia non ha partecipato al voto. Come Alternativa Popolare. Legge incostituzionale, hanno detto. L’azzeramento potrebbe mettere a rischio le pensioni che finora sono state calcolate con il metodo retributivo. Insomma, un sacco di italiani ci rimetterebbero. Fondate o no che siano le pregiudiziali, sono state respinte al mittente. E in ogni caso nessuno è stato così sprovveduto da cimentarsi nella battaglia per la conservazione di un privilegio che appare intollerabile con i tempi che corrono. La vulgata antielitista è in corso. Ed è travolgente.  

L’Italia è il luogo dove le rendite hanno sempre avuto vita facile. Ma c’è rendita e rendita. E quella dei vitalizi le superava tutte. Poche ore di lavoro per una pensione da sogno. A vita. Il tutto a spese dei contribuenti che negli hanno visto la loro previdenza massacrata. Oltre 2.500 ex parlamentari che costano allo stato 215 milioni all’anno: troppo anche un Paese di ‘‘babbi’ come il nostro.

La legge antivitalizi faceva gola a tutti i partiti: ai 5 Stelle impegnati a dare la spallata finale contro Renzi e Gentiloni, al Partito Democratico che deve riprendersi dalla shock delle elezioni in cui ha dovuto dire addio perfino alla roccaforte ‘Sestograd’, a Forza Italia e alla Lega Nord che sono in crescita nei sondaggi e fremono per monetizzare sul fronte del consenso il periodo brillante che stanno vivendo.

Eppure i veti incrociati ci sono stati tanto che la legge Richetti, già approvata in commissione, ha rischiato di slittare alla Camera. La discussione approderà in Senato nel prossimo autunno. L’aria che tira non è malvagia. E non perché deputati e senatori siano diventati di colpo persone migliori e più affidabili. Non perché la casta sia miracolosamente scomparsa dopo decenni di abile e scafato trasformismo. Ma perché dopo le ferie lo spettro delle urne sarà più incombente. Se non fosse così, oggi, i vitalizi ci sarebbero ancora. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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