PROFUGHI | 16 Luglio 2015

Le lezione del Vescovo alla sindaca renziana

In un’Italia sempre più povera secondo l’Istat, il caso di Crema (Cr) dove il vescovo ascolta le proteste e rinuncia al centro per i profughi mentre la sindaca renziana impone la moschea e fa la morale ai cittadini

di ROBERTO BETTINELLI

Se la Francia socialista di Hollande manda i gendarmi a bloccare i profughi a Ventimiglia, se gli austriaci centellinano con il contagocce gli ingressi al confine e gran parte dei Paesi dell’Unione Europea contesta il sistema delle quote, con Danimarca, Inghilterra e Irlanda che si sono dichiarate addirittura fuori, vuol dire che l’accoglienza è tutto tranne che un dogma intoccabile. 

L’Italia è sfiancata da una crisi economica che ha declassato violentemente il ceto medio. Se non fosse così non si capirebbe il successo dell’astensionismo e delle formazioni politiche anti-sistema che vedono crescere i loro consensi ad ogni appuntamento elettorale. Nonostante ciò che dice il premier Renzi la povertà ha raggiunto livelli intollerabili. L’ultima analisi dell’Istat ha descritto uno scenario «da terzo mondo». Oltre quattro milioni di persone in stato di povertà assoluta, pari al 6,8% della popolazione. Una situazione che interessa un milione e 470mila famiglie con percentuali che nelle regioni del Sud superano l’8%. A questo vanno aggiunti i dati in merito alla ‘povertà relativa’: due milioni e 654 mila famiglie per un totale di 7 milioni e 815 mila persone. 

Renzi, abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno quando sotto gli occhi dei riflettori c’è l’azione del suo governo, si è detto «felice» per il fatto che i numeri della povertà non sono aumentati. E’ l’atteggiamento che appartiene ai politici di professione: piegare i dati della realtà con l’intento di vedere confermate le proprie tesi. Ma le cifre indicate dall'Istat offrono il ritratto di un Paese privo di risorse che non è in grado di provvedere alla manutenzione ordinaria. Figuriamoci a quella straordinaria come è appunto l'ondata migratoria di massa che siamo costretti a fronteggiare. 

L’Unione Europa ha stabilito un meccanismo di assegnazione delle quote dei profughi in base ai seguenti parametri: Pil, popolazione, tasso di disoccupazione e rifugiati presenti sul territorio nazionale. All’Italia spettano oltre 2mila richieste di asilo. Ma i 240 milioni di euro necessari per spostare i profughi dall’Italia e dalla Grecia negli altri Paesi europei, 6mila euro per ogni rifugiato, non sono nulla rispetto ai costi di mantenimento e di gestione delle strutture che dovranno ospitarli in modo permanente. Un conto salatissimo che i popoli anglosassoni, gli stessi che hanno tenuto a battesimo la democrazia, hanno già deciso di non sostenere. La flotta australiana ha eretto un ‘muro’ invalicabile contro i migranti mentre gli Stati Uniti danno sì accoglienza agli stranieri, ma unicamente sulla base delle esigenze produttive della loro economia selezionando i ‘cervelloni’ e le figure più adatte alle imprese.

Questo è ciò che accade altrove dove il fenomeno migratorio si affronta avendo bene in mente un corretto rapporto fra i mezzi e i fini, senza caricare sulle spalle delle comunità pesi impossibili. In Italia, purtroppo, le cose vanno diversamente e c'è da scommettere che nemmeno l’analisi drammatica dell’Istat sulla povertà riuscirà a invertire la tendenza. L’accoglienza, infatti, è un lusso che un popolo povero non può permettersi. Non per crudeltà o egoismo, caratteristiche che gli italiani possiedono in misura assolutamente tollerabile, ma perché mancano le risorse materiali. 

Lo sa bene il vescovo di Crema, una città lombarda di quasi 40mila abitanti, che in 24 ore è stato costretto a retrocedere dall’idea di organizzare un centro per i profughi in una struttura della Diocesi che si trova nel centro storico. L'edificio ospita una scuola materna. Quando i genitori hanno scoperto che all’interno dello stabile c’erano già cinque stranieri, che altri dieci erano in arrivo e che nessuno di loro era stato consultato per dare il proprio assenso, è scoppiato il putiferio. Mamme e papà hanno immediatamente ritirato i bambini dalla scuola dove è in corso il grest estivo. Nel frattempo i residenti, i commercianti e i proprietari degli edifici che si trovano nel quartiere si sono mobilitati con una protesta in piazza e una raccolta firme. 

Ci vuole poco a capire che il vescovo cremasco è stato male consigliato e che probabilmente l’operazione non è esente da valutazioni di tipo economico: i fondi per ‘mantenere’ i profughi sono sicuri e al di sopra delle leggi di mercato. Una situazione ben diversa da ciò che avviene con i bilanci di una scuola parificata che, visti i tempi di crisi, deve fare i conti con un calo fisiologico della domanda. 

Ma il punto vero è che il vescovo, una volta commesso l’errore di aver preso una decisione senza consultare genitori e residenti, si è messo in ascolto e, preso atto della risposta, è tornato sui suoi passi impegnandosi a «trovare con urgenza soluzioni alternative» pur continuando «a considerare l’accoglienza dei profughi un esercizio della carità». 

Non così, invece, la sindaca renziana della città, Stefania Bonaldi, a capo di una giunta rossa dove è sempre più il Pd ad andare al traino di Sel e Rifondazione Comunista. Fin da quando è stata eletta, il primo cittadino sta cercando di realizzare una moschea nonostante i suoi concittadini le abbiano fatto capire in tutti modi che non ne vogliono sapere. Emulando il suo mentore Renzi bravissimo con le parole, si ostina a chiamarla musalla per non impaurire quel ceto medio che in città ha una parte rilevante nell’assegnare o meno la vittoria elettorale e che davanti al progetto della diocesi non ha esitato a protestare con una determinazione insospettabile. 

«Insieme agli assessori e ai consiglieri comunali penseremo immediatamente soluzioni concrete per riscattare la nostra città da una pagina che non le fa onore», così la sindaca ha commentato su Facebook la decisione del vescovo mostrando una atteggiamento sprezzante verso i genitori e i residenti ma criticando implicitamente la stessa Curia che ha avuto il coraggio e l’umiltà di confrontarsi con chi, alla fine, avrebbe dovuto subire le conseguenze di una iniziativa imposta dall'alto e tutt’altro che condivisa.

Un coraggio che la sindaca renziana non ha saputo dimostrare davanti alle pressioni della sua maggioranza. Quanto all’umiltà, il virgolettato parla da solo. Due cifre prima di chiudere: lo scorso anno sono stati 170mila i migranti arrivati sulle nostre coste, il 277 per cento in più del 2013 e il 60 per cento di quelli accolti nell’Unione europea. Incrociando questi numeri con i dati dell’Istat sulla povertà si può solo rendere merito a chi, come il vescovo di Crema, ha capito di aver chiesto troppo ai propri concittadini e ha rinunciato. Per lo stesso motivo bisogna tacciare di irresponsabilità chi, invece, va dritto per la sua strada, imperterrito e sordo ad ogni richiamo della realtà. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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