SINISTRA NEL CAOS | 17 Febbraio 2016

La Caporetto del Pd

La sconfitta della sinistra sulla legge Cirinnà non è altro che la conseguenza di una serie incredibile di errori e forzature ai limiti dell'incostituzionalità. Inutile ora scaricare le colpe sui 5 Stelle. Matteo Renzi si assuma le sue responsabilità

di ROSSANO SALINI

Il dibattito dentro e fuori l'aula del Parlamento sul disegno di legge Cirinnà ci ricorda ancora una volta quanto gli arzigogoli della politica possono essere in certi casi così vertiginosi da far venire il mal di mare. Soprattutto in un'epoca come la nostra, che vede predominante nell'agone politico l'aspetto comunicativo. Ma nel senso più deteriore del termine, quello cioè in base al quale fare buona comunicazione significa semplicemente salvarsi la faccia in ogni situazione.

L'avvitamento in cui sta cadendo Matteo Renzi sul ddl Cirinnà dà molti spunti di riflessione da questo punto di vista. È ormai da diversi giorni, infatti, che il presidente del Consiglio è afflitto da un vero cruccio strategico: se tutto fallisce, a chi posso dare la colpa? E naturalmente il Movimento 5 Stelle era il primo indiziato.

Ora la situazione è precipitata, e la compagine grillina è stata definitivamente messa sul banco degli imputati da Renzi e da tutto il Pd. La colpa? Si sono rifiutati di votare il cosiddetto «super-canguro», il testo onnicomprensivo che avrebbe permesso di saltare la discussione sugli emendamenti rimasti, col doppio vantaggio per il Pd di accelerare i tempi e di evitare le forche caudine di singole votazioni a scrutinio segreto su passaggi molti delicati della legge, come quello sulle adozioni.

Dunque i grillini sarebbero i traditori. Lo pensano veramente, in casa Pd? Probabilmente no. Ma hanno pensato che dal punto di vista comunicativo la cosa potesse reggere: ci si salva la faccia (o sarebbe meglio dire che ci si para un'altra parte del corpo) di fronte al possibile malcontento del proprio elettorato.

Si tratta di una strategia politica e comunicativa francamente di livello molto basso. Innanzitutto perché prescinde del tutto dalle considerazioni di merito. In realtà, si fa buona comunicazione solo quando si àncora questa alla sostanza dell'attività politica messa in atto. Se la comunicazione diventa fumo e belletto, ha il fiato corto e non supera la prova dei fatti. Renzi crede alla battaglia sulle unioni civili? Anche in questo caso la risposta è con tutta probabilità no. La sta usando come strumento per tenersi stretta la parte sinistra del suo partito in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. E intanto si prepara il piano B per salvarsi la faccia in caso di fallimento, scaricando le colpe sui 5 Stelle. Fallimento peraltro sempre più prossimo, visto l'evolversi dei fatti nelle ultime ore. È tutta un'operazione strategica e comunicativa, in cui il problema delle unioni omosessuali e del ruolo della famiglia nella società italiana è semplicemente ignorato dal premier.

Come detto, ora la situazione sta volgendo al peggio per il Pd. D'altronde, se le premesse erano quelle sopra descritte, non era impossibile prevedere una tale capitolazione. Sembrerà banale, ma quando si fa politica senza credere in ciò che si fa, e solo per calcolo tattico, prima o poi ci si schianta contro un muro.

Ma in queste ore sta però emergendo anche un secondo dato, e cioè la debolezza della strategia di scaricare le colpe sui 5 Stelle. Il Movimento di Beppe Grillo, come noto, fa del rispetto del dibattito e delle procedure parlamentari un mantra. Ed è forse, dal punto di vista di chi scrive, una delle poche cose condivisibili dell'azione politica del movimento. Chiedere di votare il «super-canguro», che sostanzialmente coincide con un salto al di là del dibattito per avere tutto approvato in quattro e quattr'otto, è proprio chiedere ai 5 Stelle di fare il contrario di ciò che ogni giorno professano. E perché dovrebbero farlo? Per evitare al Pd di andare sotto nel voto segreto sui singoli punti. Come dire: il Pd è disunito, ed è responsabilità dei 5 Stelle tenere nascoste queste divisioni, come polvere che la cameriera dovrebbe mandare sotto il tappeto. Ora il Pd parla di tradimento e passo indietro dei grillini. Non avete fatto i camerieri, dicono, quindi ci avete tradito. Strano modo di ragionare.

Il problema in realtà è tutto interno al Pd. Per andare avanti come dei caterpillar su una questione così ancora dibattuta nella società italiana, e nient'affatto assodata (anzi, sulle adozioni è assodato che la maggioranza degli italiani non le vuole), hanno fatto ogni tipo di forzatura, su regolamenti parlamentari e anche con qualche leggerezza dal punto di vista costituzionale. Se alla fine si aspettavano anche dei favori da parte delle altre forze politiche, significa proprio che nel Pd, probabilmente grazie all'azione del leader Renzi, si è ormai diffusa una mentalità autoritaria e una mania di onnipotenza francamente inaccettabile.

Il finale patetico, con una Monica Cirinnà che avanza l'ipotesi di abbandonare la politica (con la ridicola giustificazione di aver sbagliato a fidarsi dei 5 Stelle), non è altro che la conseguenza di tutta una serie di errori e di forzature ai limiti dell'incostituzionalità la cui unica responsabilità è del Pd stesso, di Monica Cirinnà e di Matteo Renzi in primis. Hanno gettato il Parlamento nel caos, e ora ne pagano, giustamente, le conseguenze.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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