PENSIERO UNICO | 27 Ottobre 2017

La cappa plumbea del conformismo

Che si parli di opinioni, di posizioni politiche o di modo di acconciarsi, tutto oggi mette in mostra un conformismo figlio del pensiero unico. Persino il cosiddetto ‘anticonformismo’ è in realtà diventato una moda a cui tutti si adeguano

di GIUSEPPE ZOLA

Il mix tra il “politicamente corretto” ed il “buonismo” acritico sta producendo conseguenze che giocano contro l’esercizio della libertà di pensiero e di opinione. Le conseguenze consistono nel fatto che non si riesce più a parlare dei contenuti dei problemi e che si sta instaurando una strana forma di conformismo, attuato alla falsa insegna dell’anticonformismo.

Infatti, non si riesce più a parlare dei contenuti: il famoso psicanalista Giacomo Contri afferma che oggi non si riesce più a parlare del merito delle cose. Ma cosa sta succedendo? Sta succedendo che quando si affronta un tema non ci si ferma ad analizzare il pro ed il contro delle diverse posizioni, ma il tema stesso viene approvato o condannato a seconda di chi è il soggetto che ne parla. Ad esempio, se è Obama a parlarne (per definizione il “buono”), tutti corrono a sostenerne le tesi; se è Trump (per definizione il “cattivo”) a farlo, tutti fanno a gara nel deridere o condannare le proposta. E perché questo? Perché il “politicamente corretto”, figlio primogenito del “pensiero unico”, ha già deciso che Trump sia in fuorigioco, indipendentemente da tutto e dal contenuto delle cose dette. Vorrei fare un esempio clamoroso: Obama ha già fatto costruire un muro di 300 chilometri lungo il confine messicano, ma continua ad essere il buon democratico liberal; Trump non ha ancora fatto costruire un metro di muro, ma è già e comunque il cattivo “populista”. Ecco il termine magico: appena qualcuno propone un’idea diversa da ciò che si ritiene “corretto”, costui viene immediatamente tacciato di “populismo” (nessuno finora ha spiegato che cosa si intenda con tale termine: ad esempio, Renzi attacca continuamente i “populisti”, ma forse il primo populista è proprio lui). Siamo in una situazione culturale e politica nella quale ogni discussione viene esclusa fin dall’inizio se qualcuno dice una cosa “diversa” dal pensiero unico. Tutto ciò è drammatico per il futuro della nostra democrazia.

Ma, come accennavo all’inizio, tutto ciò produce uno strano conformismo, che attecchisce fin dall’età giovanile, età che dovrebbe essere quella tipica di un anticonformismo addirittura esagerato. Ciò che dico meriterebbe addirittura la scrittura di un ponderoso libro. In questa sede, basti accennare a qualche esempio, che spero chiarisca ciò che intendo. Sta spopolando la “moda” (ai miei occhi raccapricciante) dei tatuaggi, a cui ricorrono tantissimi giovani, ma anche tanti adulti che vogliono passare per giovani (d’estate, in spiaggia, quando tanti adulti si spogliano, si hanno impreviste sorprese). E tutti lo fanno per apparire “diversi”, anticonformisti. In realtà, visto il numero forse oramai prevalente di chi ricorre al tatuaggio, si dovrebbe parlare, a questo punto, di conformismo. Così viene definito il conformista dallo “Zingarelli”: “chi accetta gli usi, i comportamenti, le opinioni, specialmente politiche, prevalenti in un determinato gruppo sociale, periodo storico e simili, e vi si adegua in modo passivo”. Mi sembra proprio che circa il tatuaggio tutti si stanno adeguando in modo passivo: basti vedere le orribili braccia di quasi tutti i calciatori e l’inguardabile collo di qualche cantante cha va per la maggiore. Tutti conformisti in nome dell’anticonformismo. La stessa cosa vale per chi va in giro con i jeans rotti oppure per chi scherza su Berlusconi oppure per i giornalisti che non osano parlare di “islamici” quando scrivono dell’attuale terrorismo oppure per chi continua a parlare di secoli bui quando si riferisce al Medioevo (anche se poi d’estate va in vacanza nei borghi medievali) oppure per chi “anticonformisticamente” produce film per piacere alla lobby LGBT, e così via.

Insomma, una cappa plumbea di pensiero unico si sta addensando su tutti noi, ed è molto peggio della cappa dovuta allo smog.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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