RECLUTATI DALL'ISIS | 07 Ottobre 2014

La colpa che non abbiamo

Assia, la 15enne francese che sognava di diventare una 'sposa della jihad'

di ROBERTO BETTINELLI

Possiamo discutere del fatto che la vecchia Europa non è poi così tollerante come dice di essere e che i paesi della zona euro, strangolati da un patto di stabilità che drena risorse utilizzabili per sostenere politiche di sviluppo più efficaci, non investono abbastanza nei loro sistemi di welfare. Ma nessuno potrà mai convincermi che se una ragazzina francese di 15 anni fugge dalla casa dei genitori per arruolarsi nell'Isis e diventare una 'sposa della jihad' è colpa delle democrazie occidentali.

L'hanno cercata per giorni e alla fine Assia, che aveva espresso candidamente su Facebook il desiderio di sostenere la causa dei terroristi al punto da entrare a far parte delle loro fila, è stata ritrovata. Lavorava come cameriera in un bar e aveva già abbandonato l'idea di essere reclutata nelle truppe nere dell'Isis. La Francia ha tremato per alcuni giorni. E forse a ragione dal momento che è la nazione europea con la più grande comunità musulmana. Ma ha tremato anche l'Europa dove vivono quasi 56 milioni di musulmani. Di questi, almeno 16 vivono nei paesi dell'Unione. In molti si sono chiesti quanti tra i fedeli dell'Islam erano estremisti pronti a farsi reclutare dall'Isis.

Ma chi ha visto vacillare le proprie certezze davanti a queste cifre dovrebbe sapere che il governo del socialista Hollande ha approvato di recente la legge che impedisce l'espatrio a chi ha deciso di rispondere agli appelli dell'Isis. Ma soprattutto dovrebbe conoscere un dettaglio che in tutta questa vicenda è passato sotto silenzio e cioè che Assia non è stata sottoposta al fermo della polizia perché sospetta di intrattenere relazioni con i terroristi, ma perché ha rubato la carta di credito dei genitori.

Basterebbe questo per liquidare come idiozie da arteriosclerotici i sensi di colpa che i compiaciuti cantori di un occidente esausto e finito attribuiscono a una civiltà che è certamente provata dal relativismo e dalla crisi di valori seguita al crollo delle ideologie di massa, ma che non ha ancora alzato bandiera bianca sul fronte delle libertà e dei diritti.

La notizia che Assia e migliaia di figli 'reietti' delle democrazie più evolute al mondo hanno voltato le spalle a un benessere sempre più instabile a causa dell'onda lunga di una recessione inesauribile, ha provocato un terrore quasi analogo a quello diffuso dalle decapitazioni in diretta degli ostaggi nelle mani dei miliziani dell'Isis. L'Europa e l'occidente fanno bene a interrogarsi, ma non devono colpevolizzarsi.

La storia di Assia, le immagini dei 'foreign fighters' vestiti di nero che campeggiano sugli schermi di tablet e telefonini, il terrorista inglese che ha sfidato Cameron mostrando il volto in un video che ha fatto il giro del globo in pochi minuti. Tutto questo, all'improvviso e senza colpo ferire, ha scatenato la codardia intellettualoide e il mellifluo pessimismo facendo tabula rasa dei sistemi di welfare più costosi e garantisti che la vecchia Europa, ultimo baluardo del keynesismo, si sforza di mantenere prosciugando scientemente le casse statali.

A un genitore non è possibile far risalire tutte le colpe del figlio. Una parte sì, ma non tutte. Così vale per i paesi europei e occidentali che possono farsi infinite domande sul caso della 15enne che decide di morire per il Califfato ma che non sono legittimati a cadere in balia di un assurdo senso di colpa che rischia di assolvere chi è davvero colpevole, ovvero chi decide di buttare via la propria vita andando a combattere per una causa che ha già seminato morte, stupri, massacri di bambini e decapitazioni di ostaggi inermi.

E' ridicola la predica di chi giustifica il successo del reclutamento dei terroristi dell'Isis con la debolezza e l'incapacità dell'occidente di fornire messaggi forti alle giovani generazioni. Stando all'identikit disegnato dal ministro dell'Interno Alfano, infatti, i seguaci di Al-Bghdadi che partono dai paesi europei hanno tra i 18 e i 30 anni e in gran parte si tratta di stranieri della seconda generazione. Le donne sfiorano il 20% del totale.

Sono dati che non ci spaventano. Se il messaggio 'vincente' è uccidere, una persona sana di mente non dovrebbe esserne attratta e dovrebbe snobbarlo. E questo vale per qualunque età e per qualunque luogo. Dai sobborghi di Londra, alle banlieu parigine, alla disperata e violenta suburra napoletana. Ma se il messaggio affascina e conquista il destinatario, la scelta è sua e di nessun altro. E sua è la colpa. Il presunto declino dell'occidente non c'entra nulla. Possiamo continuare a farci tutte le domande del mondo, ma con l'anima in pace. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.