PENSIERO UNICO | 16 Febbraio 2017

La cultura totalitaria che nega la realtà

Secondo Hannah Arendt il pensiero totalitario prolifera perché le «masse moderne non credono nella realtà del mondo visibile, della propria esperienza». Ecco come un pensiero unico si può affermare basandosi sulla negazione della realtà

di GIUSEPPE ZOLA

Ho più volte affermato, in questa rubrica, che il “pensiero unico” ha le caratteristiche, e comunque le tendenze, della dittatura, in quanto vuole veramente essere “unico”. In questi giorni, rileggendo “Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt, mi sto convincendo che le vere tendenze di tale pensiero sono, in realtà, addirittura totalitarie, approfittando della debolezza e della pochezza culturale della gente di oggi.

La Arendt scrive, riferendosi alla propaganda del movimento totalitario: «L’efficacia di tale tipo di propaganda mette in luce una delle principali caratteristiche delle masse moderne. Esse non credono nella realtà del mondo visibile, della propria esperienza; non si fidano dei loro occhi e orecchi, ma soltanto della loro immaginazione, che può essere colpita da ciò che è apparentemente universale e in sé coerente. Si lasciano convincere, non dai fatti, neppure dai fatti inventati, ma soltanto dalla compattezza del sistema che promette di abbracciarle come una sua parte… La propaganda totalitaria prospera su questa fuga dalla realtà nella finzione, dalla coincidenza nella coerenza».

Perfetta e geniale l’analisi della Arendt, che spiega come il pensiero unico possa, per esempio, far passare come credibile, anche in persone che si dovrebbero supporre intelligenti e illuministe, la teoria del gender, che costituisce l’esempio più clamoroso e lampante di «questa fuga dalla realtà nella finzione» e che il nuovo Arcivescovo di Cracovia ha dichiarato essere più pericoloso del comunismo. La teoria del “gender”, infatti, fugge dalla realtà biologica secondo la quale un uomo nasce con certi organi e la donna con altri (basta stare alla evidenza degli occhi) per entrare in un mondo di pure falsità, basate su asserzioni di pura invenzione. Ciò che dicono, senza vergognarsi, i teorici del gender dovrebbe essere semplicemente oggetto di risate e di clamorose prese in giro. Invece, molti uomini e donne di oggi, presi dalla loro pura immaginazione, prendono talmente sul serio quelle panzane, da volere, con ogni mezzo, farle entrare negli insegnamenti scolastici, magari con il sostegno di leggi approvate da forze politiche che, non a caso, appartengono ad una storia di propagande totalitarie.

Come ogni ideologia totalitaria, il pensiero unico vuole eliminare ogni differenza, perché nella differenza vi sono i semi della libertà, che costituisce il mortale pericolo di ogni totalitarismo.

Non a caso, il pensiero unico è l’alfiere di ogni “fobia”, anche quando essa non esiste, tanto è vero che i suoi sostenitori vorrebbero leggi sulla omofobia e sulla islamofobia, che costituirebbero gravi attentati alla libertà di pensiero.

Contro il totalitarismo di ogni tipo dobbiamo tornare alla realtà; dobbiamo tornare a fidarci dei nostri occhi e delle nostre orecchie, cessando di dare retta ai ciarlatani. Ma, direi soprattutto, dovremmo riprenderci la dignità della nostra umanità e della nostra libertà, che il popolo pare riprendersi (Brexit, Trump, Referendum italiano insegnano). Dobbiamo tornare a credere alle cose vere e reali. Il grande Card. Biffi diceva che chi non crede più a Dio poi crede a tutto, anche alle cose più fantasiose e stravaganti. Chi non è più credente diventa credulone ed il credulone è il tipo di persona che con più probabilità diventerà schiavo di un qualche totalitarismo. Chi ancora crede nella realtà stia assieme, per affermare la propria libertà e verità e quella di tutti gli uomini e le donne di questo periodo storico così esposto alla “immaginazione”.

 


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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