PENSIERO UNICO | 13 Novembre 2018

La decisione pilatesca della Corte Costituzionale

Oramai, anche le istituzioni più autorevoli sembrano avere un complesso di inferiorità nei confronti dei problemi sollevati, spesso in modo molto strumentale, dagli esponenti del “pensiero unico”. La decisione pilatesca della Corte sul “caso Cappato”

di GIUSEPPE ZOLA

Oramai, anche le istituzioni più autorevoli sembrano avere un complesso di inferiorità nei confronti dei problemi sollevati, spesso in modo molto strumentale, dagli esponenti del “pensiero unico”. Mi riferisco, in particolare, al recente provvedimento della nostra Corte Costituzionale, la quale era stata investita, da un giudice milanese, della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, che prevede la condanna per il reato di istigazione al suicidio. Come noto, la questione era stata sollevata per via del “caso” Cappato, l’esponente radicale che aveva accompagnato una persona molto disabile in una clinica svizzera autorizzata a porre in essere tutti gli atti necessari ad accompagnare i “pazienti” al suicidio, che così viene definito come “assistito”.

La Corte Costituzionale doveva decidere se detto articolo si dovesse considerare costituzionale oppure no e ciò secondo i compiti istituzionali che Costituzione e legge attribuiscono a tale organo. La corte, invece, ha deciso di non decidere, rinviando ogni decisione al settembre del 2019 ed invitando il Parlamento ad approvare, in questo frattempo, una legge che prenda in considerazione casi particolari. La non decisione pilatesca è censurabile sotto molti profili. Ne accenno a due.

La Consulta è uscita dal proprio campo di competenza, invadendo quello riservato al potere legislativo. La magistratura ordinaria compie molto di frequente, oramai, questa invasione istituzionale. Ma è ancora più grave che ciò sia messo in atto da una corte che ha proprio il compito di vigilare affinché sia sempre applicata la Costituzione. In questo caso è stata la corte stessa a violare la nostra Carta fondamentale, la quale, come si sa, è basata proprio sulla divisione dei poteri tra parlamento, governo e magistratura.

C’è, poi, un profilo di contenuto, che, per certi versi, è ancora più grave. Agendo in questo modo, la corte non ha avuto il coraggio di  dire, in modo autonomo, che l’articolo 580 è legittimo, costituzionalmente parlando, perché cerca di difendere, comunque, il bene della vita, che è essenziale in ogni ordinamento giuridico e, in special modo, se è democratico. Nello stesso tempo, la corte ha intenzionalmente aperto alla strada che porta inevitabilmente a legittimare qualche forma di aiuto o induzione al suicidio e di eutanasia, cedendo così, ad una tendenza del “pensiero unico”, che, peraltro, è tutto da dimostrare che sia maggioritario nel nostro Paese.

Due domande:

- Cosa succederà se il Parlamento non ubbidirà agli ordini della corte? Questa dichiarerà illegittimo l’articolo 580? Sarebbe gravissimo

- Questo Parlamento avrà la dignità e la forza di legiferare secondo la propria coscienza civica, rispettando il principio della divisione dei poteri?

Tante altre domande si potrebbero porre, soprattutto quando le istituzioni più importanti non fanno il proprio dovere.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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