PENSIERO UNICO | 13 Aprile 2016

La deriva illiberale dell'Europa

Il Consiglio d'Europa rimprovera l'Italia perché da noi è troppo difficile abortire a causa della diffusa obiezione di coscienza. Un attacco frontale a diritti fondamentali come vita e libertà a cui cattolici e liberali non possono adeguarsi

di GIUSEPPE ZOLA

L’Europa continua imperterrita e senza vergogna nella sua marcia verso l’affermazione di un pensiero unico sempre più dittatoriale. Con tutti i gravi problemi che ci sono, il Consiglio d’Europa ha avuto il coraggio di rimproverare l’Italia, perché da noi sarebbe troppo difficoltoso abortire.

A parte la falsità di fatto di quanto asserito dall’Europa, mi hanno colpito alcuni aspetti su cui non possiamo tacere.

La presa di posizione del consiglio è stato provocato da un esposto della CGIL, cioè da un sindacato che, invece di occuparsi dei problemi dei lavoratori (come dovrebbe), apre, addirittura a livello internazionale, problematiche di cui non è competente, a conferma che nessuno, oramai, fa più il proprio mestiere.

Si parla di aborto con una freddezza ed un cinismo micidiali. Mai si sente esprimere almeno una preoccupazione, se non un dolore, per il fatto che l’aborto, comunque, interrompe ferocemente una vita indifesa e innocente. Mai si sente una parola di pietà per chi non riesce a nascere a causa della violenza del più forte. La scienza ha dimostrato che la persona nascitura soffre terribilmente durante l’intervento, ma nessuno vuole prendere atto di questo e troppi chiudono gli occhi per non vedere che si tratta di una vita che muore.

Questa orribile insensibilità è causata dal fatto che il ricorso all’aborto è stato fatto passare per un “diritto” della donna. Un diritto fatto passare per “diritto” alla salute, anche quando si ricorre ad esso non certo per motivi di carattere medico. Essendo un diritto, tutto il resto passa in secondo piano: nessuna “pietas” per il debole vinto. Questo atteggiamento fa sì che tutte le norme contenute nella 194 che riguardano la “prevenzione” sono sistematicamente ignorate e che chi le ricorda viene automaticamente accusato di voler abolire tale legge, violando così il “diritto” della donna. Che almeno ritorni un po’ di pietà. Ed anche verso le donne, molte delle quali rimangono per sempre traumatizzate.

Fa specie, tra l’altro, che l’Europa chieda che sia più facile abortire proprio in un periodo storico nel quale si fa sempre più grave e preoccupante il problema della denatalità. Invece di incentivare le nascite, i nostri Paesi sembrano più preoccupati di interrompere delle vite nascenti, che, se lasciate vivere, aiuterebbero anche la ripresa morale ed economica delle nostre realtà. In un’Italia in cui, a detta dell’Europa, sarebbe difficile abortire, avvengono più di 100mila interruzioni di gravidanza l’anno. Senza di esse, il bilancio della natalità nel nostro Paese tornerebbe in attivo.

Con il proprio intervento, il Consiglio d’Europa porta un pesantissimo attacco all’istituto dell’obiezione di coscienza, che è espressamente previsto nella legge, e non a caso. Infatti, nessuno può essere obbligato a porre fine ad una vita. Probabilmente, questo era lo scopo principale di tale intervento: cercare di far fuori l’ultimo angolo di libertà concesso a chi non si vuole adeguare acriticamente ad un pensiero, che, in questo caso, è un pensiero contro il nostro bene supremo che è la vita (il secondo è la libertà, anch’essa pesantemente attaccata).

Non possiamo non giudicare molto negativamente l’intervento europeo, segno di una deriva che cattolici e liberali devono contrastare con ogni mezzo culturale, sociale e politico.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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