OPINIONI | 23 Ottobre 2016

La destra e i consigli inutili

Per l'ennesima volta Galli della Loggia dalle colonne del Corriere fornisce consigli non richiesti alla destra, con il suo consueto atteggiamento snob. Il mondo della teoria e delle chiacchiere da salotto non serve a nulla

di ROSSANO SALINI

Sulle colonne del Corriere della Sera il professor Galli della Loggia elargisce l'ennesima predica a beneficio della destra italiana, una destra che certamente deve ancora capire cosa fare da grande, ma che soprattutto – a seguire i ragionamenti del professore – sarà in grado di crescere solo quando farà tesoro dei preziosi consigli del cattedratico editorialista.

Galli – abbreviamo così per comodità il suo composito cognome – ormai da decenni si diletta nel dare consigli non richiesti alla destra, standosene naturalmente bene a distanza dall'agone politico. E a volte, sarebbe sciocco negarlo, la sua capacità di analisi e di giudizio gli ha permesso di arrivare a conclusioni molto originali e utili. Ma la pratica costante e ripetuta dell'arte omiletica può a lungo andare trasformarsi in un esercizio molto vacuo, che sconfina nell'estetismo: il rischio che si corre è quello di innamorarsi del proprio bel modo di parlare o di scrivere, finendo così col parlarsi addosso e per di più compiacendosene. Le omelie di Galli, soprattutto quelle che per coincidenza cadono nel giorno del Signore, stanno ormai in modo sempre più consistente trasformandosi appunto in un vuoto esercizio di stile, la cui utilità è solo quella di far vedere quanto il professore – che pure sembrerebbe un po' ''di destra'', una destra pura e astratta dal fangoso contesto nazionale – sia bravo a tirare scudisciate sul sedere all'infantile e impresentabile destra italiana.

L'ultimo ragionamento del professore si incentra sull'incapacità della destra di oggi di dire cose diverse da quelle che dice Renzi. Lo spostamento a destra di colui che dovrebbe essere il leader della sinistra ha fatto sì che venisse occupato il campo di competenza della destra, esautorando quest'ultima dalla possibilità di fare una proposta originale. E secondo Galli, la destra italiana, un po' stupida e grezza, di questa cosa non se ne rende conto, o quantomeno dimostra di non avere la più pallida idea di come reagire. Riassumendo il pensiero di Galli: Renzi dice cose di destra, e la destra – che non ci capisce nulla – finisce col dire le stesse cose di Renzi.

Chi non ci capisce nulla, in questo caso, è proprio il professore. Perso nell'iperuranio delle sue idee da salotto, non si rende conto che nella realtà dei fatti le cose sono molto diverse. Renzi in realtà ha messo in atto una riforma costituzionale che ripropone lo statalismo centralista tipico della più vecchia impostazione di sinistra; ha fatto una finta riforma della scuola, il cui unico obiettivo nascosto dietro tanto fumo era quello di portare a casa l'ennesima infornata di precari, come da copione assistenzialista; ha inanellato azioni come gli 80 euro o i bonus cultura ai giovani, che altro non sono che le tipiche regalie di uno Stato centrale che getta le briciole ai sudditi. Renzi non è di destra; lo è solo nella mente bacata di professori che pensano che basti cambiare linguaggio per cambiare posizionamento politico. Professori che elargiscono lezioni inutili, dalle quali bisogna guardarsi con grande attenzione.

La destra italiana ha difetti a non finire, per carità. Questo nessuno lo nega. Oggi soprattutto. Ma le prediche snob dei professori alla Galli non servono a nulla. Anzi, sono parte integrante del problema. L'inesistenza di un'autentica proposta liberale in Italia, una volta svanito nel nulla l'insegnamento di Sturzo ed Einaudi condannati al dimenticatoio con l'affermarsi della Democrazia Cristiana fanfaniana, è colpa innanzitutto dei liberali italiani, incapaci di sporcarsi le mani nell'agone politico, portando proposte forti, concrete e da calare nella realtà anche esercitando l'arte del compromesso. Il Galli spara-sentenze rappresenta esattamente questo atteggiamento distaccato e irresponsabile, che ha fatto sì che in Italia il pensiero liberale classico, anziché proposta politica, diventasse chiacchiera da fumoir, venata da disprezzo per la classe politica. Qualcosa di perfettamente inutile, se non dannoso.

Tutto questo fa il paio con quanto accaduto anche nel mondo politico-partitico. Negli ultimi anni, in un'area che va dal movimento di Oscar Giannino al tentativo politico di Corrado Passera, passando per l'area montiana, tra litigi, spaccature, frazionamenti e ripensamenti si è arrivati ad un punto in cui è diventato quanto mai chiaro che la volontà di costruire una destra dal profilo alternativo, un partito liberale vero, distinto dal liberalismo spurio e un po' caciarone di marca berlusconiana, è destinata miseramente a fallire, nella ricerca di una continua purezza professorale che stride pesantemente con la realtà dei fatti.

La destra berlusconiana e post-berlusconiana può sicuramente non piacere. Ma in politica, anche per cambiare, si parte da quel che c'è. La costruzione di una destra astratta da cui ricavare poi deduttivamente una sua traduzione pratica è un metodo sbagliatissimo e nocivo, da lasciare agli editorialisti oziosi, quanto mai lontani dalla realtà.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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