LA DESTRA DI GOVERNO | 17 Marzo 2016

Dire no ai ricatti di Renzi e Salvini

Forza Italia al bivio nell’analisi di Cerasa e Panebianco. Ma la ‘destra silenziosa’ deve dire no ai ricatti di Renzi e Salvini forgiando la sua identità nel binomio libertà e tradizione per costruire un grande partito di governo

di ROBERTO BETTINELLI

Davanti ai dilemmi provocati dalla rottura che si è consumata fra Salvini e Berlusconi sono possibili due risposte. Una è ben sintetizzata dal Foglio di Claudio Cerasa e l’altra dall’editoriale di Angelo Panebianco pubblicato sul Corriere della Sera dal titolo ‘La vittoria apparente’. 

Iniziamo dal Foglio che, giustamente, accusa di ‘tafazzismo’ il centrodestra per il fatto di presentarsi con ben quattro candidati a Roma, ma, ingiustamente, conclude con la solita e faziosa tirata a favore di Renzi. La salvezza dal salvinismo, secondo il direttore del Foglio, coincide con il provvidenziale approdo verso il premier e il Pd. Un ‘happy end’ che viene riproposto ogni volta che si afferma l’urgenza di garantire la sopravvivenza politica dei moderati appartenenti all’area del centrodestra. 

L’esito disastroso del Patto del Nazareno, che ha quasi polverizzato Forza Italia, e l’azzeramento umiliante del Nuovo Centrodestra che sotto l’ala renziana ha visto ridursi il suo consenso, pari ormai all’1% dell’elettorato, suggeriscono che l’argomentazione non è valida. 

La ragione è elementare. In mezzo a tanta confusione è incontestabile che Renzi voglia occupare il centro dello schieramento politico. Ma se questa è davvero la strategia madre del segretario del Pd, e lo è, non si vede come un partito centrista di stampo liberalconservatore e con le stesse ambizioni maggioritarie del Pd possa condividere lo stesso spazio. O l’uno o l’altro. 

Abbracciare Renzi, per Forza Italia, significa consegnarsi ad una morte certa. Un risultato che premia solo il premier e la sua concezione del Pd, ossia un contenitore ‘pigliatutto’ che si guarda le spalle a sinistra ma tende a posizionarsi secondo un modalità baricentrica. Renzi, in sostanza, sta facendo quello che Berlusconi ha sempre fatto: conquistare l’elettore medio che oggi è un po’ più infervorato rispetto al passato ma che, per sua natura e costituzione, concepisce la politica come azione e cultura di governo.

Concentriamoci ora sull’editoriale di Panebianco. Lo spunto prende avvio dal ‘suicidio apparente’ del centrodestra con le quattro candidature Meloni-Bertolaso-Marchini-Storace che nella capitale aumentano la probabilità di un ballottaggio, fino a ieri insperato, fra Pd e 5 Stelle. Nulla di diverso, insomma, rispetto al Foglio. Ma Panebianco ha il merito di mettere in luce l’isolamento di Salvini e la bontà del modello Milano. 

Senza un aggancio credibile al centro, infatti, la Lega è destinata a mutuare lo schema lepenista con il gap, rispetto allo scenario francese, della portata regionale connessa alle proprie origini. Un fattore penalizzante che può essere attenuato ma non superato dai tentativi di sfondare nel Centro e nel Sud Italia con la lista ‘Noi con Salvini’. Va aggiunta inoltre la concorrenza spietata che il Movimento 5 Stelle sa esercitare nel bacino dell’antipolitica. 

Un ‘lepenismo’ di questo tipo sarebbe quindi poca cosa, elettoralmente parlando, ma di certo non sarebbe in grado di sostituire le ambizioni e gli egregi risultati raggiunti dal tridente che oggi consente a due regioni cruciali del Nord come Lombardia e Veneto di essere governate dal Carroccio. 

L’analisi è condivisibile, ben presente anche a Maroni che ha pubblicamente esternato le sue preoccupazioni in merito al rischio di balcanizzare il centrodestra, e descrive l’incognita del ‘salto nel buio’ di Matteo Salvini. I numeri dei sondaggi rivelano il sorpasso ormai conclamato ai danni di Berlusconi ma al modello dell’unità che oggi a Milano consente ad un signor nessuno come Stefano Parisi di tenere testa al dominatore di Expo e delle primarie Giuseppe Sala, Salvini oppone un protagonismo che concentra l’attenzione esclusiva su di sé senza portare benefici alla coalizione di cui fa parte. Una strategia che lo avvantaggia personalmente in termini di visibilità ma che rappresenta la tomba di un centrodestra che deve allargarsi il più possibile, contendendo il centro a Renzi, e che in prospettiva rischia di privare la Lega delle opportunità di governo di cui gode attualmente. 

Fin qui Panebianco. Ma azzardandoci a procedere oltre la via tracciata dal politiologo nella sua riflessione è ragionevole sostenere che l’obbiettivo di sfidare il segretario del Pd secondo una ‘logica coalizionale’, per Salvini, è decisamente più abbordabile che non quello di sottrarre a Grillo il voto dei delusi e degli arrabbiati. Renzi, infatti, è al governo da due anni e ha mostrato tutti i suoi punti deboli su tasse, disoccupazione, investimenti, immigrazione e credibilità internazionale. Grillo e i 5 Stelle, al confronto, figurano come alternative immacolate che potrebbero meritare la fiducia degli elettori mossi dal disgusto più acceso verso la politica.

Gli stessi che insegue Salvini con la differenza, rispetto al Di Maio di turno, di essere sulla piazza da molto più tempo e di essere a capo di una forza, la Lega, che in seno all’antipolitica è vista come detentrice di una quota stabile e ben remunerata di un sistema politico che andrebbe raso al suolo. 

Dentro questo scenario Forza Italia non deve farsi ricattare né da Renzi né da Salvini ma incarnare il destino di una destra silenziosa che si assume il compito di unire libertà e tradizione costruendo un grande partito di governo. Quanto al segretario della Lega, si accorgerà ben presto che ad un avventuroso ‘salto nel buio’ è preferibile l'ordinaria quotidianità di alleanze certe e irrinunciabili. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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