SENZA FUTURO | 10 Ottobre 2016

La «discriminazione fiscale» delle famiglie italiane

Mentre Renzi annuncia l’ennesimo bonus imprecisato già bollato come «mancia elettorale» pre-referendum, la situazione fiscale delle famiglie resta strutturalmente drammatica: in Italia i nuclei con figli a carico sono i meno aiutati d’Europa

di LUCA PIACENTINI

La pressione fiscale sulle famiglie è addirittura in crescita. E le politiche pubbliche sono totalmente sbagliate. Al punto da far parlare di «discriminazione fiscale». Mentre in un confronto col resto d’Europa, dove il belpaese è la pecora nera della denatalità, le famiglie italiane con figli rimangono le più tartassate e le meno aiutate. 

Che in Italia la famiglia non sia propriamente in cima alle priorità dell’agenda politica non è un mistero per nessuno. Ma che il quadro fiscale sia addirittura in peggioramento, con un paradossale andamento positivo nel senso di un incremento del carico nel tempo, probabilmente è difficile da credere per chiunque. 

Invece è proprio quello che sta succedendo secondo il paper «La Ri-Nascita dell’Italia» pubblicato recentemente dall’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfn). Un documento che rappresenta un’eccezione nel panorama nazionale. Gli studi sull’inadeguatezza delle politiche famigliari infatti non sono molti. E, quando vengono realizzati, normalmente nessuno vi punta i riflettori tanto da proporli all’opinione pubblica quali approfondimenti prioritari. Quasi non si trattasse di un’emergenza che riguarda tutti: aiutare le famiglie con figli significa infatti «scommettere» sul futuro. Di più: potremmo dire che equivale tout court ad «avere» un futuro. 

Il dato che emerge dal rapporto è sconfortante: «Oggi l’Italia è uno dei paesi che meno destina fondi per la famiglia (1,3% del PIL, contro il 2,1% della media UE-27)». Non solo. La situazione peggiora. «La fiscalità, rivolta all’individuo e non alla famiglia - si legge nel dossier - tiene conto solo dei principi di equità verticale (chi più guadagna, più paga), ma non tiene conto dei principi di equità orizzontale (quante persone vivono con quel reddito, ndr). Paradossalmente nel 2015, a fronte di una flessione generale della pressione fiscale (-0,3%), per le famiglie il carico fiscale è addirittura aumentato dello 0,3%». 

Si arriva a parlare di «oggettiva situazione di discriminazione fiscale delle famiglie che ha portato al fenomeno sempre più diffuso delle finte separazioni». Il calcolo è che «con un reddito di 2.500 euro - prosegue il rapporto - i benefici per chi si separa ‘sulla carta’ ammontano tra i 500 e gli 800 euro al mese». Insomma, in Italia si sbaglia completamente il tiro: «Le politiche sindacali riguardano il lavoratore come singolo ma non considerano i carichi famigliari. La lotta alla povertà è rivolta principalmente alle categorie degli anziani e dei singoli, mentre le famiglie con figli diventano ogni anno sempre più povere». 

Mentre il presidente del Consiglio Matteo Renzi rilancia l’azione del governo ‘per’ le famiglie con una misura (un imprecisato bonus da 400 milioni di euro ancora tutto da definire) che a molti, avvicinandosi il referendum del 4 dicembre, fa venire in mente più il bonus ai 18enni derubricato dai critici a «mancia elettorale», piuttosto che un intervento realmente in grado di cambiare le cose, nessuno, aggiungiamo noi, pensa a quella che probabilmente è la misura chiave, da cui può dipendere un sostanziale cambio di rotta: una vera e propria rivoluzione fiscale. 

Nella seconda parte del dossier, l’Anfn elenca una serie di interventi virtuosi di cui la politica potrebbe farsi carico. Scorrendo la lista delle «Ventisei proposte per l’equità e la crescita», tra i passaggi chiave spicca proprio la necessità di un «fisco a misura di famiglia»: «La riforma del fisco deve passare attraverso l’introduzione del principio di equità orizzontale (oggi totalmente disatteso), che tiene conto di quante persone vivono sul reddito che deve essere tassato. Questo anche per allinearsi con altri sistemi fiscali più famlily-friendly come quello francese (quoziente famigliare) o tedesco (splitting)». 

«Avere tre e più figli non deve essere una discriminazione come lo è oggi, ma uno status - si legge nelle conclusioni - Bisogna passare dal concetto di assistenzialismo, che ha caratterizzato finora i (pochi) interventi per la famiglia, al concetto di investimento, di bene sociale da tutelare».

E tra le caratteristiche che eventuali «politiche di crescita e sviluppo» dovrebbero avere, la durata nel tempo è fondamentale: «Le misure non devono essere una tantum, ma devono essere continuative e strutturali». Insomma: l’opposto di quello che oggi sta facendo il governo Renzi, che sembra vivere alla giornata moltiplicando gli interventi spot, senza un piano organico capace di fare la differenza.  


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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