PENSIERO UNICO | 10 Marzo 2017

La finta dignità piegata all'interesse politico

Chi ha strumentalizzato politicamente la scelta di Dj Fabo non aveva alcun interesse a rispettare o realizzare quella che è stata chiamata «dignità», ma voleva solo porre in essere un altro tassello a favore del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Si sono dette tante cose, spesso fuorvianti, relative alla scelta del giovane Dj Fabo, andato in Svizzera per essere assistito nel suo desiderio di porre fine alla sua vita. Non è possibile alcun giudizio sulla sua persona, che meriterebbe solo silenzio e preghiera. Ma i radicali, come al solito (hanno ripetuto lo stesso copione che abbiamo già visto in occasione delle leggi sul divorzio e sull’aborto), hanno vergognosamente strumentalizzato quella scelta e lo hanno fatto, innanzi tutto, creando una grande confusione, mescolando temi totalmente differenti tra di loro: il “testamento biologico” non ha nulla a che fare con il suicidio assistito, il quale non ha nulla a che fare con l’eutanasia, la quale, a sua volta, può essere attiva o passiva.

In questa confusione, mi ha particolarmente colpito una delle motivazioni date da radicali e compagni per giustificare il drammatico gesto. E la motivazione è stata questa: Dj Fabo è stato costretto ad andare in Svizzera per poter morire con dignità. Ecco la parola magica: dignità. Ma, mi chiedo, di fronte ad un gesto drammatico e irrimediabile come un suicidio, possiamo dire che esso diventa più dignitoso solo perché viene attuato in un luogo ospedaliero pulito, igienicamente a posto, dove la medicina mortale viene consegnata con i guanti ed in modo gentile? Ancora una volta, pensiamo di potere risolvere un problema tragico solo con le buone maniere? Il suicidio è meno drammatico solo perché viene somministrato in modo educato? Non una lacrima ho visto scorrere sul volto imperterrito di chi ha accompagnato Dj Fabo alla morte: egli è in pace solo perché un medico ha assistito al gesto tremendo?

L’enciclopedia italiana così definisce la dignità: «Condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, ed insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a sé stesso». Sulla base di questo non mi sento di dire nulla circa la scelta della vittima, che rimane in tutto il suo mistero. Ma molto vi sarebbe da dire circa lo strumentalizzatore politico che ha accompagnato la vittima, divenuta vittima sacrificale di un disegno ancora una volta di morte. Sarebbe stato veramente dignitoso accompagnare lo sventurato giovane verso un percorso che gli facesse almeno intravedere che la sua vita aveva ancora un senso. La dignità, sulla base della «stessa natura di uomo», non può che essere instancabilmente spinta nella direzione della vita e non della scorciatoia della morte. E non bestemmiamo, dicendo che con la morte si vuole salvare la dignità dell’uomo.

All’accompagnatore di Dj Fabo interessava solo porre in essere un altro tassello a favore del pensiero unico, il quale, nel suo totalitarismo oramai evidente a tutti, sembra sempre più preoccuparsi della morte invece che della vita.

 


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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