PENSIERO UNICO | 27 Maggio 2015

La finta uguaglianza che elimina le differenze

Tutte le battaglie condotte dalle organizzazioni Lgbt hanno in comune un criterio di base: abbattere le differenze, sulla base di un concetto errato di uguaglianza, che non tiene conto della realtà. Ecco un'altra frontiera del 'pensiero unico'

di GIUSEPPE ZOLA

Il pensiero unico avanza come uno tsunami e con toni sempre più dittatoriali, come è avvenuto in Irlanda, dove nessun partito, nessun giornale, nessun VIP ha osato opporsi all’ondata irrazionale che ha portato al trionfo del sì al matrimonio gay. Anche il mondo cattolico si è mostrato incerto e si è vergognato di differenziarsi dal “mondo”, come il Vangelo invita a fare.

Tutte le battaglie condotte – con grandi disponibilità di mezzi messi a disposizione dalle potenti Fondazioni americane (di ispirazione massonica) – dalle organizzazioni Lgbt hanno in comune un criterio di base: abbattere le differenze, sulla base di un concetto errato di uguaglianza, che non tiene conto della realtà, così come è stata creata. Vogliono abbattere ogni differenza, perché hanno paura dell’altro, avendo fatto fuori l’ALTRO.

Per superare la difficoltà di amare e accettare l’altro, lo fanno fuori, affermando che l’altro è come me e quindi non c’è alcuna fatica ad accettarlo. E’ stato scritto che il mondo di oggi vuole costruire un mondo così perfetto da evitarci la fatica di essere buoni. Ecco, il pensiero unico vuole evitare questa fatica, saltando a piè pari duemila anni di storia. E per evitare questa fatica distorce la realtà, pretendendo che sia per forza uguale ciò che non lo è.

La immensa fantasia creatrice di Chi ha voluto questo mondo ha plasmato delle diversità e ha ordinato loro di amarsi e di collaborare. Ha creato l’uomo e la donna, assolutamente diversi tra di loro, proprio perché riuscissero ad amarsi e a procreare tanti “altri”. Ha fatto gli animali diversi dagli esseri umani e diversissimi tra di loro. Ha plasmato la terra diversa dall’acqua e la luce diversa dal buio, ha riempito il mondo intero di colori diversi. Il problema è amare e accogliere questa diversità, non appiattirla.

Il pensiero unico, se non lo contrastiamo, ci sta conducendo ad un mondo totalmente appiattito e quindi totalmente noioso, totalmente succube ad un potere unico, non più “diverso”, non più dialettico e, diciamolo pure, non più democratico. L’altra sera il festival della canzone europea è terminato con un abbraccio tra la barbuta Conchita ed il bel vincitore svedese, il quale, ubbidendo agli attuali dettami indiscutibili, ha detto che siamo tutti uguali e la conduttrice italiana, naturalmente, ha commentato affermando che tale concetto è la più seria eredità dell’intero festival. Il sciocco buonismo e il “politicamente corretto” la fanno oramai da padroni, in ogni circostanza, anche in quelle più futili.

La cultura cattolica e quella liberale dovrebbero allearsi per porre un argine serio a questo andazzo. E’ evidente che, a livello della dignità siamo tutti uguali, ma una vera società nuova potrà nascere solo se accetteremo le nostre differenze e le nostre diversità. Non dimentichiamo che il Vangelo ci chiede di amare il massimo della diversità (anzi, l’altro per eccellenza): il nemico. Gesù ci chiede di amare persino il nemico, non di annientarlo.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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