IMMIGRATI | 14 Giugno 2015

Francia chiude le frontiere. Come darle torto?

Ventimiglia, immigrati bloccati dai gendarmi. L’ipocrisia dell’UE che tace mentre Hollande straccia Schengen e Renzi balbetta sul ‘piano B’. La verità è che i cugini d'oltralpe hanno fatto l’unica cosa da fare. Difendersi dall'invasione

di ROBERTO BETTINELLI

In fondo la Francia sta facendo ciò che la gran parte di coloro che vivono in questo nostro stramaledetto Paese vorrebbe fare. Chiudere le frontiere e dire finalmente basta agli sbarchi, agli immigrati ammassati nella stazione Centrale di Milano e nella tendopoli dell’esercito a Roma, al caos intollerabile dei centri di accoglienza e ai bivacchi degli stranieri a Ventimiglia. 

L’atteggiamento di Parigi è spiegabile soprattutto in un modo: il tentativo di Hollande di recuperare consenso dopo le sfortune elettorali. Una giustificazione più che valida. Ma non basta. L’ipocrisia di chiudere le frontiere seguitando ad affermare che il trattato di Schengen è onorato fino alla virgola, la dice lunga su qualcosa di ben più grave dello scarso spirito di collaborazione del governo francese. E’ il segnale inequivocabile che l’Europa unita non esiste. Non c’è alcun vero collante che lega i Paesi membri davanti a un’emergenza che viene percepita da tutti come una minaccia vitale. La gendarmeria che sbarra la strada agli stranieri evidenzia quanto sia inattaccabile l’interesse nazionale e quanto invece sia debole quello comunitario. 

Altro che Unione Europea, è la divisione il vero volto di Bruxelles che dietro una patente di finta solidarietà cela appetiti, invidie e rivalità. Il peggiore repertorio delle relazioni fra gli Stati-nazione. Un’indifferenza che accomuna vecchi e nuovi soci della ditta europea. La Francia non è la sola a dare prova di egoismo. Le nazioni dell’ex blocco sovietico stanno rasentando lo sciovinismo dimenticando che quando avevano bisogno di aiuto i governi di Roma hanno sempre teso la mano. 

D’altro canto se siamo arrivati a questo puntio, non si può certo dire che Renzi abbia dimostrato di possedere il giusto grado di fermezza e di lungimiranza. Il premier non è riuscito a trasmettere la gravità di un problema che riguarda tutto il continente negoziando con Bruxelles una serie di interventi tanto pomposi quanto 'immaginari'. Il presidente del Consiglio e l’altro rappresentante per la politica estera Federica Mogherini finora hanno incassato buoni propositi, compassionevoli dichiarazioni d’intenti e solenni rassicurazioni. Ma non hanno ottenuto nulla di concreto e risolutivo. 

Renzi ha parlato di un ‘piano B’ che dovrebbe mettere tutto a posto, ma è sembrata una delle sue solite sparate. Un escamotage finalizzato a prendere tempo e a depistare l’opinione pubblica. Finora il governo ha schierato in completa solitudine il ministro degli Interni Angelo Alfano che, un po’ per spirito di servizio e un po’ per guadagnare visibilità rispetto all'onnipotenza mediatica del premier, ha ceduto alla tentazione di farsi carico di un’impresa immane. Ora è lo stesso Alfano ad invocare la solidarietà europea utilizzando toni mai impiegati prima. Ma non dovrebbe essere lui a chiamare in causa direttamente la Merkel, Cameron e Hollande. Chi dovrebbe farlo è Renzi che finora ha cercato con ogni mezzo di schivare l'obbligo di dare risposte. Ma non è più possibile tacere. Se il ‘piano B’ esiste davvero e non è soltanto una brutale mossa comunicativa in attesa del summit europeo del 25 giugno, che sia attivato il prima possibile. Quanto ai cugini francesi, come dargli torto. Hanno fatto quello che noi italiani non abbiamo avuto il coraggio di fare. Hanno chiuso le frontiere davanti a una massa di disperati che sono destinati a ingrossare soltanto le fila dei senza tetto e senza lavoro a spese della comunità. 

Potessimo permettercelo, non sarebbe un delitto. Ma la gente comune è ormai troppo esasperata da un fisco delinquenziale e da una recessione senza precedenti. I tempi delle vacche grasse sono finiti. E dopo tutto, se la Francia del socialista Hollande non ha avuto remore perché dovremmo averle noi? Il precedente non è del tutto inutile. Impariamo da chi sa autotutelarsi e cominciamo coll'erigere nel Mediterraneo una barriera per rimandare indietro barche, gommoni e pescherecci. Se sulle coste libiche c’è davvero mezzo milione di immigrati pronti a raggiungere l’Italia, non abbiamo altre alternative. Il piano Juncker prevede la distribuzione di 24mila profughi fra i Paesi membri quando gli arrivi attesi per il 2015 dovrebbero essere fra i 180mila e 200mila. La Francia insegna: salviamo il salvabile. O ci pensiamo noi o non ci penserà nessun altro. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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