UNA LEZIONE PER L'EUROPA | 14 Dicembre 2015

La Francia e la retorica dell'estremismo

Il caso delle elezioni regionali francesi: Hollande, Valls e compagni hanno lanciato l'allarme contro l'estremismo di destra. Ma loro possono dirsi moderati? Con la loro imposizione di un'educazione laicista hanno dimostrato il contrario

di ROSSANO SALINI

L'unione può certamente fare la forza, ma al tempo stesso può rivelare una grave, strutturale debolezza. Come accade nel caso in cui siano costretti a unirsi elementi eterogenei al solo fine di arginare un nemico che nessuno sarebbe in grado di contrastare. Per inconsistenza propria, non per insormontabile forza dell'avversario.

Il fatto che un personaggio di livello medio-basso come Marine Le Pen sia riuscita a terrorizzare in maniera così profonda l'intero panorama politico francese, costringendo destra e sinistra a uno scalcagnato fronte unitario di salvezza nazionale per sbarrare la strada all'estremista di destra, è proprio uno di quei casi in cui l'unione improvvisata è più segno di debolezza che di forza. Una debolezza che è incarnata dai due leader Sarkozy e Hollande: il primo con tutta probabilità il peggior rappresentante che i partiti di destra europei siano mai riusciti a mettere in campo, primo responsabile di una serie di clamorosi errori in politica estera di cui tutti stiamo pagando le conseguenze; il secondo capace di incarnare tutto il portato di ideologia e imposizione del pensiero unico laicista di cui la francese ''gauche caviar'' è capofila a livello europeo.

E proprio questo ultimo aspetto dovrebbe metterci sull'attenti a proposito dell'allarme spesso partigiano e manipolatorio con cui viene sventagliato lo spauracchio dell'estremismo. Nessuno mette in dubbio che le politiche di Le Pen possano essere bollate come estremiste. Ma non è quello, in fondo, il vero problema. Molto più persuasivo sarebbe dimostrare che sono politiche sbagliate, che con il finto proposito di difendere l'autonomia e l'identità della Francia finirebbero con l'isolare la nazione e tagliarla fuori dal contesto politico ed economico europeo e mondiale. Bisognerebbe chiarire come il metodo estremista di parlare di contrasto all'immigrazione è uno specchietto per le allodole, che fa leva sulla paura per alzare la voce ma senza proporre nessuna soluzione concreta, nessuna strada praticabile per rendere più sicuro il tessuto sociale francese (e lo stesso accade in Italia).

Invece no, niente di tutto questo. Si punta il dito contro il mostro. Si parla di estremismo, e si lancia l'anatema. Così facendo, si ottengono forse vittorie provvisorie come quella generata dal fronte destra-sinistra al secondo turno delle elezioni regionali il 13 dicembre scorso, ma al tempo stesso non si fa che aumentare la simpatia a livello popolare nei confronti di una forza che, in quanto contrastata dal resto del panorama politico, si può guadagnare la nomea di forza diversa, fuori dal coro, temuta in quanto capace veramente di cambiare le cose.

Altro fattore importante è che non regge l'accusa di estremismo da parte di chi, implicitamente, promuove se stesso come moderato, equilibrato, pieno di senso della democrazia e della nazione, pur senza esserlo. La sinistra francese targata Hollande può dirsi una forza moderata che ha il diritto di puntare il dito contro gli estremisti? Molte delle politiche messe in campo da Hollande e dai suoi collaboratori dicono l'esatto contrario. Dall'imposizione capillare di un'educazione di stato in nome di una presunta laicità, fino a certe balzane proposte come togliere il nome dei santi da città, vie e piazze, risulta evidente che quanto a pericolosità per posizioni estreme, illiberali e anti-democratiche l'hollandismo non ha nulla da invidiare al lepenismo. E quando il primo ministro Valls parla di un rischio di guerra civile in caso di vittoria del Front National lo scenario che evoca è esattamente questo: una guerra civile causata dallo scontro fra opposti estremismi.

Il caso francese dovrebbe allora valere come monito per l'Europa intera, così in affanno e priva di identità. La nascita degli estremismi è sempre colpa di un vuoto culturale che per forza di cose deve essere colmato. I leader culturali e politici di oggi pensano che il nichilismo cinico, il dubbio, il relativismo sistematico siano i veri garanti della democrazia, e che l'affermazione di una verità e di una identità ne rappresentino una minaccia. È invece l'esatto contrario: il nulla lascia campo aperto ai finti e pericolosi riempitivi (che sia l'estremismo islamico, o gli estremismi di casa nostra); l'affermazione di un'identità genera confronto e dialogo, quindi vera libertà.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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