REFERENDUM | 24 Maggio 2016

La gaffe della Boschi sui partigiani

La patinata Boschi usa i partigiani nella battaglia referendaria ostentando superiorità morale. Ma dimentica che il Pd è pieno di indagati e che Renzi, da vero tiranno, è pronto ad abbattere chiunque non sia d’accordo con le sue scelte

di ROBERTO BETTINELLI

Se c’è qualcosa che Renzi e il ministro delle Riforme non possono proprio fare è la morale. Ma da quando hanno preso solennemente possesso di Palazzo Chigi, grazie al colpo di mano orchestrato dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non fanno che sottolineare la presunta superiorità etica del loro operato. A sentirli parlare avrebbero onorato il patto dell’onestà e della trasparenza in ogni occasione. E naturalmente l’avrebbero fatto anche in merito alla tanto discussa, e contestatissima, riforma costituzionale. 

Qui addirittura Maria Elena Boschi, nella recente polemica con l’Anpi, ha osato niente meno che salire in cattedra per giudicare e condannare i padri nobili della sinistra italiana: i partigiani.

«Quelli veri, che hanno combattuto nella Resistenza, non quelli che sono venuti dopo, voteranno sì» ha detto la Boschi nell’intervista rilasciata a Lucia Annunziata su Rai 3. Una dichiarazione che ha fatto inalberare subito Pier Luigi Bersani. «Una gestione politica sconsiderata e avventurista» ha ribattuto l’ex segretario del Pd, abituato a sottolineare le gaffe e gli errori, molti frequenti, del premier Renzi e delle pedine più in vista del suo entourage.

Ma al di là delle scaramucce tutte interne al Pd, l’uscita della Boschi corona una serie di interventi e di prese di posizione, comuni all’atteggiamento sprezzante e paternalistico del suo mentore, in cui è evidente come tra vecchia e nuova sinistra non cambi molto. 

Come Bersani e gli altri leader storici hanno sempre rivendicato i loro meriti sul piano morale denunciando faziosamente i demeriti degli avversari, in primis Silvio Berlusconi, così la Boschi e i cloni di Renzi fanno altrettanto allargando però lo spettro degli accusati e delle accuse. Nel mirino non finisce solo il centrodestra ma anche i settori e i protagonisti della sinistra che sembrano non condividere le scelte del governo. Finiscono, in sostanza, tutti coloro che non si allineano. 

Ma pur rilevando il medesimo atteggiamento snobistico e settario, intervengono alcune differenze. Bersani, D’Alema, Veltroni e gli altri leader della sinistra che hanno iniziato la loro carriera politica nel Pci, mai e poi mai, si sarebbero permessi di stravolgere la costituzione ed ergersi, come ha fatto la Boschi, a giudice implacabile dei protagonisti della resistenza distinguendo fra veri e falsi, buoni e cattivi, utilizzando come unico principio la presunta e strumentale aderenza alle azioni dell’esecutivo.

E’ il segnale inequivocabile di una rinuncia alle origini, ai miti fondativi e alle tradizioni del socialismo in salsa nostrana. E non è nemmeno una prova, come vorrebbero far credere i renziani di turno, della conquista di una terzietà che libera dai vincoli opprimenti delle ideologie. Anzi, è vero proprio il contrario. In assenza di un riconoscimento autentico dei principi sanciti dalla costituzione e del rispetto verso chi nella narrazione della sinistra ne ha sempre incarnato al meglio lo spirito, i partigiani appunto, non resta che l’autotutela. La parziale tesi difensiva di chi sa che, dalla battaglia del referendum, dipende il proprio futuro politico. Di più: il proprio futuro tout court in quando né il premier né la ministra avrebbero l’opportunità di conservare autonomamente il prestigio, i compensi, la notorietà che finora la politica ha saputo garantire nelle loro vite.  

Renzi e Boschi falliscono miseramente quando pretendono di farsi carico del rinnovamento morale del Paese, come dimostrano le numerose inchieste giudiziarie che colpiscono il Pd, né riescono ad andare oltre ad una mera giustificazione autoreferenziale della condotta di governo. Un esecutivo, è giusto ribadirlo, che è accompagnato dalla penalità di essere guidato da chi non può fare appello alla inossidabile correttezza di un’elezione popolare e che, nonostante l’inguaribile difetto di legittimità aggravato dal fatto di derivare da un parlamento corroso dal peggiore trasformismo, non si fa scrupolo di riscrivere la magna carta della Repubblica per mutare radicalmente la natura della democrazia italiana. 

Bersani e la vecchia guardia, quando sentenziavano dal pulpito, potevano invocare i grandi ideali costituzionali. Cosa che la Bochi e Renzi non possono fare per ovvi motivi eleggendo a marchio di fabbrica una misera giustificazione dell'azione di governo, affidandosi al criterio dell'autoreferenzialità che ha inquinato persino la battaglia referendaria, ridotta per volontà di Renzi ad un banale plebiscito. A favore o contro sé stesso. 

Il ministro Boschi la smetta, dunque, di fare la morale a tutti. Se c’è qualcuno, oggi, che sembra altamente preoccupata di difendere i privilegi concessi dalla carica politica che riveste è proprio lei. Lei e, naturalmente, Matteo Renzi. 

Entrambi lascino stare i partigiani che, da quando è nata la Repubblica italiana sulle ceneri del fascismo, hanno combattuto sempre e unanimemente sotto la medesima bandiera. Ed era, con buona pace della Boschi, la bandiera della costituzione. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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