SCENARI | 21 Novembre 2017

La Germania in stallo e il destino incerto dell’UE

Parigi punta ad una nuova UE, Berlino è in stallo per la mancanza di un accordo di governo. Il futuro incerto dell’Europa e il possibile ruolo dell’Italia (con un nuovo governo)

di LUCA PIACENTINI

Francia dinamica, Germania in stallo. Parigi scalda i motori per una nuova Europa, Berlino nicchia di fronte al proprio destino incerto. Da un lato abbiamo un Macron che sbaraglia i partiti tradizionali. Li annichilisce, sostituendoli con una maggioranza parlamentare schiacciante, forgiata a propria immagine e somiglianza. Una volta presidente, mostra i muscoli sul piano strategico, militare ed economico. Ottiene l’assegnazione dell’Agenza bancaria europea. Certo, come nello spareggio Milano-Amsterdam, con l’inaccettabile dinamica della lotteria in un’Europa sempre meno credibile e più simile ad un centro scommesse che ad un’attività seria, che guarda al futuro concretamente e non solo con le dichiarazioni di intenti. 

Dall’altra parte abbiamo una Merkel indebolita e logorata. In casa vince e non vince le elezioni. Ha la maggioranza relativa (il 33%) ma non riesce a dare vita ad un governo. Neppure sotto i colori della bizzarra coalizione ‘Giamaica’ potenzialmente composta da cristiano-democratici, verdi e liberali. 

Fallita la trattativa, con questi ultimi che fanno saltare il banco, Merkel rifiuta la prospettiva di un governo di minoranza e pensa a nuove elezioni. Che però, stando ad esperti e commentatori, non sembrano destinate a mutare i rapporti di forza tra i partiti. Cosa succederà?

Il tandem franco-tedesco ha condotto fino a qui un’Europa imperfetta e ammaccata che scontenta tutti (a parte Berlino e, forse, Parigi) e non muove un passo verso il cambiamento. Una richiesta di rinnovamento che affonda le radici al di là della crisi dei mutui, arriva alle disfunzioni che l’UE dell’allargamento progressivo a 28 e poi dell’arretramento a 27 ci ha lasciato, l’Unione del mercato e del rigore, per circa la metà Unione dell’euro ma non Unione della solidarietà e del buon senso, che imporrebbe invece ai Paesi del Nord di non guardare più alle Alpi come al confine meridionale delle politiche UE, quasi che i Paesi del Mediterraneo non contassero (o li si volesse non far contare), ma di offrire una reale prospettiva di svolta, che per essere tale dovrebbe basarsi su tutti i pilastri europei. 

Nelle ultime settimane, nelle fasi delle trattative e degli incontri tra i leader dei partiti tedeschi, la presenza della Germania è rimasta sotto traccia. Ma ora che lo spettro dell’instabilità politica è apparso anche a Berlino, non è detto che per l’Italia e i Paesi che ambiscono a rialzare la testa andrà meglio. 

Cosa accadrà oltre le Alpi? Muteranno gli equilibri nel Bundestag, che vede già una corposa presenza di nazionalisti e iper conservatori? Difficile che la Francia avrà la forza necessaria per prenderne il posto scippandole la leadership europea, anzitutto a causa dei limiti oggettivi, popolazione, pil e peso specifico assai inferiori di quelli tedeschi. 

Per un grande Paese fondatore UE come l’Italia potrebbe essere l’occasione - certo, con un nuovo governo di centrodestra, visto che la sinistra si è chiaramente dimostrata inadeguata al compito - di fare la differenza e, grazie a riforme vere e un reale cambio di passo nelle politiche economiche, restare saldamente seduta al tavolo dell'UE che conta, con il capitale della credibilità di chi crede nel progetto europeo ma nel contempo ne pretende una ristrutturazione profonda, che non si limiti ad un restyling di facciata che non rassicura l’opinione pubblica, attraversata da un euroscetticismo sempre più dilagante. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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