STUPRI DI MASSA | 05 Gennaio 2016

La Germania e l’incubo dell’uomo nero

Capodanno, donne insultate e molestate da stranieri a Colonia, Amburgo, Stoccarda. Merkel costretta a fare i conti con il flop dell’integrazione e l’odio degli immigrati per i 'benefattori' tedeschi

di ROBERTO BETTINELLI

La civile e potente Germania si sveglia nel nuovo anno con l’incubo dell’uomo nero. Colonia, Amburgo, Stoccarda, nella notte di Capodanno, sono state teatro di molestie sessuali di massa ad opera di «uomini di colore», mediorientali o nordafricani, che hanno insultato e toccato decine di donne. 

Solo a Colonia le denunce sono state una novantina. Un migliaio di stranieri si è radunato nei pressi della stazione ferroviaria. Gli immigrati, dai 20 fino ai 40 anni, hanno fatto esplodere petardi e hanno palpeggiato le donne che gravitavano nelle vie vicine. Il ministro della Giustizia, Heiko Maas, ha parlato di «crimini organizzati». La Merkel ha espresso tutta la sua indignazione davanti ai numerosi episodi di violenza. Una delle donne prese di mira ha dichiarato di essere stata toccata ovunque. «Almeno 100 volte» ha detto. Molti degli stranieri sembravano ubriachi.  

Come hanno già rilevato le autorità tedesche, non si è trattato di una casualità. Gli stranieri hanno agito sotto una regia. «In una dimensione completamente nuova» ha sottolineato Maas. Hanno obbedito ad un ordine comune, manifestando un sentimento di disprezzo verso i 'benefattori' tedeschi. 

Se è così che sono andate le cose, e c’è da crederci viste le molte denunce fatte alla polizia e le dettagliate ricostruzioni di giornali autorevoli come il settimanale Der Spiegel, la decisione della Germania di aprire le frontiere nel 2015 non ha dato i frutti sperati. E’ stato un errore di sopravvalutazione. O, se vogliamo, di superbia. 

L’odio per i ‘padroni di casa’ da parte di molti immigrati resta ed è, per certi versi, inevitabile. E ciò accade perché, nonostante le promesse della Merkel, nemmeno Berlino oggi ha la forza economica e morale per garantire una corretta integrazione. 

E’ inutile spalancare le porte dell’Europa a centinaia di migliaia di stranieri, la gran parte dei quali non appartiene alla categoria che può legittimamente richiedere asilo politico, se poi i nuovi arrivati non sono messi nelle condizioni di ottenere un lavoro, aprire un conto in banca, comprare casa, mandare i figli a scuola. 

E’ inutile dire loro che non saranno emarginati in uno dei tanti ghetti delle città industriali dei lander tedeschi quando, alla fine, è proprio questo ciò che accadrà. Ed è altrettanto inutile dire a sè stessi che chi vive a stretto contatto e prolungatamente in una situazione di degrado non provi odio e non si organizzi per sfogare la rabbia.  

La Merkel, dopo aver liberalizzato gli ingressi, è già stata tentata dall’idea di sospendere Shengen e chiudere le frontiere. Quello che si è verificato a Colonia, Amburgo e Stoccarda è un pericoloso avvertimento. Svezia e Danimarca hanno inasprito i controlli ai confini e l’hanno fatto per evitare di essere invase dalle ondate di migranti. La solidarietà e il mercato unico dei Paesi europei sono oggi a rischio più che mai. E lo sono per un'evidente incapacità di affrontare con senso pratico e spirito di giustizia il problema epocale dell'immigrazione. 

O l’Europa prenderà a breve la decisione di chiudere le frontiere all’esterno o dovrà rinunciare al suo interno ai preziosi e insostituibili spazi di libertà che l’hanno tenuta a battesimo e che le hanno donato democrazia e prosperità. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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