RIFORMA DEL SENATO | 14 Ottobre 2015

La gioia dei politici e l'indifferenza del popolo

Senato, Renzi e Boschi esultano. Ma se il Paese finora non è crollato è solo grazie alla tempra degli italiani e non certo alla bontà di una costituzione che aveva grossi difetti prima e li avrà anche ora. Dobbiamo solo scoprirli

di ROBERTO BETTINELLI

Ora Renzi ha il ‘suo’ Senato. E’ proprio il caso di dirlo dopo il voto che ha messo una parola fine alla vecchia versione di Palazzo Madama. La riforma che prende il nome dal ministro Maria Elena Boschi, sempre più chic e sempre più convinta che le aule parlamentari siano da equiparare a sfilate di moda, consegna definitivamente la camera alta nelle mani di un Pd che spopola nei consigli regionali. Da qui, infatti, saranno pescati i membri del nuovo Senato. 

 

Ora, come ha giustamente fatto notare Silvio Berlusconi, tutto potrà essere più semplice. Ma proprio perché più semplice, meno democratico. Resta il fatto che al momento della votazione decisiva le opposizioni hanno scelto la strada dell’Aventino. Una strada che storicamente non ha mai garantito buoni risultati. Ma in questo caso non era possibile individuare un’alternativa. Il governo e il Pd hanno rifiutato ogni trattativa che aprisse alla possibilità di attuare modiche al disegno di legge. Non solo. Renzi, davanti alla possibilità più che concreta di essere impallinato dai suoi stessi senatori, non ha esitato a fare scorribande nel campo avversario imbarcando Verdini e il suo manipolo di impresentabili. Un gesto di plaetale scorretteza. E nonostante Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord abbiano fatto venire meno la loro presenza in aula, il premier non si è scomposto. E tantomeno sono apparsi preoccupati i suoi seguaci. Una forzatura che compromette inesorabilmente la legittimità della riforma. 

 

Un sistema politico con una sola camera che, grazie al bonus di maggioranza dell’Italicum, diventerà il magistrale terreno di manovra per il partito che vincerà le elezioni, rappresenta un rischio inedito per gli italiani. Per anni sono stati costretti ad ascoltare la sinistra che urlava scandalizzata davanti al successo politico del Cavaliere. Ma ora che sono Renzi e il Pd a cancellare in modo grossolano il bicameralismo perfetto al punto da 'desertificare' il parlamento privato della presenza delle opposizioni, la lettura dell’ultimo ventennio si dimostra per quello che è ed è sempre stata. Ossia una montatura ideologica. 

 

Il nuovo Senato nascerà solo nel 2020 mentre nel 2016 ci sarà il referendum con il quale il popolo potrà approvare o meno quanto è stato fatto nelle ultime settimane in parlamento. I passaggi intermedi alla Camera per l'utima lettura sono a prova di imprevisti. I numeri sono dalla parte del Pd che potrebbe anche non avere più bisogno della pattuglia dei verdiniani che sono stati essenziali nelle votazioni a Palazzo Madama. 

 

Ma prima che Renzi alzi il calice della vittoria è necessaria una riflessione. La gioia con la quale la Boschi e Renzi hanno accolto la fine sostanziale dell’iter di riscrittura della Costituzione, lascia la gente comune né con l’amaro in bocca né con un sincero entusiasmo. Il sentimento generalizzato è l’indifferenza come si evince dai sondaggi che danno il Pd ridimensionarsi fatalmente giorno dopo giorno, ormai prossimo a subire il sorpasso dei 5 Stelle. Sorpasso che, peraltro, a Roma si è già realizzato. 

 

Gli abiti fintamente castigati e le scollature chirurgiche della Boschi, insieme alla parodia renziana del kennedismo, possono tentare di illudere gli italiani in merito alla svolta. Ma puntare tutto su una modifica degli ingranaggi della costituzione che si avvererà, forse, fra cinque anni, è quanto meno un azzardo. Il nuovo scenario mette tutto il potere nelle mani di un singolo partito e di un singolo leader. Il rischio che a vincere e a comandare possa essere un incapace o un corrotto patentato è molto più alto rispetto al passato.

Chi si intende davvero di regole e istituzioni sa che queste sono importanti, ma alla fine ciò che fa la differenza fra un governo saggio e uno scelelrato è il materiale umano. Visti i precedenti e la situazione corrente, in Italia non c’è da stare allegri. 

 

E’ evidente che uno Stato dai meccanismi più performanti può essere di notevole aiuto, ma se il Paese finora non è crollato è un miracolo che si deve unicamente alla tempra degli italiani e non certo alla bontà o meno di una costituzione che aveva grossi difetti prima e li avrà anche ora. La differenza è che dobbiamo ancora scoprirli.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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