LEOPOLDA E LIBERTA' DI STAMPA | 14 Dicembre 2015

Se la gogna per i giornali è un vero fiasco

Pioggia di critiche sul «concorso per il titolo peggiore» lanciato alla Leopolda dal premier Renzi. Il presidente del Consiglio invita il pubblico a votare le prime pagine dei quotidiani che lo criticano, ma sul sito web ottiene solo un pugno clic

di LUCA PIACENTINI

I titoli dei giornali sul potere sono spesso irriverenti e politicamente scorretti. Frasi ad effetto, che giocano sui doppi significati delle parole. Ma che hanno un obiettivo: criticare e spingere a riflettere, sollevando domande scomode sulle azioni di chi tiene in mano il timone del Paese. 

A loro volta, questi titoli sono criticabili, perché le linee editoriali si possono non condividere, possono non piacere e risultare perfino indigeste in quanto totalmente altro rispetto alle proprie idee. Ma è la stampa, bellezza. La libertà di pensare e criticare, uno dei fondamenti della società moderna e sale della democrazia, alla quale è inscindibilmente legata. Sì, perché non c’è democrazia senza libera informazione, né libera informazione senza democrazia. Non a caso, lo abbiamo già ricordato sulle pagine di questo giornale e ci perdoneranno la ripetizione i nostri lettori, non basta il voto per fare la democrazia. Occorre che la voce del dissenso esista, sia libera e venga garantita con questa caratteristica. 

Detto altrimenti: che altro dovrebbero fare, di fronte al potere, gli organi di informazione? Dare semplicemente conto dell’azione del governo? Ma c’è già chi ci pensa: per l’esecutivo ci sono i comunicati stampa, per i ministri e i personaggi politici, se lo vogliono, le biografie. Niente di male a raccontare l’azione del premier. Nulla di sbagliato nel descrivere la vita politica di personaggi pubblici importanti. Ma questi non sono gli obiettivi del giornalista. Che racconta i fatti, raccoglie e ospita opinioni diverse, le mette a confronto, dà ai lettori gli strumenti critici per capirle. E’ inevitabile: chi governa un paese deve essere sottoposto al doppio controllo, da un lato, della politica attraverso l’opposizione e i contrappesi istituzionali, e dall'altro degli organi di informazione. 

Quella dei giornalisti è una casta? Molti ritengono che si tratti di una categoria privilegiata? Ognuno la pensi come vuole. Di fatto, però, i titoli dei giornali, magari discutibili e dai toni forti come quelli mostrati in video alla Leopolda dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, non meritano di essere messi alla berlina in una iniziativa senza precedenti. Il premier Matteo Renzi ha indicato una «lista nera» di aperture di Libero (quattro), Il Fatto Quotidiano (sei) e il Giornale (una), promuovendo una votazione on line sulla prima pagina giudicata la peggiore. 

L’iniziativa di Renzi è stata aspramente criticata. E non solo dagli organi di informazione. Perfino un parlamentare renziano come Michele Anzaldi ha avuto da ridire. L’ex direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli twitta «I titoli dei giornali li faccia direttamente lui, così facciamo prima»; Mattia Feltri su La Stampa (che ospita anche un pezzo intitolato «L’attacco della Leopolda alla libertà di stampa») scrive un’opinione sintetizzabile così: «Giornali alla gogna, segno di debolezza». Il giornalista afferma che «un capo di governo, per il ruolo che occupa e per il potere che esercita, ignora le critiche della stampa anche se le considera canagliesche. A maggior ragione se le critiche arrivano da giornali, nel caso Libero e il Fatto, dichiaratamente ostili alle idee e ai metodi del premier: la cronaca politica con il bollino di palazzo non è ancora prevista in democrazia, almeno non ufficialmente». Il blog ‘Valigia blu’ specializzato in libertà di stampa chiede: «Riuscite a immaginare che sarebbe successo se l'avesse fatto uno qualunque tra Berlusconi, Salvini o Grillo, vero?»; i diretti interessati rispondono per le rime, il Fatto con un comunicato stampa di direzione e redazione: «Non smetteremo di pubblicare titoli e articoli che raccontano la verità dei fatti, senza guardare in faccia nessuno, chiunque esso sia» mentre il direttore del Giornale Alessandro Sallusti scrive ironicamente: «Non mi sorprende questo esercizio di democrazia». 

Se guardiamo alla realtà, il sondaggio sui giornali lanciato alla Leopolda è stato un mezzo flop. In serata si era espresso un pugno di votanti, ancora oggi, lunedì 14 dicembre, il titolo ’vincitore’ di Libero «Immigrati in cattedra, lezioni porno all’asilo» sulla riforma della scuola, aveva collezionato poche centinaia di clic (alle 16.30 meno di 600) che probabilmente nella loro esiguità sono interpretabili così: il concorsone non è piaciuto. Ed è stato un fiasco. Perché? 

Rispondo con una domanda: ve l’immaginate Angela Merkel, François Hollande, David Cameron o Barack Obama, rispettivamente la donna e gli uomini più potenti di Germania, Francia, Gran Bretagna e Usa (quest’ultimo anche del mondo) mentre stanno seduti su un palco ad additare i titoli dei giornali che criticano le loro scelte politiche e invitano la gente a cliccare su Internet il peggiore? Io no. Vedete voi.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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