PENSIERO UNICO | 15 Giugno 2018

La gravità di uno Stato che entra nel confessionale

Posto che gli abusi verso i minori costituiscono uno dei reati più vergognosi che si possano commettere, è però inaccettabile quando sta accadendo in Australia: una legge per costringere i preti a violare il segreto confessionale

di GIUSEPPE ZOLA

Il totalitarismo del “pensiero unico” sta tracimando, con grave pericolo per tutta l’umanità. Mi spiego, ma prima, per evitare ogni equivoco, devo dire che gli abusi verso i minori costituiscono uno dei reati più vergognosi che si possano commettere.

Detto questo, la rivista Il Timone ha dato la notizia che in uno Stato dell’Australia è iniziato ufficialmente il percorso legislativo ivi previsto per arrivare ad obbligare i sacerdoti cattolici a denunciare alla polizia, entro trenta giorni, le persone che in confessionale hanno detto al sacerdote di avere commesso un abuso sessuale nei confronti di un minore. In altre parole, per legge, verrebbe abolito forzosamente il segreto confessionale del sacerdote, pena l’apertura nei confronti del sacerdote stesso di un procedimento penale. Tale legge costituirebbe un attacco senza precedenti alla Chiesa Cattolica, e per di più su di un punto sacro e qualificante dell’opera volta alla salvezza degli uomini e delle donne. Sarebbe un attacco micidiale alla “libertas Ecclesiae”, da parte di uno Stato che, evidentemente, non riesce da solo ad individuare i criminali ed a punirli. Evidentemente, l’odio verso la Chiesa si sta facendo sempre più forte. E credo che qui stia il vero punto che sta portando ad una legge voluta contro ogni buon senso. A parte questa considerazione fondamentale, vorrei porre altre domande secondarie.

Se si abolisce per legge il segreto del confessionale del sacerdote (il quale è tenuto a mantenerlo a pena della scomunica canonica!), perché non abolire anche il segreto a cui sono tenuti i medici nei confronti dei pazienti compresi gli psicologi, gli psicanalisti e gli psichiatri ed il segreto a cui sono tenuti gli avvocati nei confronti dei propri clienti? L’ipotesi ora prospettata rende ancora più assurda la legge che stiamo criticando.

Ed ancora. Se si abolisce il segreto per il reato di abuso sessuale (reato, ripeto, abominevole), perché non abolirlo anche per altri gravi reati, come, ad esempio, il femminicidio, l’omicidio, la strage e così via?

La pazzesca legge proposta in Australia nasce, oltre che dall’odio alla Chiesa a cui ho già accennato, anche da una confusione prodotta dall’attuale clima moralista: e la confusione sta nel confondere peccato e reato. La Chiesa deve pensare al peccato, cioè alla redenzione di ogni persona, anche la più delinquente. Lo Stato deve pensare a perseguire il reato con i propri mezzi, che non sono quelli della Chiesa. In questo caso, lo Stato vorrebbe introdursi nel confessionale della Chiesa, ripetendo la millenaria tentazione del potere di invadere il campo altrui. Invadere, addirittura, la struttura sacra di un sacramento.

Confido che ogni persona che abbia la testa sulle spalle faccia in modo che il pensiero che ha suggerito questa ignobile iniziativa non abbia a progredire.

Ogni tanto è lo stesso pensiero unico che diventa così ridicolo che facilita la nostra resistenza. Il quotidiano “La Verità” riferisce questa notizia: “l’onda anomala di Me too, la crociata antimolestie che vede in ogni approccio umano una potenziale molestia, spinge Netflix a correre grottescamente ai ripari: vietato agli attori scambiarsi numeri di telefono e sguardi più lunghi di 5 secondi”. Forse potremo sconfiggere il pensiero unico con le nostre grasse risate. Per evitare le molestie, è oramai vietato corteggiare e innamorarsi. Si finisce così quando si abbandona il cristianesimo e si pone la fiducia solo nelle facili regole e non nelle impegnative conversioni.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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