CENTRODESTRA | 04 Gennaio 2015

La Lega di Salvini si piglierà tutto?

La sfida Renzi-Salvini e la leadership del centrodestra. Il segretario del Carroccio deve conquistare la fiducia dei moderati. Ma toni e linguaggi sono ancora troppo succubi della vulgata dell'antipolitica

di ROBERTO BETTINELLI

Salvini contro Renzi. Renzi contro Salvini. E’ questo il nuovo mantra della politica italiana. Anagraficamente vicini, ambiziosi, affabulatori nati. Ad entrambi non mancano la battuta pronta e una grandissima faccia tosta. Salvini e Renzi sono simili anche nella sfrontatezza che li caratterizza nel rapporto con i media: fra le foto del premier col giubbotto in stile Fonzie pubblicate su ‘Chi’ e la copertina di ‘Oggi’ con il leader leghista a petto nudo non c’è alcuna differenza.

I due hanno in comune la volontà di forzare le vecchie consuetudini delle culture politiche alle quali appartengono: Renzi ha dimostrato con successo che è possibile saccheggiare il bacino elettorale del centrodestra, Salvini ha impresso alla Lega una svolta epocale inventandosi una versione meridionalista del movimento fondato da Umberto Bossi. 

Ma c’è una grossa differenza: mentre l’ex sindaco di Firenze è ormai saldamente al vertice del centrosinistra e nessuno mai si sognerebbe di candidare qualcun altro a premier qualora ci fossero le elezioni, Salvini è all’inizio di un cammino che, nonostante il momento propizio, è tutto in salita. 

Il segretario leghista punta a raccogliere l’eredità di Silvio Berlusconi. Nei sondaggi la ‘sua’ Lega è arrivata a quota 14% e nella rossa Emilia, alle ultime elezioni europee, è diventata il secondo partito dietro il Pd. E, ciò che più conta, davanti a Forza Italia. 

Salvini, al pari di Renzi, ha un ottimo fiuto politico e sa che adesso è possibile ciò che ai tempi di Bossi non sembrava nemmeno ipotizzabile: dare la scalata alla leadership del centrodestra. Il carisma berlusconiano è in crisi e in Forza Italia non si vedono successori all’orizzonte. Ncd oscilla intorno a un deludente 4,5% e resta più forte al Sud che al Nord. Un grave handicap per un partito che vuole essere alternativo alla sinistra ma vive l'anomalia di governare con il Pd. Un’ambiguità che sfugge alla comprensione degli elettori e che è all’origine degli scarsi risultati elettorali ottenuti finora. 

La Lega si piglierà davvero tutto? Il punto cruciale è se la leadership di Salvini avrà la stessa capacità di aggregazione dimostrata in passato da Silvio Berlusconi. E, quindi, se sarà in grado di assicurarsi il voto degli elettori moderati. 

Che la Lega voglia trasformarsi in un ‘partito pigliatutto’, è fuor di dubbio. Il mutamento è in corso ed è il frutto di due operazioni chiave. La prima coincide con una nuova prospettiva geopolitica. Se il Carroccio vuole diventare il perno del centrodestra è necessario strappare consensi in tutta Italia. Anche al sud dove il calo di Forza Italia e il crollo del Movimento 5 Stelle hanno lasciato campo libero per nuove iniziative. La seconda è la costruzione di un rapporto privilegiato con la platea dei moderati. Ma per riuscirci Salvini sa di dover andare oltre la mission originaria leghista, tutta incentrata sull’immigrazione e sulla tematica della sicurezza. L'obbiettivo da raggiungere è la credibilità in campo economico. Renzi c’è riuscito in modo esemplare con il ‘regalo’ degli 80 euro: una mossa che gli ha assicurato la vittoria alle europee. Salvini ci sta provando portando avanti una battaglia all’ultimo sangue contro l’euro e proponendo la ‘flax tax’ mutuata dall’economista americano Alvin Rabushka. 

Ma se il tentativo va nella giusta direzione, Salvini sembra ancora troppo succube degli schemi oltranzisti dell’antipolitica. Tende a cavalcare il malcontento puntando su questioni cruciali che sono imperdonabilmente snobbate dalle altre forze politiche, ma con un approccio che solleva forti perplessità. Facciamo alcuni esempi. Moltissimi imprenditori pensano che l’euro debba essere riformato, ma non credono affatto che sia così vantaggioso cancellarlo. La ‘flax tax’ con l’aliquota unica al 15% appare per gli addetti ai lavori del tutto inapplicabile. Nove italiani su dieci pensano che non sia possibile respingere un barcone carico di profughi moribondi. Per non parlare delle liberalizzazioni a livello locale che devono portare all’eliminazione delle municipalizzate e all’affidamento ai privati dei servizi pubblici essenziali; una battaglia che non suscita grandi simpatie nella Lega ma che dai moderati è vista come l’unica possibilità per mettere fine a sprechi e inefficienze. 

Detto questo, bisogna riconoscere che il segretario leghista sta giocando bene le sua carte. La campagna in meridione è alle porte e se le cose vanno come devono andare, la Lega potrebbe diventare un partito nazionale a tutti gli effetti. Allora nessuno potrà negare a Salvini la possibilità di rappresentare tutto il centrodestra. Lo slogan del nuovo ‘movimento sudista’ c’è già: ‘Noi con Salvini’. Anche il simbolo è pronto: scritta gialla su campo azzurro. Il colore di Forza Italia e di Berlusconi. Del verde leghista, neanche l’ombra. Tattica e strategia sono lì da vedere. Mancano solo i risultati. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.