IMPLOSIONE | 14 Novembre 2018

La lenta crisi del governo Conte

Dalla Libia allo spread fuori controllo, dal Pil gonfiato alle coperture che mancano sul reddito di cittadinanza. L'esecutivo Conte non fa che inanellare insuccessi. Lega scalpita ma regge. I 5 Stelle si sfaldano

di ROBERTO BETTINELLI

Tempi duri per il governo Conte. Non c’è un solo fronte che garantisca motivi di sollievo e di soddisfazione all’esecutivo gialloverde. Il summit palermitano sulla Libia si è risolto in un nulla di fatto con il presidente del consiglio italiano che non è riuscito ad ottenere l’attenzione di Trump, Putin, Merkel e Macron. Tutti non pervenuti al negoziato. Ma soprattutto non c’era Khalifa Haftar, il generale che è al comando delle truppe stanziate nella Libia orientale. Al di là degli annunci del premier che guida il governo di Lega e 5 Stelle, l’incontro non ha prodotto alcuna risoluzione lasciando invariata una situazione grave e destinata a peggiorare. Non è una debacle diplomatica. Ma poco ci manca.

Ma sul fronte della politica estera il governo paga la penalità di uno scontro con l’Europa che è giunto ormai all’epilogo finale dopo la decisione di Salvini e Di Maio di non limare le stime del deficit. La legge finanziaria elaborata dal ministro Tria sotto la dettatura dei due vicepremier non convince i partner europei perché i numeri della crescita non sono in linea con quanto previsto dalla Commissione, dal Fmi e dall’Istat. Le cifre proposte da Tria sono giudicate troppo ottimistiche e con un Pil che subirà una contrazione rilevante, a causa della nuova stagione recessiva alle porte, l’aumento del deficit servirà unicamente a produrre un ulteriore balzo del debito pubblico. La strategia di Salvini e Di Maio, che non intendono arretrare di un passo nonostante lo spread fuori controllo e le maggiori perdite per le casse dello stato, ha ormai isolato l’Italia. A Bruxelles nessuno è disposto a dare una mano all’esecutivo gialloverde. Men che meno i rappresentanti dei Paesi sovranisti che Salvini pensava di poter avere dalla propria parte e che invece sono stati i primi a invocare le sanzioni. Il governo italiano è considerato un pericoloso fattore di instabilità e di disordine.

Ma il Def sta procurando guai anche sul fronte della politica interna. La ‘quota 100’ sta rivelando importanti fragilità. Le pensioni, infatti, saranno decurtate anche fino ad un terzo del loro valore. D’altro canto il reddito di cittadinanza, che drena la bellezza di 10 miliardi di euro, non sembra offrire nessuna garanzia per la ripresa occupazionale e le coperture appaiono insufficienti per onorare la promessa dei 780 euro ai 5 milioni di potenziali beneficiari. Infine la flat tax, per come è stata concepita, si è tradotta in una semplice estensione del regime già esistente del ‘forfettino’ riducendo di molto la platea dei professionisti interessati in quanto comporta la perdita secca di tutte le detrazioni e dei vantaggi di cui usufruiscono normalmente le partite Iva.

Ma se la Lega sta dimostrando di poter reggere i colpi con più agio non è così per il Movimento 5 Stelle alle prese con una fronda interna sempre più forte come ha dimostrato la sconfitta sul decreto per Genova subita nella commissione Lavori pubblici e Ambiente del Senato. L’inserimento nel provvedimento legislativo sulla ricostruzione del ponte Morandi del condono per le case abusive costruite a Ischia negli anni ’80 ha generato un forte malumore interno che si aggiunge a quello scoppiato in precedenza con il decreto sicurezza. La leadership di Di Maio diventa ogni giorno meno solida e autorevole.

Un ridimensionamento destinato ad accentuarsi dopo il ritorno di Alessandro Di Battista dal Guatemala. Una figura che è temuta dallo stesso Salvini. La coabitazione fra l’esponente grillino e il ministro dell’Interno è infatti impossibile soprattutto in una fase, come è quella che si sta verificando a 8 mesi dal voto, in cui il governo inizia ad incontrare grandi difficoltà. L’aggressività sterile contro l’Europa, l’incapacità di mettere in sicurezza i conti pubblici incassando la fiducia dei mercati e degli investitori internazionali, il varo di misure economiche troppo distanti e incoerenti come il reddito di cittadinanza e la flat tax che si stanno dimostrando più deludenti del previsto sono tutti elementi che certificano una nuova tappa dell’esperienza governativa di Lega e 5 Stelle. Una tappa decisamente più dura e complicata, come manifestano le inversioni di tendenza dei sondaggi, e davanti alla quale non è affatto scontato che i due partiti di maggioranza trovino la forza e le strategie per arrestare una spirale negativa che al momento appare inevitabile e senza sbocchi. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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