PENSIERO UNICO | 01 Febbraio 2018

La libertà di espressione usata a intermittenza

Da una parte si impedisce ai parlamentari francesi di portare qualunque simbolo che indichi un’appartenenza, dall’altra di permette di usare immagini religiose (ovviamente cattoliche) nella pubblicità. Le contraddizioni del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Settimana trionfante per il pensiero unico, con lo zampino di massoni, laicisti e conformisti vari.

Il fatto più clamoroso, tutto sommato, è quello avvenuto in Francia, dove il partito guidato dal laicissimo massone Macron è arrivato a proibire ai parlamentari di indossare indumenti che possano manifestare il proprio pensiero (sic!). Pertanto, d’ora in poi, ai parlamentari francesi (che dovrebbero essere portatori di libertà e di uguaglianza) «è proibito portare qualsiasi segno religioso vistoso, un’uniforme, un logo, dei messaggi commerciali o degli slogan di natura politica». In altre parole è vietato loro di manifestare liberamente il proprio pensiero anche con il proprio abito.

Sembra di essere in Corea del Nord, dove i funzionari pubblici portano tutti la stessa divisa e applaudono tutti nello stesso modo e con lo stesso tempo (quello del capo). Ed, invece, siamo nella Francia dominata dai massoni (che sono poi quelli che hanno inventato la ghigliottina). Di fronte ad una decisione così grave (e ridicola), persino i vescovi si sono pronunciati: “La Verità” riferisce che il segretario della conferenza episcopale francese ha detto che «se esiste un luogo dove si deve poter discutere di tutto è proprio l’Assemblée nationale. I deputati rappresentano il popolo e il popolo non è laico». Parole sante, ma tardive, visto che la dittatura del potere laicista dura da tempo, dato che ha già colpito il mondo della scuola e quello dei funzionari statali. Ora ha colpito quello che dovrebbe essere il tempio della libertà di pensiero e di opinione. La cosa appare tanto più grave in quanto i parlamentari (pecoroni) non si sono ribellati. Vergogna del pensiero unico!

Un altro fatto vergognoso e increscioso è avvenuto all’interno del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano, dove la lobby LGBT è riuscita ad organizzare una serie di incontri/lezioni/assemblee tutti unilateralmente indirizzati nella direzione di quella lobby. La cultura gender è riuscita a monopolizzare la cultura dell’istituto, alla faccia di coloro che insistono nell’affermare che la cultura gender neppure esisterebbe. A mio modesto parere, ciò che è avvenuto al Leonardo deve essere considerato illegale, visto che contraddice il clima di pluralismo che deve esistere nelle scuole statali. Oramai la scuola sta sfacciatamente prendendo una strada che porterà alla cultura di Stato, violando palesemente la libertà di educazione.

Il terzo episodio sembra contraddittorio rispetto a queste mie preoccupazioni. Si tratta della sentenza con la quale la Corte Europea dei diritti umani ha stabilito che possono essere usate a fini pubblicitari le immagini che ricordano Gesù e Maria, in quanto ciò rientrerebbe nel diritto alla libertà di espressione. Sembrerebbe una sentenza che favorisce la libertà, ma essa è piena di pesante ipocrisia, perché noi viviamo in un’Europa in cui si può, con molta facilità, essere accusati di “islamofobia” per il solo fatto di esprimere liberi giudizi circa quel particolare mondo. È fin troppo facile sostenere che la sentenza di cui parlo sarebbe stata diversa se qualcuno avesse osato strumentalizzare la figura di Maometto a fini pubblicitari. In una società veramente seria e matura non si dovrebbero strumentalizzare nessuna delle figure “sacre” al popolo dei credenti (e, quindi, né Gesù, né Maria, né Maometto) e questa regola dovrebbe valere per tutti. Nessuno mi toglie dalla testa il pensiero che la sentenza della Corte Europea costituisca un ennesimo attacco alla presenza del fatto cristiano in Europa. I cristiani possono (e devono) essere strumentalizzati: tanto, sono così buoni!


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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