E’ ORA DI ATTACCARE L’ISIS? | 20 Gennaio 2016

La Libia è un disastro. Il Wsj: «Bombardamenti Nato»

Libia, mediazione Onu col fiato corto. Governo di unità nazionale già diviso e in esilio. Mentre lo Stato islamico sguazza nel caos ed è ormai vicino all’Europa. Il Wall Street Journal: azione occidentale troppo debole. Subito «bombardamenti Nato»?

di LUCA PIACENTINI

Di fatto la Libia oggi ha tre governi. Oltre all’esecutivo di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale e a quello di Tripoli filo islamista, è il turno del governo di unità nazionale tenuto a battesimo dall’Onu. Che però, neonato e debolissimo, è già stato contestato da due dei nove membri designati alla presidenza. Non solo è diviso. E’ anche in cattività: si è dovuto stabilire in un hotel tunisino perché le tensioni politiche non gli consentono l’ingresso nella terra che dovrebbe (in teoria) governare. Il percorso auspicato dall’Onu, che segue la mediazione, è che ottenga la fiducia dei parlamenti e delle milizie, condizione necessaria alla richiesta libica di un intervento militare internazionale contro l’Isis. E qui veniamo al tasto dolente di tutta la vicenda. Il Califfato nero si è rivelato dinamico e spregiudicato, è avanzato rapidamente nello stato nord africano, ha preso Sirte e oggi controlla un ampia porzione del litorale. Insomma: è a un pugno di chilometri dalle coste italiane, che rappresentano il confine meridionale dell’Unione Europea. I tempi della politica libica sono compatibili con le esigenze di sicurezza? Oppure gli jihadisti sono già troppo vicini per temporeggiare? 

Lo scetticismo dell’inviato speciale Onu Martin Kobler nell’intervista pubblicata mercoledì 20 gennaio dal Corriere della Sera fa quantomeno sorgere delle domande sull’efficacia dell’intero percorso diplomatico: «Ho qualche dubbio che Tobruk e Tripoli abbiano la volontà politica di fare la cosa giusta», afferma, e alla domanda del giornalista se non sia tempo di bombardare «le postazioni jihadiste prima che sia troppo tardi», risponde: «Il binario politico è più lento di quello militare. Le forze politiche sono divise, Isis no. E guadagna terreno ogni giorno. Ma non si può fare il secondo passo prima del primo. Il processo deve appartenere interamente ai libici, devono combattere lo stato islamico. E solo un governo insediato può chiedere l'aiuto militare dall'esterno».

Nella pagina delle opinioni il Wall Street Journal ospita un articolo che rileva finora l’insufficienza della risposta occidentale al problema libico e, senza tanti giri di parole, ipotizza un intervento militare, di cui prende in considerazione i possibili effetti positivi. In particolare parla di una campagna Nato di bombardamenti per fermare lo Stato islamico, se «necessario coordinata con un intervento limitato di forze di terra». La testata americana sottolinea le preoccupanti dimensioni del problema, a causa dell'avanzata dell’Isis e delle divisioni politiche interne mentre, come suggerisce nel titolo, l’azione di contrasto dell'Occidente finora è troppo blanda. 

Il 'nuovo governo' nato dalla mediazione Onu, è la riflessione, al momento resta principalmente un'astrazione. Per superare le divisioni politiche, le parti impiegheranno infatti molto tempo, un gap che gli estremisti dell'Isis potrebbero sfruttare a loro favore. E’ nell'interesse dell'Occidente, è il succo dell'articolo, impedire che lo stato nordafricano - che per molti è tecnicamente già uno ‘stato fallito’, aggiungiamo noi - diventi un rifugio per gli jihadisti. L'intervento militare Nato per «distruggere lo Stato islamico in Libia» potrebbe dare un duplice segnale, secondo il Wsj: da un lato, che l'Occidente non è disposto a tollerare una minaccia così vicina ai propri confini, dall'altro potrebbe incentivare la riconciliazione tra le fazioni della Libia. In ogni caso, conclude il giornale, renderebbe il mondo più sicuro. 

L’intervento militare non è più un tabù, come lascia intendere anche la Germania. Il problema, però, è quando e come. Di certo la Libia è una polveriera, preda della violenza dei terroristi e in piena emergenza umanitaria. E l’Isis non sembra deciso a fermarsi. Forse è il caso di esaminare seriamente pro e contro di un’opzione militare immediata. Prima che l’ombra nera del Califfato si allunghi sull’Italia e sull’Europa.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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