VIA LA TASSA ODIOSA | 05 Aprile 2016

La Liguria azzera l'Irap: è il centrodestra vincente

Giù la pressione fiscale e scommessa sulla crescita. La Regione Liguria azzera l’Irap, la tassa odiosa introdotta da Prodi nel 1997. È questo il governo che piace agli elettori del centrodestra e ha la carte in regola per tornare a vincere nel paese

di LUCA PIACENTINI

La Regione Liguria ha azzerato l'Irap. È questo il centrodestra che piace agli elettori liberali e moderati. Un approccio chiaro e non equivoco, che punta in modo deciso alla crescita, la soluzione migliore per ridurre debito pubblico e pressione fiscale, migliorando anche la drammatica situazione previdenziale dei giovani di cui si parla tanto in questi giorni che vedono l'Inps accendere per l'ennesima volta i riflettori sulla ‘baby pensioni’ e la previdenza d'oro.

Insomma: eliminare questa tassa assurda sulle attività produttive è la direzione giusta nel settore che conta di più: la politica economica. E’ tra i più importanti provvedimenti varati degli enti regionali negli ultimi anni e porta la firma di una coalizione di centrodestra. In questo caso si tratta del governo ligure guidato dal presidente Giovanni Toti, che con il ‘Growth Act’ ha deciso di tagliare l’Imposta regionale sulle attività produttive per le nuove imprese aperte nel 2016. Via l'aliquota del 3,9%, la Liguria dovrà fronteggiare un mancato introito che potrebbe arrivare anche a 10 milioni di euro, due dei quali già quest'anno. Ma il governatore scommette sulle ricadute positive del provvedimento, che si spera renderà la regione più competitiva e attrattiva.

«Avevamo il dovere di fare qualcosa per le imprese e lo abbiamo fatto - ha dichiarato Toti - siamo la prima regione d'Italia che ha voluto dare un segnale forte di politica economica».

L’Irap è un'imposta che dipende dal fatturato delle aziende e dei liberi professionisti. Una scelta sciagurata dell'allora governo Prodi che con un decreto legislativo del 1997 pose sull'economia italiana questo macigno destinato a scontentare tutti: in primo luogo gli imprenditori, in seconda battuta pressoché tutti i governi successivi, che hanno cercato in qualche modo di riformarla e tagliarla senza riuscirci. Undici anni dopo la finanziaria la fece diventare una vera e propria tassa con gettito destinato alle Regioni per alimentare il Fondo sanitario nazionale.

Tra l'altro si tratta di una gabella tanto più odiosa in quanto lega al collo delle imprese il cappio stretto dalle inefficienze pubbliche nell'amministrazione della sanità di alcune Regioni, in particolare del centro e del sud Italia. Sarà una coincidenza, ma i governi regionali che hanno in corso azioni forti per sistemare conti e risanare i deficit della sanità, Campania e Lazio, sono anche quelle che hanno portato alle stelle, ai massimi livelli del 4,9%, la quota dell'Irap.

Perché è così importante eliminare questa imposta? Anzitutto è un'anomalia italiana: si tratta di una tassa che ferma la crescita. Inoltre attraverso di essa lo stato, che dovrebbe offrire servizi ai cittadini e delineare una politica economica capace di semplificarne la vita personale e imprenditoriale, non incentiva le aziende ad assumere e, paradossalmente, è un'azione con la quale l'amministrazione pubblica ostacola l'occupazione, in particolare in un settore strategico per l’Italia come il manifatturiero, dove è cruciale la manodopera.

Insomma: con l'Irap lo stato è come se si ponesse di fatto contro le imprese e contro i lavoratori. È uno degli elementi di cui si compone il cosiddetto cuneo fiscale sul lavoro dipendente, insieme all'Irpef e ai contributi sociali. Secondo molti analisti una riduzione o, meglio ancora come deciso per 12 mesi dalla Regione Liguria, un azzeramento dell'Irap, darebbe una forte spinta alla crescita del Pil, favorendo assunzioni e consumi delle famiglie.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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