GOVERNO | 03 Dicembre 2018

La manovra era sbagliata fin dall'inizio

UE smonta la manovra del governo Conte perchè non garantisce la crescita e aumenta il debito. Il giusto epilogo di una legge finanziaria sbagliata fin dall'inizio che spaventa le imprese e alla quale i cittadini non credono

di ROBERTO BETTINELLI

La manovra era sbagliata fin dall’inizio e ora il governo di Lega e 5 Stelle, sull’onda del pressing europeo, devono apportare modifiche sostanziali. L’esito era scontato e stupisce, davanti ad un iter che ha prodotto finora solo costi aggiuntivi per lo Stato e disagi per i cittadini che a causa dello spread si ritrovano a subire un rincaro di mutui e prestiti, la baldanza verbale che viene esibita dai membri dell’esecutivo.

Il punto è proprio questo: l’allarmante scollamento fra le dichiarazioni fatte prima e dopo le elezioni con i fatti che si richiedono ad un governo responsabile. La distanza, che finora è stata riscontrata e che si acuisce sempre di più, non può che generare timore. Il deficit al 2,4% doveva essere esteso al triennio, poi ad un solo anno e ora neanche a questo. Insomma, l’esecutivo di Giuseppe Conte ha dimostrato di avere giocato d’azzardo e non si è trattato di un tentativo privo di conseguenze negative. Al contrario ha provocato la sfiducia dei mercati internazionali e l’isolamento dell’Italia sul piano politico. Anche i leader sovranisti, invece di sostenere le prove muscolari di Salvini, hanno elevato un cordone sanitario verso una legge finanziaria che viene vista da tutti i partner come una minaccia per la sopravvivenza finanziaria del progetto comunitario.

Un mix di neoassistenzialismo sudista e di liberismo improvvisato, quello offerto dal connubio del reddito di cittadinanza e di una flat tax che ha ormai ridotto drasticamente la platea dei destinatari, che si aggiunge alla quota 100 destinata a premiare gli statali e ad un’ondata di privatizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico considerata da tutti irrealizzabile.

Più passano i giorni e più la manovra del Paese con il terzo debito pubblico al mondo viene continuamente ridimensionata al punto che ormai è legittimo domandarsi, come peraltro suggeriscono le associazioni delle imprese a partire da Confindustria, se non sia meglio attuare una integrale rivisitazione.

All’orizzonte non c’è l’età dell’oro e della crescita ma esattamente l’opposto tanto che l’Istat ha certificato la frenata del Pil che per la prima volta in 4 anni ha fatto segnare un tasso di crescita negativo mentre i dati sulla disoccupazione restano a livelli di guardia. Uno scenario che nulla ha a che fare con quanto il ministro Tria ha ossessivamente ripetuto fino a qualche giorno fa.

Alla fine del primo anno di governo generato dall’alleanza gialloverde, dunque, l’Italia è più povera, sfiduciata e timorosa di non riuscire a piazzare i titoli di stato nelle aste che hanno l’obbiettivo di consentire il rifinanziamento del nostro debito ed il funzionamento della macchina pubblica.

I sondaggi, ai quali finora Salvini e Di Maio si sono appellati come ad una sorta di prova inconfutabile della loro legittimazione a imboccare strade avventate come quella dello scontro aperto con Bruxelles, evidenziano una crescente delusione per l’isolamento in Europa e per il varo di una manovra che avrà un impatto nullo o addirittura negativo ai fini della crescita. I costi esorbitanti del reddito e della pensione di cittadinanza, infatti, non possono che aumentare il debito pubblico.

Conte e Tria stanno limando i saldi finali e dovranno farlo con grande impegno dal momento che devono reperire almeno una decina di miliardi di euro. E' questo il traguardo per evitare l'esiziale procedura d'infrazione che Juncker e Moscovici saranno costretti ad applicare qualora non ci fosse un cambio di indirizzo nelle scelte del governo di Roma. La cifra è rilevante e svuota la legge di bilancio di tutto il suo potere rivoluzionario. Ma la verità è che fin dall’inizio tutto ciò che era stato promesso non era realizzabile se non mettendo a rischio i conti dello stato. E quindi degli italiani. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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