MIGRANTI | 08 Settembre 2015

L'illusione di un'Europa senza frontiere

La Germania stanzia 6 miliardi di euro per i rifugiati. Ma l'Ue senza frontiere è un'illusione che genera molti più problemi di quelli che vorrebbe risolvere. Intanto l'Onu lancia l'allarme: «Quattro milioni di profughi sono pronti a partire»

di ROBERTO BETTINELLI

Mentre i migranti sono accolti con gli applausi nella stazione di Monaco e il premier Renzi sorride appagato davanti al «cambio di segno» della Merkel che è passata dalla più chiusa indifferenza alla completa apertura, l'Onu lancia l'allarme: «Quattro milioni di profughi sono pronti a partire dal Medio Oriente».

Le straordinarie dimostrazioni di solidarietà di questi giorni contribuiscono a fornire un’immagine meno fredda e calcolatrice dei tedeschi, ma non devono illudere sulle potenzialità di accoglienza dell'Europa. Soprattutto non devono spingere il governo italiano nell’errore di sottostimare il valore degli sforzi che il Paese è stato costretto a sostenere finora e a pretenderne altri.

L'Italia vive nell'emergenza non da una settimana come sta succedendo a Berlino o a Vienna. Ma da anni. La pressione migratoria ha gravato a lungo su Italia e Grecia con una forza immensamente superiore rispetto a quella che stanno subendo in questo momento Germania, Austria, Francia, Inghilterra e a fronte della quale valgono ben poco i 34mila rifugiati assegnati dalla Commissione europea a Berlino o i 25mila a Parigi. 

La magnanimità della Germania è la prova che, per i cittadini tedeschi, il problema è oggettivamente nuovo. Provano ora quello che gli italiani hanno vissuto con i primi arrivi degli albanesi all’inizio degli anni ’90 quando in un solo giorno, nel porto di Brindisi, sbarcarono 27mila persone. L’Italia di allora si mobilitò con una passione, un'energia e un altruismo simili a quelle che suscitano le immagini delle stazioni di Monaco e di Vienna ma che oggi non sono più possibili.

Il motivo per cui appare impossibile replicare la generosità del passato è semplice: le risorse sono finite. Ciò che infatti non si dice in merito all'accoglienza è che, come qualsiasi altra politica, implica mezzi adeguati per raggiungere precisi obbiettivi. I costi sono altissimi nell'immediato, ma lo sono ancora di più sulla lunga distanza quando gli stranieri vanno integrati e stabilizzati una voilta per tutte.

Renzi può raccontare quello che vuole, ma i mezzi, noi italiani, li abbiamo esauriti da tempo. La Germania ha stanziato 6 miliardi di euro per la gestione dei migranti. Una cifra che per le nostre casse sarebbe impensabile. L’Italia, a differenza della Germania, ha un tasso di disoccupazione che supera il 12%, il debito pubblico più grande al mondo, il fisco più iniquo del continente e il Mezzogiorno che cresce meno della stessa Grecia. Inoltre il Bel Paese ha già ampiamente pagato il prezzo di una migrazione incondizionata sul fronte della sicurezza. Il caso dell’omicidio della coppia di Catania con l’ivoriano ospite del centro di accoglienza Cara di Mineo finito in carcere, è solo l’ultimo di una serie innumerevoli episodi di violenza che hanno sconvolto la vita di cittadini inermi lasciati soli da uno Stato assente e colpevole. Tragedie che gli italiani hanno imparato a conoscere e, considerati i successi elettorali crescenti della Lega Nord di Matteo Salvini, a temere. Problemi con i quali i tedeschi finora non si sono minimamente confrontati ma che a breve proveranno, purtroppo, sulla loro pelle. L'elenco è noto e ampiamente prevedibile: l’inevitabile concorrenza degli stranieri sui luoghi di lavoro, i costi esorbitanti per l’assistenza e le cure mediche, la nascita dei quartieri ghetto e il degrado delle zone cittadine in cui sorgeranno le strutture che si occupano dell'accoglienza. Senza parlare dei disagi in materia di sicurezza e delle tensioni scaturite dalle questioni etniche e religiose. 

Un aspetto, quest’ultimo, non a caso molto sentito nell’Ungheria di Orban e nei Paesi dell’Est: nazioni che hanno conosciuto i drammi sanguinosi e insanabili delle minoranze in lotta fra di loro. Una conflittualità che mette a rischio la democrazia e che alberga nel cuore dell'Europa rivolta a oriente dove il crollo dell'impero multietnico degli Asburgo ha disseminato ovunque faide e guerre intestine.

Se la Germania mette a disposizione risorse economiche astronomiche, la Francia di Hollande si dice pronta a far decollare i propri aerei per bombare l’Isis in Siria. Molti dei profughi, infatti, fuggono dalle terre martoriate della Siria.

Soldi e operazioni militari, sono questi gli strumenti che i due maggiori partner europei mettono in campo davanti all’ondata di profughi e che l’Italia, ovviamente, non è in grado di offrire.  Ma non si tratta di risorte infinite. Prima o poi, ma più prima che poi, il denaro si esaurirà mentre i bombardamenti non faranno altro che avvicinare il momento in cui si renderà necessaria un’invasione via terra per spegnere definitivamente i focolai dell’Isis. Allora sarà evidente che l’Europa non possiede un proprio esercito. E non possedendone uno, non sarà possibile cacciare la jihad casa per casa con la conseguenza che anche i raid aerei risulteranno inefficaci sulla lunga distanza. 

Senza soldi e senza la forza di un esercito schierato a difesa dei propri interessi, l’Unione Europea si ritroverà nelle stesse condizioni dell’Italia dopo tanti anni di immigrazione selvaggia. Ossia più povera e con gran parte della popolazione poco incline ad aprire le frontiere a tutti. 

Ora che il cancelliere tedesco sembra fare il suo gioco, Renzi ribadisce che gli italiani non possono essere da meno e che ormai esiste un totale accordo in merito alla dottrina delle 'porte aperte'. Ma il premier dimentica che l'Italia ha già vissuto gli stati d'animo e le conseguenze funeste che solo ora toccano le coscienze e il portafoglio dei concittadini della Merkel. Superata la fase dell'esaltazione narcisista, imbevuti fino alla nausea di un moralismo spicciolo e a buon mercato, scopriranno che l'Europa senza frontiere genera molti più problemi di quelli che si illude di poter di risolvere. Ma sarà tardi. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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