LA DIRETTIVA UE | 10 Settembre 2018

Copyright, la mia battaglia in difesa della democrazia

I giganti del web riconoscano la giusta remunerazione per i ricavi miliardari generati facendo circolare i contenuti frutto del lavoro intellettuale altrui: nessuno può veicolare prodotti di qualità generati con fatica e farci profitti senza pagare

di MASSIMILIANO SALINI

In Europa infiamma la polemica sulla nuova direttiva copyright. L’Europarlamento è chiamato a pronunciarsi nel merito il 12 settembre. Lo stop del luglio scorso - quando la plenaria ha bocciato la proposta di riforma messa a punto dalla Commissione competente - è una grave battuta d’arresto che ha portato alla luce almeno tre criticità, fonte di grande preoccupazione. Primo: la virulenza delle pressioni sulla politica europea da parte dei giganti del web ostili alla regolamentazione del diritto d’autore. Secondo: la drammatica facilità con cui sedicenti paladini della Rete riescono a diffondere la fake news per la quale la direttiva metterebbe a repentaglio la libertà espressione dei cittadini. Terzo: la debolezza di una politica che rischia costantemente di perdere di vista i fatti, rendendosi incapace di fissare le vere priorità. 

Ribadisco il massimo impegno, da parte mia e dei colleghi di Forza Italia, per vincere questa battaglia che ritengo debba appartenere a tutti e che ha come scopo la difesa della libertà e della democrazia. Non c’è infatti modo migliore per definire l’obiettivo della riforma, la quale punta a tutelare il diritto d’autore dallo strapotere dei colossi digitali, che realizzano ricavi miliardari drenando risorse grazie alla pubblicità legata alla circolazione on line dei contenuti scritti da altri e protetti da copyright. In questi giorni di acceso dibattito a Bruxelles, come delegazione italiana stiamo moltiplicando gli sforzi affinché l’impianto concettuale e giuridico della proposta studiata dal Partito popolare europeo non venga snaturato ma tenga fede all’impegno preso davanti ai cittadini: assicurare la libertà di navigare sul web e utilizzare i social network garantendo nel contempo la giusta protezione del diritto d’autore contro le multinazionali che lucrano alle spalle di chi lavora e che purtroppo, a fronte di ricavi enormi realizzati col lavoro altrui, non vogliono neppure pagare le tasse attuando sistematicamente pratiche al limite dell'elusione fiscale. 

E a chi non si accorge (o finge di non accorgersi) della gravità del problema e continua a giocare sulla dialettica ‘popolo’ contro ‘élite’, è giusto ricordare che tra i primi a rimetterci per colpa della prepotenza dei colossi del web sono proprio i troppi giovani del ‘popolo’ sottopagati, che realizzano contenuti e prodotti di qualità ma non vengono adeguatamente ricompensati per il loro lavoro. Per inciso, sul fronte occupazionale mi limito a stigmatizzare un dato drammatico ma eloquente: mentre una nota piattaforma social in Italia paga sì e no una ventina di dipendenti, la nostra industria culturale e audiovisiva dà lavoro a decine di migliaia di persone. 

Dispiace vedere che colleghi italiani al Parlamento europeo abbiano deciso di non essere della partita, ma preferiscano minimizzare la portata del provvedimento o, peggio, siano pronti a gridare ‘al lupo’ inventandosi fantomatici attentati alla libertà sul web. E’ esattamente il contrario. Con la riforma del copyright non solo i cittadini continueranno ad esercitare pienamente la libertà di espressione di cui godono attualmente, ma si vedranno garantiti contenuti affidabili e di qualità. Preservare e valorizzare anche sul piano economico il lavoro intellettuale di giornalisti, creativi, artisti, e l'industria culturale, audiovisiva e multimediale equivale infatti ad assicurare il pluralismo e la libertà, che restano il sale della democrazia e che passano dalla capacità di realizzare prodotti intellettuali professionali e di livello. 

Il caso dell’informazione è emblematico. Come sottolineato nell’appello sottoscritto dai giornalisti italiani ed europei in vista del voto di Strasburgo, è della massima importanza trovare una formula che riconosca i cosiddetti ‘diritti connessi’, la giusta remunerazione ai professionisti che scrivono notizie, realizzano reportage e, in generale, producono contenuti che poi vengono diffusi dalle grandi piattaforme digitali. Il giornalismo di qualità è un lavoro prezioso e indispensabile per vagliare e interrogare in modo professionale le fonti, indagare i fatti, raccontare gli avvenimenti e mettere in discussione i ‘dogmi’ del potere costituito, soprattutto in un’epoca come la nostra, bombardata da notizie atomizzate e incontrollate, non di rado fasulle e spesso amplificate proprio dalla facilità di condivisione dei social network. Il caso limite è quello dei corrispondenti di guerra, tanto preziosi per raccontare ciò che accade realmente in teatri a rischio altissimo di propaganda e fake news, quanto ormai rari proprio a causa della scarsità di risorse a disposizione delle imprese editoriali, una crisi resa drammatica dalla sistematica violazione on line del copyright. 

Il giornalismo - ma un discorso analogo, sia pure con accenti e sfumature diversi, vale per ogni produzione intellettuale o artistica protetta dalla legge - è un argine fondamentale a garanzia della vita e della qualità della democrazia liberale. Per questo è nostro dovere combattere: tutelare il diritto d’autore è tutelare i cittadini. E, per farlo, dobbiamo porre fine una volta per tutte alla pratica deprecabile di chi, non riconoscendo il giusto valore al lavoro intellettuale dei professionisti, non impoverisce solo chi lo svolge minacciandone la sopravvivenza, ma colpisce nel profondo l’intera società. 


MASSIMILIANO SALINI

Massimiliano Salini è un politico italiano, ex-presidente della Provincia di Cremona e attualmente deputato al Parlamento europeo per Forza Italia - Partito Popolare Europeo.

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