CRISTIANI MASSACRATI | 01 Aprile 2016

La Pasqua di sangue e il genocidio del XXI secolo

«Non ricordiamoci dei cristiani perseguitati solo in occasione delle stragi». L’appello della fondazione Aiuto alla chiesa che soffre dopo gli attacchi islamisti in Pakistan e Yemen. E’ della massima urgenza un’azione forte contro la piaga del XXI secolo

di LUCA PIACENTINI

A Lahore, in Pakistan, il 27 marzo un kamikaze ha ucciso donne e bambini. Cristiani che festeggiavano in un parco il centro dell'anno liturgico: la Santa Pasqua. In tutto più di 70 morti e 350 feriti. Il 4 marzo ad Aden, nello Yemen, quattro missionarie della carità sono state ammazzate da fanatici islamisti. Le donne della congregazione di Madre Teresa di Calcutta sono state brutalmente assassinate. Un marzo di sangue per le comunità cristiane del mondo che, come ricorda la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), restano la realtà più perseguitata del pianeta, dove l'80% delle persone uccise appartiene ai fedeli di Cristo. 

Una piaga sulla quale si concentrerà il summit che si terrà a Mosca dal 28 al 30 ottobre, e che vedrà la partecipazione di un migliaio di delegati da oltre 100 nazioni. Ci sarà anche una rappresentanza cattolica. L’evento è organizzato dalla Chiesa ortodossa e dalla Billy Graham Evangelistic Association con l'obiettivo di tenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica su un fatto tanto incontestabile quanto sostanzialmente ignorato nella sua gravità dalle grandi potenze e dalle Nazioni Unite: è in corso una persecuzione di massa dei cristiani che ha due soli precedenti nella storia dell'umanità, agli albori del Cristianesimo e nel XX secolo. 

Non bastano i pronunciamenti, per altro sporadici, come la risoluzione del Congresso americano che definisce genocidio i massacri dello Stato islamico contro i cristiani della Siria. Questo è un segnale di una probabile presa di coscienza, dice al Servizio di informazione religiosa Leonardo Sandri, cardinale prefetto per la Congregazione delle chiese orientali, ma chiaramente non basta. Anche il prelato rimarca la necessità di agire.

Un appello all'azione si è levato con forza dai vertici della commissione episcopale Giustizia e pace del Pakistan che, riporta l'Osservatore Romano, in un documento condannano l'attacco terroristico di Pasqua, chiedono maggiore protezione nei confronti delle minoranze e più impegno nello sradicare le cause dell'intolleranza. 

Il governo del Pakistan non brilla certo per dinamismo nella tutela delle comunità cristiane, se è vero quel che dicono gli attivisti intervistati da Asianews, che non dubitano delle buone intenzioni del primo ministro Nawaz Sharif, ma insistono sull'inefficacia delle misure.

Lo Stato pakistano è solo un esempio. In Medio Oriente l'Iraq sta vivendo una fase assolutamente devastante: se la popolazione continuerà a scendere alla media di 60mila/100mila partenze all'anno come avviene dal 2002 ad oggi, nel giro di cinque anni i cristiani spariranno dal paese.

La mappa della persecuzione contenuta nel rapporto di Acs parla di un numero di stati classificati come «estremi» quanto a pericolosità per i cristiani passato da sei a 10 in poco tempo: non solo Cina, Corea del Nord, Pakistan, Arabia Saudita, Iran ed Eritrea, ma anche Siria, Sudan, Nigeria e Iraq. 

La fondazione rileva che rispetto al precedente rapporto del 2013, le nazioni più pericolose sono tutte caratterizzate da una crescita dell'estremismo islamico, «che si conferma una delle principali minacce alla comunità cristiana». Per di più accade che i cristiani locali vengano erroneamente identificati con l’Occidente tout court: «Ogni qualvolta che in Europa o negli Stati Uniti avvengono episodi ritenuti offensivi dalla comunità islamica - sottolinea Acs - come ad esempio le vignette su Maometto o il film Innocence of Muslims, i cristiani in loco divengono obiettivi dei fondamentalisti». 

Facciamo nostro l’appello della fondazione e lo rilanciamo: «Non ricordiamoci dei cristiani perseguitati solo in occasione di attentati e stragi». Serve una presa di coscienza immediata e un’azione forte per arginare la grande piaga del XXI secolo.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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