INTESE FALLITE | 06 Aprile 2018

La paura di governare dei 5 Stelle

I capricci dei 5 Stelle allontanano l'intesa per il governo. Di Maio prima propone il 'contratto alla tedesca' poi mette veti su tutti tentando di spaccare il centrodestra in vista delle elezioni

di ROBERTO BETTINELLI

Il primo giro di consultazioni era destinato ad arenarsi nelle sabbie mobili di uno scenario senza vincitori né vinti. Il capo dello Stato, imponendo come un punto fermo i vincoli europei, ha dato un segnale molto chiaro alle forze politiche che possono sentirsi libere di gestire i negoziati in vista della formazione dell’esecutivo ma solo all’interno di un percorso ben definito. E’ il primo limite stabilito da Sergio Mattarella. Il secondo verte sulle tempistiche. E’ giusto meditare e confrontarsi per raggiungere l’approdo di un governo stabile ma non ci si illuda che il negoziato possa trasformarsi in un lento e sfiancante ‘tirare a campare’. La tensione verso il risultato deve essere continua, pressante e incarnare un atteggiamento tutto rivolto alla responsabilità e alla concretezza.

Il monito del presidente della Repubblica non fornisce equivoci nè margini di dubbio. Se l’hanno capito Salvini, il segretario in pectore del Pd Martina, Berlusconi e i leader dei partiti minori, di certo dimostra di non averlo capito Luigi Di Maio. Giunti alla prova del governo i 5 Stelle stanno mostrando tutta l’incertezza di una forza politica abituata più ai rituali di una opposizione preconcetta che non alla fatica di lavorare in direzione della stabilità. La strategia dei due forni, o con la Lega o con il Pd, appare fin da subito troppo tattica e perdente vista la difficoltà del momento. Tanto più che è accompagnata da una serie di veti incomprensibili come quello indirizzato contro Silvio Berlusconi e Forza Italia. Sembra caduto, invece, quello ai danni di Renzi. Di Maio, infatti, ha spiegato di essere pronto a trattare con il Pd nella sua interezza facendo intendere che la pregiudiziale antirenziana è prossima a svanire.

Ma la strategia dei veti contrasta platealmente con il mantra che il plenipotenziario dei 5 Stelle sta ripetendo in ogni apparizione pubblica. Il riferimento è al ‘contratto alla tedesca’ che emula il patto siglato dalla Merkel e dai socialisti in Germania per produrre il governo. Una soluzione che la statista tedesca ha partorito dopo sei mesi di trattative estenuanti e che si fonda, in sostanza, sulle principali cose da fare per il bene della nazione lasciando da parte visioni e suggestioni di carattere ideologico. E’ evidentemente una soluzione di compromesso. La sola che può essere raggiunta quando a prevalere sono le spinte centrifughe e conflittuali. Il metodo è noto: ogni contraente smussa qualche spigolo per convergere su una proposta comune. Un approccio che richiede umiltà e, soprattutto, quel sano connubio di realismo e responsabilità che Mattarella ha chiesto ai partiti presenti in parlamento.

Di Maio però, dopo aver preso esempio dalla Merkel, la sconfessa allontanando il tiro dal paniere delle priorità e direzionandolo sulla capricciosa selezione di chi dovrebbe partecipare all’impresa. Insomma, prima fa il concreto e poi fa il politicante che si muove lungo i binari sconnessi della tattica più cinica. Da un lato invita Salvini a chiudere e dall’altro lo obbliga a separarsi da Berlusconi tentando di spaccare il centrodestra. E’ lo sguardo non limpido di chi, forse, ha già in mente altri orizzonti. Ossia il voto dopo l’esito intriso di fallimento delle consultazioni in corso. Un orizzonte in cui i 5 Stelle dovranno vedersela ancora con la forza di un centrodestra che, alla fine, si configura il rivale più temibile nell’appuntamento delle urne. Lo è sempre stato per il centrosinistra ai tempi del bipolarismo e lo è ora ai tempi del tripolarismo.

Ma così facendo il ‘figlioccio’ politico di Grillo e Casaleggio dimostra di non voler sfruttare fino in fondo la preziosa occasione di tradurre in realtà, se pur in quota parte, le roboanti promesse fatte durante la campagna elettorale. Il Def alle porte,il tasso di disoccupazion drammatico soprattutto per ciò che riguarda i giovani, la povertà crescente e la critica tenuta del sistema produttivo sono fattori che rischiano di prolungare la crisi del pianeta Italia molto più di quanto accada negli altri Paesi. Non è tempo di fare i capricci. A meno che governare, e passare finalmente dalle parole ai fatti, non faccia davvero così tanta paura. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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