FONDO FORMAZIENDA | 20 Giugno 2017

«La persona al centro della formazione»

Rossella Spada, direttore del Fondo interprofessionale Formazienda: «Premiare le realtà che operano in modo flessibile, rispondendo alle esigenze di imprese e lavoratori»

di REDAZIONE

Altro importante tassello nel dibattito stimolante e costruttivo generatosi intorno all'intervento dei professori Leonardi e Nannicini sul tema della formazione, e comparso sul Sole 24 Ore del 26 maggio, è quello dell'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Un contributo che commentiamo insieme a Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda, uno dei fondi interprofessionali con le migliori prestazioni a livello nazionale.

«Il punto di vista di Sacconi è fondamentale», commenta Rossella Spada, «non solo per l'importante ruolo che Sacconi ha svolto in passato, ma per la sua capacità di affrontare il tema delle politiche attive del lavoro in modo innovativo e strategico. Sacconi, nel suo intervento, ha ribadito, sulla scorta delle parole di Michele Tiraboschi, il ruolo importante che potrebbero avere «le parti sociali attraverso i fondi interprofessionali ove questi si aggreghino in poche grandi strutture nazionali trasversali ai settori produttivi e decentrino nei territori capacità di promozione dell’integrazione tra scuola, università, formazione e lavoro. Solo in prossimità saranno infatti praticabili efficaci attività di progettazione educativa, in funzione delle competenze richieste e spesso indisponibili, nel necessario raccordo con i sistemi territoriali e bilaterali di relazioni industriali. Il loro finanziamento non dovrebbe più essere conseguente a un obbligo di legge, con le inevitabili rigidità gestionali dovute alla assimilazione a risorse di natura pubblicistica, ma il risultato di liberi e responsabili accordi collettivi. Anche in questo ambito la norma legislativa potrebbe cedere il passo alla libera e duttile contrattazione con la quale le parti condividono la gestione del cambiamento in funzione di obiettivi di inclusione nel mercato del lavoro». Sacconi ricorda anche che le risorse pubbliche in questo ambito «si dovrebbero concentrare sulla domanda di apprendimento dei lavoratori in modo che questi possano scegliere responsabilmente la offerta formativa ritenuta più idonea alla loro occupabilità. Al centro di ogni politica istituzionale e sociale deve collocarsi infatti la persona rimuovendo ogni forma di autoreferenzialità delle strutture pubbliche, private e privato-sociali».

Ed è proprio «in questi termini», secondo Rossella Spada, «che deve essere giocata la sfida strategica della formazione continua nei prossimi anni. O ci si rende conto fino in fondo dell'importanza in termini di investimento in capitale umano che tutto ciò comporta, oppure non si riuscirà mai ad avere una visione chiara del ruolo dei fondi interprofessionali. La persona deve essere messa al centro, come giustamente dice Sacconi. Ed è per questo che, all'interno della variegata realtà dei fondi interprofessionali, vanno premiate quelle esperienze che si fondano sull'elasticità e sulla capacità di seguire nel dettaglio le esigenze di imprese e lavoratori, anziché dinamiche burocratiche e paludate che non fanno altre che rallentare i processi formativi».


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