GRECIA | 27 Gennaio 2015

La prova di forza di Tsipras

Secondo il giornalista economico Oscar Giannino la vittoria di Syriza può essere un'opportunità per l'Europa di fare chiarezza sulle proprie posizioni

di ROSSANO SALINI

Una sorta di prova di forza, che permetta di scoprire definitivamente le carte e capire che cos'è l'Unione europea e quali sono le sua capacità politiche. Questo – secondo Oscar Giannino, giornalista economico di Radio 24 ed esponente di spicco del think tank liberale ''Istituto Bruno Leoni'' – è quanto di più auspicabile all'indomani della vittoria di Tsipras in Grecia. «Paradossalmente – dato che in realtà non condivido nulla del programma di Tsipras – mi auguro che sia coerente con quello che ha promesso ai suoi elettori. Io credo che sia meglio per tutti, per l'Unione europea e anche per noi italiani, andare a una prova di chiarezza assoluta». E Tsipras, secondo Giannino, pone un problema netto: «Economicamente quello che chiede è l'esatto contrario di tutto ciò che l'Unione europea ha detto e fatto in questi anni».


La situazione greca

Per capire quanto succede oggi politicamente in Grecia, bisogna però ricapitolarne i problemi e anche i gravi errori fatti negli ultimi anni. «Nei primi otto anni dell'euro – spiega Giannino – la Grecia ha raddoppiato il proprio debito, ha continuato a fare spesa pubblica, a fare assunzioni pubbliche, ad avere un sistema pensionistico insostenibile, a non toccare la bassissima produttività. Certo, un errore comune: nello stesso periodo l'Italia si è comportata più o meno allo stesso modo. Dopodiché, a differenza di noi, è emersa la gravità delle loro frottole, e parliamo quantitativamente di 10 punti di Pil del loro deficit. A quel punto alla Grecia è stato applicato il protocollo Trojka, vista la gravità della situazione in cui si trovavano. Hanno fatto default ed è stata avviata una procedura assistita che, come effetto nel breve, ha prodotto tantissima disoccupazione e impoverimento. Però in cambio non è che abbiano avuto poco: hanno ottenuto quello che nessun altro paese europeo ha ottenuto. Spagna, Portogallo e Irlanda si sognano quello che è stato dato alla Grecia, che ha ottenuto un taglio del valore del debito pubblico detenuto da tutti i privati superiore al 50%, nonché 240 miliardi di euro tra sostegni diretti, pagamenti degli interessi dovuti sul loro debito e programmi di finanziamento. Facciamo un paragone, per essere chiari: aver avuto 240 miliardi, rispetto a quello che è il Pil greco, è come se l'Italia avesse avuto 1200 miliardi».

A fronte degli errori fatti e del sostegno finanziario avuto dall'Europa, la Grecia ha dovuto però fare tutta una serie di cure molto forti, come «sospendere la tredicesima, alzare l'età pensionabile, ma soprattutto cambiare i fondamenti di una pubblica amministrazione che era la peggiore d'Europa e totalmente insostenibile».


Le richieste di Tsipras e il bisogno di fare chiarezza

Con una situazione di questo genere, il vincitore delle elezioni greche dice: visto che il prezzo sociale è troppo elevato significa che il processo è sbagliato. E cosa chiede all'Europa? «Tsipras chiede un altro abbattimento del debito pubblico. E chiede non solo che venga finanziato – per questo la Grecia non intende minimamente uscire dell'Euro, perché non sarebbe in grado di finanziarsi per anni e anni – ma anche assistito dal punto di vista politico, con politiche opposte a quelle fatte fino a oggi, tornando alle assunzioni pubbliche, all'abbassamento dell'età pensionabile ecc.». Una richiesta da rifiutare? «No», risponde Giannino. «Ora vale la pena che venga portata avanti in maniera coerente. Non certo perché la condivido, ma perché consente di fare chiarezza su cosa sia l'Unione europea, e su qual è la risposta che viene dalle famiglie politiche europee. E mi riferisco sia alla sinistra che alla destra. A me sembra paradossale in questa faccenda, ad esempio in Italia, che si complimentino tutti e festeggino cantando ''Bella ciao'', quando poi votano leggi di stabilità che ci impegnano per anni ad avanzi primari fatti tutti con stangate fiscali. Delle due l'una: se tu voti leggi di stabilità così e dici che sono giuste, non puoi dire che Tsipras ha ragione, perché è una totale incoerenza. Voglio capire: i socialdemocratici tedeschi, i socialisti spagnoli (che hanno paura di Podemos che avanza), i socialisti francesi, il Pd italiano, diranno davvero che Tsipras ha ragione? Se dicono questo, smentiscono tutto quello che hanno in Europa in questi anni. E allora tanto vale saperlo».

Stesso ragionamento vale anche per molti pezzi della destra europea e italiana («compresi anche molti di Forza Italia») secondo i quali Tsipras ha più ragione che torto. «Allora io da contribuente italiano – rincara Giannino – che ha visto che le tasse sul risparmio sono passate da 6,8 miliardi nel 2011 a 14 miliardi nel 2014; che le tasse sulla casa sono passate da 9.8 miliardi nel 2011 a 27-28 miliardi nel 2014; che un decimo della ricchezza netta degli italiani, secondo la Banca d'Italia, è sparita in questi quattro anni per via dell'effetto delle tasse e due terzi lo si deve all'abbattimento del valore del mattone grazie all'aggravio delle imposte sulla casa: io contribuente dico che se secondo loro ha ragione Tsipras, allora la piantassero di farci seguire questa strada».


Come risponderà l'Europa?

Di fronte alle richieste del nuovo leader greco, l'Europa ha la possibilità di far vedere se è in grado o meno di dare una risposta politica alta. «Bisognerebbe essere capaci di rispondere: non siamo in grado di fare un abbattimento del debito, ma capiamo che il problema è grave e che avete bisogno di sostegno. Se accettate questa logica, ci sarà il margine per programmi che diano sostengo sociale. Se ci fosse, come mi auguro, una risposta di questo genere vorrebbe dire che c'è un'Unione europea che fa un passo in più rispetto ad oggi, e riconosce che, fino a quando non vedremo gli effetti del Quantitative Easing della Bce, c'è e ci sarà comunque un problema di sostenibilità e di coesione politica tra i paesi. Altrimenti rischiamo che, prima ancora di capire l'effetto del Quantitative Easing, l'Europa con le prossime tornate elettorali inizi a perdere pezzi. Meglio affrontare il problema adesso e in maniera esplicita. Questa è la via ragionevole e autenticamente politica che l'Europa mi auguro sia in grado di intraprendere».

A sostegno di un processo di questo tipo ci sono proprio le scelte della Bce di Draghi, che secondo Giannino tanto ossigeno stanno dando alla politica europea: «Io mi aspetto che il risultato della Grecia rafforzi l'effetto positivo del processo innescato da Draghi. Non appartengo alla linea di coloro che dicono che Draghi ha aggiunto del suo in questi anni alla crisi europea. Penso invece che nella stasi della politica europea la Bce di Draghi, a differenza di quella di Trichet, ha fatto una serie di balzi in avanti che hanno dato molto tempo alla politica e hanno risolto un mucchio di problemi che la politica non risolveva. Tutta una serie di mosse, fino all'ultima del QE in cui ha stupito tutti anche dal punto di vista della quantità. Secondo me questo esito greco era già previsto, tant'è che c'è una clausola specifica che si rivolge ai paesi come la Grecia che sono sotto programma Trojka: continuiamo a comprare i vostri titoli a patto che rispettiate degli accordi. Accordi che si possono anche modificare. I greci sanno che c'è questa finestra aperta e la Bei può fare di più di quello che ha fatto finora per la Grecia, se però questo rientra nel quadro di una serie di accordi ragionevoli. Quindi io mi aspetto che la situazione greca sia ulteriore carburante per far attenuare le obiezioni, soprattutto tedesche, al Quantitative Easing».


Oltre la dialettica sull'austerità

Tutto il dibattito sulla vittoria di Tsipras e sulle conseguenze che ne verranno per Europa e Grecia rischia però di rimanere impantanato a causa dell'ambiguità con cui si usa il termine ''austerità''. Ovvio opporsi all'idea di un'austerità imposta ai cittadini; ma forse pochi sanno che il vero obiettivo delle politiche di austerità è quello di imporre un dimagrimento agli Stati, troppo abituati a spendere senza alcun controllo, con conseguenze che poi si ripercuotono sui cittadini. Dove la colpa di queste conseguenze negative è degli Stati, non delle politiche di austerità dell'Europa, che arrivano dopo. Come si esce da questa ambiguità? «Con un chiarimento sul termine», spiega Giannino. «In Grecia l'austerità c'è stata perché hanno tagliato totalmente la spesa pubblica, il pubblico impiego, e sono intervenuti sulle pensioni. Noi siamo intervenuti sulle pensioni con la riforma Fornero, ma in realtà tutto il resto non l'abbiamo fatto. In Italia il riequilibrio della finanza pubblica lo facciamo solo per via fiscale, perché la spesa corrente, anche se non con gli stessi ritmi travolgenti degli anni fino al 2011, però continua a salire comunque. Da noi lo Stato l'austerità l'ha fatta fare esclusivamente ai contribuenti. Quindi quando dicono no all'austerità voglio capire questo: vogliono fare più spesa pubblica alzando ulteriormente le tasse? Se è questo, no grazie. Vuol dire restituire qualcosa ai contribuenti? Magari. Su questo non vedo però in Italia una grande attività, nemmeno a destra. Quel che vedo è che nella legge di Stabilità il più del risanamento è programmaticamente rinviato al 2016-2018, con 30 miliardi in arrivo da Iva e accise. Questa è la legge di Stabilità che ha votato questo governo. Ecco perché, prima di dire ''viva Tsipras'', vorrei capire di che si parla».  


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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