BOMBA NEL METRO | 15 Settembre 2017

La quotidianità del terrore non può vincere

Bomba artigianale nel metro di Londra, a Parigi militare aggredito, l’operazione ‘Strade sicure’ in Italia. Il terrorismo sconfitto sui campi di battaglia prende di mira la nostra quotidianità. Una strategia destinata alla sconfitta

di ROBERTO BETTINELLI

La bomba artigianale è esplosa alle 8.20 dentro un cestino nella metropolitana di Londa. Solo per un miracolo non ci sono stati morti. La polizia inglese ha dichiarato che si tratta di “un atto terroristico” e gli investigatori sono sulle stracce di un uomo in fuga con un coltello.

In attesa di eventuali rivendicazioni che possano dare una paternità ufficiale all’episodio, magari riconducendolo alla matrice dell’Isis, è legittimo interrogarsi in merito ad una volontà di morte che si annida ormai nell’ordinarietà e nella quotidianità delle città occidentali. E quindi delle nostre vite.

Le barriere anti sfondamento che bloccano le vie principali delle città italiane ed europee, sorte come funghi dopo la strage di Barcellona, valgono come testimonianze di un’esperienza di vita che deve fare continuamente i conti con il terrore.

Un’esperienza che di volta in volta è costretta ad aggiornarsi sulla base del mutevole comportamento dei terroristi: prima gli attentati simultanei di Madrid, Londra o la grande operazione delle torri gemelle; poi la strategia dei ‘lupi solitari’ che hanno ucciso con semplici coltelli da cucina, lanciando camion sulla folla inerme e ora costruendo bombe artigianali da far esplodere nei luoghi affollati. Ordigni che chiunque potrebbe fabbricare in casa seguendo le istruzioni scaricabili dal web.

A Parigi un militare impiegato nell’operazione antiterrorismo ‘Sentinelle’ che è molto simile all’italiana ‘Strade sicure’, poco prima dell'esplosione della bomba nella metropolitana di Londra, ha disarmato un aggressore che impugnava un coltello. Una prontezza che gli ha salvato la vita.

I fatti rivelano come il terrore si affidi ad una dinamica nota, essenziale, facile da eseguire e diffondere, immediatamente clonabile e che si propone di distruggere le basi della nostra quotidianità.

Una vita senza routine è una vita senza certezze. Una vita senza punti di riferimento è una vita precipitata nel sentimento dell’angoscia dove ogni cosa, ogni affetto e ogni legame sono ogni istante in pericolo.

Un mondo, quello progettato dai terroristi, dove è possibile salutare o scambiare quattro chiacchiere con una persona per scoprire poco dopo che è rimasta vittima di un attentato mentre raggiungeva il posto di lavoro. Un destino assurdo, è questo il messaggio, che potrebbe colpire chiunque.

Non potendo trionfare sui campi di battaglia del Medio Oriente o dell’Africa i terroristi tentano di riscattare una evidente inferiorità di risorse colpendo il nemico alle spalle, a tradimento, dove più si sente sicuro.

Ma è una strategia destinata al fallimento. Le persone, per quanto spaventate, non possono rinunciare alle loro vite. Alcuni forse possono decidere di annularsi. Ma si tratta di casi isolati. Gli altri, la gran parte, resistono. Non possono smettere di lavorare, fare acquisti nei negozi, spostarsi con i mezzi pubblici, divertirsi, seguire le lezioni a scuola o all’università, fare una passeggiata nel parco sotto casa con il cane guinzaglio. Un elenco impreciso e ridotto all’osso, ma già pieno di gesti irrinunciabili.

A Londra durante la seconda guerra mondiale, nei 47 giorni consecutivi del blitz della Luftwaffe a cavallo fra il ’40 e il ’41, i bombardamenti nazisti provocarono 20mila vittime ed oltre un milione e mezzo di senza tetto. Ma anche allora, nonostante l’inferno e tra il grido di una sirena e l’altra, i londinesi non abbandonarono le loro attività quotidiane. Tutto questo per dire che il terrore, di ogni ordine e grado, non può vincere la realtà. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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